Sulla tragica morte di Lando Conti, sindaco di Firenze e splendida figura di intellettuale colto e al di sopra delle parti, ucciso dalle Brigate Rosse il 10 febbraio 1986, la magistratura fiorentina ha preannunciato una possibile riapertura del caso. Se le indagini che ne seguirono, infatti, portarono a comminare quattro ergastoli, è probabile che gli esecutori materiali dell’omicidio siano ancora liberi, e che non tutti coloro che lo hanno organizzato siano stati presi e condannati.
A suscitare il clamore che ha spinto una testata come la Nazione a dedicare al caso una campagna giornalistica, ha significativamente contribuito il successo de “Lando Conti – il sindaco del sorriso”, documentario di ventotto minuti realizzato da Nicola Cariglia e Gabriele Parenti per Rai International, che ripercorre, attraverso interviste e materiale d’archivio, la vita e la tragica fine del sindaco repubblicano.
Cariglia, autorevole giornalista, già vicesindaco di Firenze e attualmente direttore della sede Rai della Toscana e presidente del Gruppo dei Centouno, non nasconde la sua soddisfazione:
«E’ un documentario che contiene numerosissime testimonianze, che danno sostanzialmente di Lando Conti una rappresentazione non solo del martire, morto per aver compiuto il proprio dovere di cittadino che si occupava della vita pubblica, ma anche di un amministratore capace, che nel breve periodo nel quale è stato sindaco, ha saputo, con la giunta che presiedeva – della quale peraltro facevo parte – impostare una serie di problemi importanti per Firenze che sono ancora attuali, e sui quali si è lavorato per vent’anni, primo fra tutti lo sviluppo a nord ovest della città, la famosa Variante Fiat Fondiaria. Il documentario è stato presentato in anteprima in una visione presso la sede Rai cui ha partecipato una folla di gente. Lo studio dove si proiettava straripava di persone, e tra questi vi erano molti protagonisti delle vicende politiche fiorentine degli anni Ottanta, tra i quali Lelio Lagorio e Ottaviano Colzi. »
Un duplice successo. Cosa l’ha spinta ad approfondire la figura di Lando Conti al punto da dedicargli un documentario?
Mi trovavo, poco più di un anno fa, a Palazzo Vecchio, ad un convegno sulle vittime del terrorismo, e rimasi colpito dal fatto che nessuno degli intervenuti nominava Lando Conti. Fu soltanto Pierluigi Vigna, quando prese la parola, che ricordò che anche a Firenze c’era stata una vittima del terrorismo: era stato sindaco di Firenze, si chiamava Lando Conti.
Proprio nella sede del governo cittadino, quella che era stata la sede di Lando Conti sindaco, tutto ciò era passato sotto silenzio. Fu lì che decisi di ribellarmi all’ingiustizia di questa amnesia , e mi venne in mente di fare qualcosa: fu così che nacque l’idea di girare un documentario in occasione dell’anniversario dell’uccisione di Lando Conti, da parte di una formazione che si chiamava Brigate Rosse – Partito Comunista Combattente.
Ciò che non avrei mai pensato e che invece si è rivelato una coincidenza significativa, è che ho dovuto riscontrare che non si trattava, con questo documentario, di ricordare soltanto una singola figura. Viceversa, ne veniva data una valenza attuale, perché le indagini condotte dalla magistratura fiorentina hanno permesso di accertare che l’uccisione di Lando Conti non fu, come si era pensato vent’anni fa, l’ultimo anno delle Brigate Rosse agonizzanti: si trattò invece del primo di una serie di delitti di un’organizzazione terroristica che era ancora presente, tanto che poi durante quelle stesse indagini furono perquisite anche persone – come Nadia Lioce e Fuccini – che negli anni duemila verranno arrestati e processati per gli omicidi di D’Antona e Biagi. Questa sua attualità ha dato quindi al documentario un significato di monito: non si deve abbassare mai la guardia, perché purtroppo la bestia del terrorismo è sempre presente e oggi come oggi noi sappiamo, in una situazione pur diversa, che il terrorismo è presentissimo a livello internazionale.
In che contesto avvenne l’elezione di Lando Conti a sindaco?
Alle elezioni del 1980 era stata confermata la giunta di sinistra PCI-PSI che aveva governato nella legislatura precedente. Due anni dopo si verificò una frattura fra comunisti e socialisti, i quali, volendo giocare un ruolo di accentuata autonomia nei confronti del PCI, ritennero di diversificare le maggioranze tra regione e comune, magari per invertire la tendenza al declino di Firenze, magari per creare una certa emulazione fra Giunta Regionale e comunale.
Le polemiche con il PCI assunsero quindi un tono tale da non poter essere più ricomposte, e nell’83 una giunta di pentapartito prese dunque il posto della giunta di sinistra PCI-PSI. Sindaco venne nominato Sandro Bonsanti, grande intellettuale eletto nelle liste del PRI, ma ritenuto uomo al di sopra delle parti per la sua alta levatura culturale e morale.
Un anno dopo Sandro Bonsanti morì e fu a quel punto che il suo posto venne preso in maniera non indolore da Lando Conti: molti socialdemocratici, liberali e una parte del PSI ritenevano infatti che sarebbe stato preferibile un sindaco socialista. Ciò sembrava loro più rispondente al progetto per dare una connotazione di giunta a centralità laica.
Le cose presero tuttavia un andamento diverso e la scelta ricadde su Lando Conti. Una volta eletto sindaco, egli ebbe ovviamente la leale collaborazione di tutti, e in un anno si caratterizzò perché era un personaggio particolare, un personaggio che suscitava molta simpatia e affetto: era un uomo semplice, capace di parlare con qualsiasi interlocutore senza metterlo in soggezione.
La gente parlava con lui e vedeva il sindaco, non il repubblicano – forse molti non sapevano nemmeno che fosse repubblicano – per questa sua particolare capacità di rimanere immune dai risentimenti, nonostante avesse attraversato da protagonista un periodo caratterizzato da forti polemiche politiche.
Quando fu ucciso dalle BR la cosa suscitò ancora più scalpore proprio perché era persona mite, un uomo di dialogo, e già da cinque mesi non era più sindaco.
Naturalmente questi atti, in una struttura burocratizzata e gerarchizzata come le BR, venivano preparati con largo anticipo, erano necessari tutta una serie di passaggi, e nei volantini che ne rivendicavano l’assassinio si faceva riferimento ad una particolare serie di fatti.
Si diceva che era uomo legato da grande amicizia con Spadolini, che allora era ministro della Difesa, che era per la politica atlantica, e veniva ripreso uno sciagurato manifesto che un partito dell’estrema sinistra, Democrazia Proletaria, aveva affisso quando Lando Conti era sindaco, in cui lo sia accusava di essere “mercante di armi”. Accusa, questa, totalmente insulsa e infondata: egli non deteneva che una piccola percentuale – appena lo 0,2% – derivatagli da un eredità del nonno, di una fabbrica fiorentina, che si chiamava Sma,, che costruiva strumenti di precisione per il puntamento radar, i quali venivano usati anche per fare strumenti bellici.
Era una fabbrica di alta tecnologia, visto che Lando Conti era un imprenditore, non faceva politica per mestiere: era un sindaco particolare, la sua preparazione era un’altra.
Egli fu eletto in un periodo particolare della storia fiorentina, in cui c’era una fortissima intesa tra i quattro partiti laici, che consentì per più di dieci anni, di avere a Firenze giunte a centralità laica. Firenze è città con una forte tradizione laica. Con una forte presenza laica.
Lo è sempre stata, dal Risorgimento ai tempi nostri.
Tradizione che mal si accorda con il ruolo di eccessivo protagonismo delle cooperative toscane nei rapporti tra politica ed economia.
Purtroppo la Toscana è una regione “toscanizzata”, per tautologia. Nel senso che questo è un momento in cui nella società toscana si avvertono scarsi segni di reattività. Non è detto che non covino sotto la cenere, ma l’intreccio tra cooperatove, DS, ed enti locali è un dato che non scandalizza e che viene considerato come acquisito. La quantità di supermercati con la targa COOP che ci sono in ogni comune ne è la dimostrazione più plastica.
Dal periodico ondine archiviostorico.pensalibero.it avete spesso denunciato questa pericolosa contiguità.
I Centouno, attraverso archiviostorico.pensalibero.it continuano a denunciare questa cappa pesante sulla società che è data da un’alleanza tra poteri economici, finanziari, e forze che governano le istituzioni. I Centouno hanno denunciato, in occasione delle ultime elezioni provinciali e comunali, che i migliori alleati delle giunte di sinistra siano state le categorie economiche, dalle associazioni industriali, alle varie associazioni dei commercianti e degli artigiani. Una volta c’erano quelle più favorevoli al centrodestra e quelle più favorevoli al centrosinistra, ora c’è una totale omogeneizzazione, un reciproco interesse.
A Firenze, del resto, c’è stato un dato eccezionale che spero sia temporaneo: un affluire di opere pubbliche, nazionali e finanziate localmente, che ha suggerito a tutte le categorie economiche di tenere comportamenti che non confliggessero con chi era al governo locale, per paura di mettere a repentaglio la realizzazione di queste opere, e quindi l’indizione di questi appalti.
Si tratta di cifre che vanno dai dieci ai quindicimila miliardi di vecchie lire nella sola area fiorentina. Fra TAV, variante di valico, recupero di aree dimesse, e tanti altri lavori, si sono attivati finanziamenti prevalentemente pubblici – ma anche privati – di una entità tale da suggerire quieta non movere. Senza tacere il fatto che il Monte dei Paschi, banca localizzata a Siena, esercita un forte ruolo su tutta la regione.
Quindi purtroppo la Toscana è diventata una regione omologata nella quale anche i partiti della Cdl non hanno esercitato il loro compito di fare opposizione, ed hanno invece cercato compromessi.
Un neoconsociativismo assoluto. In che modo intendete contrapporvi a questa situazione?
Come gruppo dei Centouno, insieme di liberi pensatori che si ispirano alla cultura laica e riformista, vogliamo fare un discorso chiaro rivolto soprattutto alle piccole formazioni che in occasione di queste elezioni si sono andate a mettere al riparo dei due poli: da un lato la Rosa nel Pugno e dall’altro una serie di piccoli partiti, dal PRI, al PLI, ai RL, che invece di innalzare la bandiera di un’unica formazione laica e socialista, sono andati a cercare posti e garanzie. Si impone quanto prima una exit strategy che preveda un riaccorpamento per costituire un’unica formazione autonoma.
Altrimenti, si abbia l’onestà di non riconoscersi più sotto le insegne di un qualsiasi partito laico, liberale, socialista, si prenda atto che gli esponenti di questi partiti fanno parte dei due poli, e si lascino le insegne ad altri che vogliano innalzare questi vessilli. Noi, nel nostro piccolo, ci riproponiamo proprio questo: all’indomani del 9 aprile vogliamo adoprarci per creare una forza ispirata alla cultura laica che agisca in autonomia.
La Rosa nel Pugno ha inanellato una serie impressionante di insuccessi: dall’amnistia, alla riforma della legge elettorale, ai PACS, alla revisione del Concordato, alla revisione della scuola privata. Boselli e Pannella si rifugiano nel gioco di parole “il nostro programma è Prodi”, dopo che lo hanno dipinto come il prototipo del democristiano. Se avessero cercato la battaglia da soli, avrebbero compreso che uno spazio tra i due poli esiste.
Peggio ancora è la situazione se si guarda ai laici che hanno aderito al centrodestra, che hanno perduto qualsiasi visibilità : Nuovo Psi, Pli, Pri e Rl, invece di costituire il partito dei laici, hanno scelto di correre ognuno per conto proprio. E’ un vecchio vizio dei laici che ha provocato tanta debolezza.
Non sosterrete nessuno dei partiti che correranno alle elezioni del 9 aprile?
Diventa dura: ci fosse stata la preferenza, si potevano sostenere le singole persone. Con questo sistema delle liste bloccate, peraltro copiato “alla toscana”, ciò diviene estremamente arduo.
Diamo atto al Premier di aver ricostruito l’impianto proporzionale, ma riteniamo che si debba compiere un ulteriore passo in avanti: non può infatti condividersi l’abolizione della preferenza, per cui le oligarchie dei partiti sono dominae al 100% e il corpo elettorale non può eleggersi liberamente i candidati.
Ne consegue che queste elezioni saranno elezioni finte, o almeno vere a metà: la gente potrà infatti determinare quanti parlamentari vanno ad un partito e quanti ad un altro, ma non sarà in grado di decidere la composizione del Parlamento.
Ciò a lungo andare provocherà una disaffezione dal voto, perché l’agone politico sembra oramai una competizione tra due tifoserie, una fede, un fatto d’appartenenza, e la caccia al voto non avviene sulla valorizzazione del proprio progetto all’interno di un confronto democratico.
Dopo le elezioni, dal canto nostro, per far passare il sistema politico italiano da “chiuso” ad “aperto”, intendiamo rilanciare, perlomeno in Toscana, la proposta di una cauzione al posto delle firme per le candidature.
Una proposta che aveva raccolto, come le altre iniziative dei Centouno, un numero considerevole di adesioni.
Infatti. Avevamo avuto l’adesione di numerosi consiglieri regionali, cui vorremmo far presentare la proposta di legge: essa prevederebbe di consentire – senza che ciò divenga obbligatorio – il versamento di una cauzione che verrebbe restituita ai partiti che raccolgono una percentuale minima da stabilire, invece che costringere le forze politiche, come avviene oggi, a raccogliere le firme per partecipare alle consultazioni elettorali.
E intanto Pensalibero.it “vola” nel web…
Attualmente siamo a quasi ottocento visite quotidiane, e il trend non accenna a diminuire.
Giulio Laroni

Lascia un commento