Nel recensire un testo come questo, si avverte il disagio dovuto alla ristrettezza degli spazi, perché molti sono gli spunti di discussione, molti gli stimoli all’approfondimento offerti dal saggio di Baccani. Così, nel presentarlo ai lettori di Pensalibero, abbiamo scelto di puntare su un tema, fra i tanti, che sappiamo caro ai frequentatori di questo sito. Ovvero il distacco sempre più profondo fra la classe politica ed i cittadini, consumato in nome di una democrazia partecipata solo a parole, ma esclusiva nei fatti, grazie anche a leggi elettorali – regionali e nazionale – che hanno privato gli elettori persino del voto di preferenza.
La politica, sottolinea Baccani, ha perso la sua funzione originale, derivante dalla “politeia”, ovvero dalla cittadinanza che, riunita in assemblea, esprimeva i propri bisogni e votava secondo le proprie scelte. Oggi, i luoghi della politica sono luoghi chiusi, esclusivi, appunto; non sono aperti alle istanze dei cittadini ma sono invece solo spazi deputati all’esercizio del potere. Questo ha segnato il definitivo distacco: il passaggio dalla politica intesa come gestione della cosa pubblica, secondo un comune sentire ed un bene condiviso, alla politica come elitario esercizio di potere, riservato ad una nuova oligarchia che non esprime i migliori ma solo i numericamente più forti nelle posizioni strategiche del Paese.
Questo stato di cose, però, è anche colpa nostra: abbiamo permesso che tutto ciò accadesse, per disincanto, per disinteresse, perché presi dalle nostre singole storie e, spesso, dimentichi di una storia comune che tutti ci riguarda, che lo si voglia o no. Dunque, c’è un luogo da ricreare, quello della politica intesa come scambio, confronto, ascolto e dialogo. Ma c’è anche un linguaggio da recuperare, uno strumento di comunicazione né alto né basso, né elitario né popolare – uno strumento vivo, duttile, nutrito di radici storiche che la nuova generazione ignora, aiutato ma non determinato dalle nuove tecnologie, in grado di assolvere la sua funzione principale, ovvero di essere il tramite di una conoscenza e di una esperienza capaci di trasmettersi e diventare un patrimonio comune sul quale costruire.
Se vogliamo restituire alla politica una dimensione realmente rappresentativa delle istanze e delle aspettative di una comunità, dobbiamo ricominciare a comunicare ed a confrontarci, costringendo i politici ad uscire dal Palazzo ed a scendere nell’agorà.
Così tutto ebbe inizio, e solo così potrà continuare, in futuro, ad avere un senso ed un valore per lo sviluppo civile e sociale del nostro Paese.
Chiara Boriosi

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