Dopo il terremoto provocato dall’intervento di Berlusconi all’assemblea della Confindustria, a Vicenza, le scosse di assestamento. Prima una serie di dichiarazioni dei vertici confindustriali ( Pininfarina, Montezemolo) stizzite, prive di quell’aplomb che in altri casi è la loro caratteristica.
Poi, inattese, le dimissioni di Diego Della Valle, l’uomo che maggiormente aveva provocato e subito la polemica col presidente del consiglio.
Il patron della Fiorentina ha spiegato la sua decisione
con la necessita’ di ”evitare che continuino le
strumentalizzazioni che possano arrecare danno all’associazione
ed agli amici imprenditori”. C’è chi vede in questo passo di Della Valle la premessa per un inasprimento della polemica con Berlusconi: in pratica per un’azione giudiziaria senza coinvolgere la Confindustria.
Ma la spiegazione più credibile è un’altra. Berlusconi ha messo a nudo un conflitto latente: da un lato il ristretto gruppo di imprenditori che controllano banche, giornali, il vertice dell’associazione di categoria, e che gioca di sponda con centro-sinistra, magistratura e sindacati; dall’altro le centinaia di migliaia di piccoli imprenditori, che tirano avanti senza appoggi pubblici e devono ogni giorno intrattenere difficili rapporti con il mondo bancario.
Giovedì prossimo si riunisce la giunta confindustriale. In quella sede si potrebbero avere i primi riverberi della spaccatura provocata dall’esplosivo discorso di Berlusconi. Gli applausi della platea risuonano ancora come esplicita polemica coi vertici dell’organizzazione e con la nomenclatura delle prime file: quelle oggetto dell’invettiva del premier.
La teoria della claque degli infiltrati cozza contro la stessa capacità organizzativa della Confindustria: che non ci farebbe una bella figura.
Sarà uno scontro duro. Fino all’ultimo: Berlusconi anziché indietreggiare ha reso ancora più esplicite le accuse tornando sull’argomento: “c’è un
accordo fra le grandi imprese che si aspettano favori dalla
sinistra e dai sindacati” e che “usano le istituzioni degli
imprenditori non per aiutare le imprese, ma per i propri
interessi”. Alla luce della storia d’Italia l’accusa, purtroppo, è credibile.
DELLA VALLE SI DIMETTE:PIU’ DURO LO SCONTRO GRANDI IMPRESE BERLUSCONI
Giovedì prossimo si riunisce la giunta confindustriale. In quella sede si potrebbero avere i primi riverberi della spaccatura provocata dall’esplosivo discorso di Berlusconi. Che rincara la dose accusando le grandi imprese di aspettarsi favori da sinistra e sindacati.

Non importa sapere se a Vicenza Berlusconi abbia o meno mancato di stile. L’alleanza fra una parte della grande industria e della Finanza coi DS risale a Tangentopoli. Al patto prima di mutua assistenza per farla franca in cambio dell’appoggio dato alle inchieste a senso unico della procura milanese.Senza fare luce su quel patto scellerato, la partita in Italia resterà condizionata da troppi ricatti e solidarietà nascoste.
La Storia d’Italia ci dice che gli industriali italiani non hanno favorito la sinistra ed hanno sempre ricercato nelle preferenze ogni residuo possibile di liberismo. Pesa la memoria dal 1925 al “44, quando la costrizione degli eventi indusse a favorire il Fascismo, e dunque ogni segno di peronismo gioca a sfavore del Premier, il quale invece crede con lo spauracchio del comunismo di spingere la Confindustria tra le sue braccia.
E’ come se Prodi fosse andato a Vicenza ad accusare la Confindustria di alleanza con la Dx! La risposta a Prodi sarebbe stata netta e chiara: gli industriali votano per chi stracavolo par bene e meglio a loro!
Al Premier avrebbe giovato una campagna serena ed illuminata, per presentarsi agli elettori come statista adatto alle sfide dei tempi e dei mercati.
E’ credibile si.. le vicende passate, ma anche quelle recenti, lo hanno dimostrato