Alle prossime elezioni si voterà con una legge proporzionale. Pochi però sembrano essersene accorti. A destra come a sinistra. Non importa essere dei politologi per sapere che una delle principali differenze fra un sistema maggioritario ed uno proporzionale sta nel fatto che il primo premia e richiede l’unità delle forze politiche mentre il secondo ha il suo punto di forza nella divisione delle stesse. Detto in altri termini. Con il proporzionale un’ alleanza fra partiti prende più voti se questi si presentano divisi mentre con il maggioritario avviene il contrario. Allora perché a sinistra stanno cercando in tutti i modi di promuovere dove possibile la lista unitaria dell’Ulivo? E perché a destra la Casa delle Libertà non si contorna di quattro o cinque liste espressione di movimenti o di gruppi come i radicali che non condividono la scelta di Pannella di andare a sinistra, i liberali, i repubblicani e via dicendo? Sia chiaro. Non è detto che tutto questo non avvenga al momento di presentare le liste ma almeno per ora non si intravedono segnali che vadano nella direzione indicata. A nostro avviso le motivazioni sono diverse. A sinistra si scontrano due concezioni, quella dei DS e quella di Prodi e della Margherita. I democratici di sinistra, pur rendendosi conto di non essere ancora del tutto accettati dagli elettori moderati come forza di governo, da qui la scelta sia pure in progresso di tempo del Partito unico dei riformisti, andrebbero comunque volentieri da soli alle elezioni per riaffermare il concetto di essere la prima forza della coalizione. Prodi e la Margherita invece puntano tutto sul partito unico perché si rendono conto che da soli sarebbero, ancora oggi, solo un cespuglio all’ombra della Quercia. Fra i due disegni, per la gioia della Margherita, prevale la retorica dell’unità. I Ds poi devono a loro volta impegnarsi a non far presentare liste, come potrebbero essere una lista dei movimenti, che inevitabilmente si collocherebbero alla loro sinistra vanificando di fatto la credibilità dell’intera coalizione come forza di governo. A destra le cose, nell’ottica del proporzionale, vanno solo leggermente meglio. La scelta di andare alle elezioni con le tre punte, Berlusconi, Fini e Casini, va nella direzione giusta. C’è però tutto un mondo, laico, socialista, liberale e libertario che potrebbe fare delle liste proprie, prendendo magari solo un 1 per cento, comunque determinante alla vittoria dello schieramento. Solo che per ora, ad eccezione della lista fra Rotondi e De Michelis, non si vede all’orizzonte nessuno che punti ad essere della partita. Per molti meglio un posto, naturalmente buono, nella lista di Forza Italia. Ma in questo caso non ci sarà nessun valore aggiunto al risultato della coalizione.
C’è il proporzio nale ma quasi non ce ne accorgiamo
Con il proporzionale un’ alleanza fra partiti prende più voti se questi si presentano divisi mentre con il maggioritario avviene il contrario. Allora perché a sinistra stanno cercando in tutti i modi di promuovere dove possibile la lista unitaria dell’Ulivo? E perché a destra la Casa delle Libertà non si contorna di quattro o cinque liste?

Intendiamoci,l’analisi è plausibile ….ma- a mio parere – manca di evidenziare punti fondamentali,sui quali si costruisce ed appoggia il tutto.
Il primo punto è quello della c.d. professionalità della politica , che nel nostro Paese vincola tutto , e suggerisce ogni marchingegno possibile per garantire il Sistema. Non parlo solo della ripetizione dei mandati elettorali,che sono opportuni entro certi limiti “fisiologici”……..io vedo la accumulazione degli incarichi in capo allo stesso soggetto ,il passaggio di trombati o dismessi ad incarichi vari a livello nazionale e locale ( un consiglio di amministrazione disponibile si trova ,che diamine ) ,mentre i trattamenti di pensione sono cumulabili e senza limiti di “monte” ; altre professionalità –oltre quella politica – sono eventuali e gradite ,ma non necessarie ; il rinnovamento personale viene gelosamente controllato ,, favorito magari con l’aumento di posti appetibili ( oggi vengono stipendiati anche i “ consiglieri” di quartiere ) ,con i “ costi della politica “ che vengono fatti lievitare in continuazione ,anche in tempi di vacche magre ; il subentrare di ulteriori schieramenti politici viene osteggiato in ogni modo ( numero enorme di firme di presentazione- non basta il vaglio elettorale -,mentre il dopo elezioni abbiamo il rimborso di spese per i soli vincitori ) ,il grido che accomuna a tutti è “ o con noi o contro di noi !”; ed anche nel momento della “riforma elettorale” si evita accuratamente la scelta nominativa ,cassando l’espressione della preferenza ( sia pur vincolata nei fatti ) come inutile spreco di energie personali ed economiche !
Naturalmente ogni “rappresentante “ di schieramento dichiara sempre di parlare a nome di “tutti” gli italiani , o quanto meno della “ maggioranza “ degli stessi ! Il che da’ certo autorevolezza alle parole,facendo dimenticare che non si è tenuto conto di quanti a votare non ci vanno più : e questa appare ( con largo margine )la vera maggioranza del Paese .
Abbiamo anche una carta costituzionale,alla quale tutti si appellano ,per giustificarsi ( ma riducendola ad una specie di “ trippa per gatti”) ove si apprende che il voto dovrebbe essere libero e segreto…….fino a quando ?….Sino al Partito Unico ??!!