A metà maggio si è tenuta la festa dei piccoli comuni. Voluta da Legambiente e sponsorizzata dai mass media, la festa punta a valorizzare i piccoli centri in nome della qualità della vita, della tradizione, del patrimonio storico-culturale, dei prodotti tipici. Tutto bene. L’unica cosa che non si capisce è perché si debba abbinare la difesa di tutti questi valori all’esistenza della dimensione amministrativa del comune. In Italia ci sono 8000 comuni, di questi poco meno di 6000 hanno una popolazione inferiore a 5000 abitanti. In pratica i tre quarti. E’ provato da tutti che con questo livello di popolazione non è possibile fare nessuna gestione, razionale oltre che economica, di qualsivoglia servizio pubblico. La logica imporrebbe di fare una riforma amministrativa che riducesse il numero degli enti locali incentivando in tutti i modi fusioni e aggregazioni. Ora è vero che le piccole amministrazioni locali spesso si consorziano per l’espletamento dei servizi di base ma questa pratica finisce per dar vita ad una marea di nuovi enti che poi hanno bisogno di personale, strutture etc. Basti pensare che in Italia ci sono 120, dicasi centoventi, livelli istituzionali diversi. E tutti naturalmente vogliono dire la loro. Aumentano i costi, la burocrazia si espande, il processo decisionale si rallenta. I piccoli centri vanno bene, con tutte le loro tradizioni, i piccoli comuni no.
Piccoli comuni? No, grazie. Quando una festa porta a cattive conclusioni.
A metà maggio si è tenuta la festa dei piccoli comuni. Voluta da Legambiente e sponsorizzata dai mass media, la festa punta a valorizzare i piccoli centri in nome della qualità della vita, della tradizione, del patrimonio storico-culturale, dei prodotti tipici. Tutto bene. L’unica cosa che non si capisce è perché si debba abbinare la difesa di tutti questi valori all’esistenza della dimensione amministrativa del comune

Veramente si riferiva alla religione!
Bisogna ricordare una frase datata il cui autore non ricordo: “Le feste di piazza sono l’oppio con cui si addormenta il popolo” io la condivido