Sono tutti legittimi e perfino comprensibili i movimenti convulsi di questi ultimi mesi all’interno dell’area culturale e politica che si richiama alla tradizione laica, liberale, socialista e radicale.
Non sono comprensibili, perché inefficaci, i tentativi di accreditarsi come interpreti di disegni unitari.
Tutti coloro che si sono agitati, dalle ultime elezioni regionali ad oggi, hanno motivato le loro iniziative con la volontà di ricomporre la diaspora oppure di voler creare un soggetto nuovo nel quale, in ogni caso, far convergere tutti i partiti, i circoli, le associazioni, le personalità operanti nell’area laico-socialista.
Occorre prendere atto che non è così. E non è eterogenesi dei fini.
Per essere chiari: non è successo che Pannella, Boselli, De Michelis, Bobo Craxi, La Malfa, De Luca, Carta, Preti, etc abbiano intrapreso iniziative per l’unità senza riuscire nell’impresa.
E’ successo proprio che hanno giocato al si salvi chi può e più in fretta possibile. Una corsa contro il tempo per mettere al sicuro prima degli altri la certezza garantita di un certo numero di seggi per la propria microformazione.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: disastrosi.
Tra SDI e Partito Radicale, dopo i primi calori, è in atto una strisciante guerra fredda fatta di diffidenze reciproche e di timori altrettanto reciproci di prevaricazione. Il nuovo PSI è pervenuto alla sublimazione del disastro e della frammentazione. Bobo Craxi in rotta irreparabile con De Michelis, non è riuscito a toccare terra sulla sponda della Rosa nel pugno. Ad onta del nome, non sono rose e fiori: l’Erede si è tagliato frettolosamente i ponti alle spalle e vaga senza approdo. I maligni sostengono che la disputa sarebbe alimentata da una forte disparità di valutazione sulle sue forze (chiederebbe nove eletti e gliene avrebbero offerti due).
De Michelis dopo la rottura con Bobo non si troverebbe tanto bene nemmeno con Caldoro e Chiara Moroni, i quali del resto aspirano ad essere rieletti direttamente nelle liste di Forza Italia.
Il segretario dei Liberali, De Luca è attualmente sensibile all’ipotesi di formare una sorta di mini-pentapartito propugnata dal segretario della DC Rotondi, mentre La Malfa e Nucara rivendicano il personale diritto di accesso alle liste di Forza Italia pur disponibili a presentare le liste dell’Edera nelle quali essi non entrerebbero. Il PSDI di cui è attualmente segretario Giorgio Carta ha raggiunto un accordo federativo con i DS e altri socialdemocratici (Preti) stanno nella CdL.
Questo il quadro delle aspirazioni e dei progetti. Che saranno realizzati in minima parte. E che avrebbero consentito risultati ben più esaltanti se veramente fossero stati intrapresi in unità di intenti.
Un po’ di tempo per il ritorno alla ragione c’è. Ci speriamo ancora.
Poco commendevole e poco redditizio il si salvi chi può e prima possibile di laici e socialisti
Non è successo che Pannella, Boselli, De Michelis, Bobo Craxi, La Malfa, De Luca, Carta, Preti, etc abbiano intrapreso iniziative per l’unità senza riuscire nell’impresa. E’ successo proprio che hanno giocato al si salvi chi può e più in fretta possibile.

Cari leaders e quadri della sinistra riformista e moderata, nonché dei liberali, repubblicani, democratici in genere, cristiani e non, e cari orfani dei partiti della prima repubblica distrutti dalla seconda, vorrei fare un appello. Un appello per la redazione di un programma elettorale di governo che vada a favore del 65% dei cittadini italiani e che sia sottoposto al giudizio dell’elettorato dalle prossime consultazioni politiche con l’intento di ottenere il 65% dei consensi. Non credo che il nostro paese possa permettersi ancora partiti sclerotizzati che non si sa più chi e che cosa rappresentino e che si lasciano immaginare a difesa di chissà quali interessi settari o addirittura loschi. E non credo neanche ai tentativi di tanti ex e nuovi leaders di riunire i resti di partiti un tempo gloriosi, che si propongono ognuno come punto di riferimento della riunificazione sulla base non delle cose da fare ma su quella delle passate glorie e della collocazione nello scacchiere politico. Non ci credo perché prima di tutto quando si è in tanti a dire unifichiamoci e venite da me, si sostiene una contraddizione in termini ed è questo quello che accade, in secondo luogo non ci credo perché il cosiddetto scacchiere politico non esiste più. Guardate che l’idea che si è fatta il cittadino comune come me è che dietro gli schieramenti, ovvero dietro ai due poli del bipolarismo italiano ci siano differenti e antagonisti gruppi economico-finanziari e che la battaglia per il governo del paese è tra di loro e i cittadini elettori servono solo a legittimare tale governo. Non voglio fare l’estremista, ma credo che il rinnovamento possa avvenire solo dal basso con una forte domanda di democrazia e con leaders che siano svincolati dalle potenze economiche e che stabiliscano i giusti rapporti con queste perché, come tutto il resto, anch’esse vanno governate e non può essere il contrario. In proposito non pensate che i fatti di cronaca riguardanti le recenti vicende dei vari Fiorani, Ricucci, Fazio, ecc., siano la parte affiorata per caso oggi come affiora periodicamente con caratteristiche pressoché identiche, vedi Tanzi, Cragnotti, ecc., di un sistema che funziona così dappertutto e sempre e che dimostra come sia la politica ad essere governata dall’economia e non il contrario, come sarebbe salutare che fosse? E’ per questi motivi che credo che il momento nuovo di aggregazione del consenso possa essere il programma redatto in forma chiara e comprensibile e diretto a convincere il 65% degli elettori sulle cose da fare e costruito da chi ci sta senza pregiudiziali di sorta.
Cordiali saluti.
Danilo Di Mambro
PRENDETE IL TRENO
UAN VOLTA SI DICCEVA ATTACCATI AL TRAM. OGGI IO VI DICO: PRENDETE IL TRENO!
SONO SICURO CHE E’ UN MOMENTO MOLTO IMPORTANTE e sta maturando un grande evento.
Sono felice di aver contribuito ad una speranza.
La cena socialista è una grande opportunità.
Domenica 18 alle ore 19, al ristorante della Fiera di Padova, ognuno di noi potrà, per circa 90 secondi, esprimere quello che pensa.
Con le FFSS ssi arriva con pochi soldi e si tenta di costruire quello di cui da tempo mlti stanno sperando. Tutto il m ondo verso la stazione di Padova. Vi aspetto numerosi
Giampaolo Mercanzin a nome di tanti ottimisti della volontà.
Sono un giovane che per tradizione familiare ma anche per consapevole scelta voterebbe volentieri un grande partito liberale o socialdemocratico, se ci fosse.
Se si terrà la riunione proposta da Giannelli e Laroni non mancherò. Magari con qualche altro amico che come me non sa dove sbattere la testa tutte le volte che deve affrontare la cabina elettorale…
La proposta di Marco Giannelli trova la nostra convinta adesione: i socialisti autonomisti veneti del Nuovo Psi saranno della partita.
Giulio Laroni
giornalista collaboratore editoriale
Nuovo Psi Venezia
Psi.Venezia@libero.it
REFUSO
Mi scuso per il refuso nella mia lettera precedente. Intendevo “area vasta laica e socialista” non “area casta”.
LAICI E SOCIALISTI: AUTOCONVOCHIAMOCI SEGUENDO L’ESEMPIO DEI SOCIALISTI VENETI
Bene la proposta di Marco Giannelli di Massa di promuovere un incontro autoconvocato di tutti coloro che si richiamano all’area casta laica, liberale e socialista. Aderisco e invito Pensalibero, se ci saranno abbastanza adesioni, a prendere l’iniziativa, così come hanno fatto gli amici socialisti in Veneto con la “Cena socialista”.
E’ una cosa importante come metodo e segna una rottura: Ma occorre ora allargare l’orizzonte a tutti i laici.
Carlo Trambusti-Piombino
Credo che, una volta tanto, le responsabilità di questi rischi paventati non stiano sulle spalle di quello che resta dei vecchi partiti laici: liberali, repubblicani, socialdemocratici e socialisti. Le loro-nostre responsabilità appartengono alla Storia. In Italia le diffidenze fra Malagodi, La Malfa, Saragat e Nenni hanno impedito persino l’ardire di una lista comune in una sola occasione e i tentativi di unificazione fra Pri e Pli, Psi e Psdi sono abortiti per logiche partitocratiche e non per reali ragioni di irriducibile antagonismo ideologico. Oggi le cose sono diverse. In realtà come ho già sottolineato in altre sedi questa riforma proporzionalista è zoppa e non compensa le storture del falso maggioritario che abbiamo conosciuto. E’ zoppa tra l’altro perchè una perversione dell’ultima ora ha anche inventato il ripescaggio del miglior perdente sotto il 2% che è come invitare a nozze tutti coloro che credono al microtribalismo politico. Da una parte Prodi deve fare i conti con partiti come Ds e Margherita molto più diffidenti rispetto a qualche tempo fa sull’ipotesi della lista Uniti nell’Ulivo e tenuti insieme dall’aurea della vittoria elettorale prossima ventura. Proprio per sfuggire a questa ipocrisia Boselli si è sfilato. Nell’attuale configurazione della lista Fassino-Rutelli lo spazio per lo Sdi sarebbe stato comunque inferiore a 10 deputati, cioè all’impossibilità fisiologica di fare funzionare un gruppo parlamentare autonomo, con i finanziamenti dovuti. E in ogni caso l’operazione della “Rosa nel Pugno” potrebbe incontrare le difficoltà maggiori anche per il fatto che gli è stato regalato l’ulteriore passaggio stretto di dover raccogliere le firme per il Senato, togliendo il diritto dell’autenticazione a consiglieri comunali, ecc…..per ragioni di legalità. Un bel trucco dell’ultimo minuto. Cose che non si dimenticano, per altro, nonostante la truculenza da basso
impero che governa la politica di ieri e di oggi. Personalmente non vedo perchè si debba ostacolare l’operazione Boselli-Capezzone. Non lo capisco, pur non appartenendo ad alcuna formazione o clan personale. Sono rimasto anche sfavorevolmente colpito dal fatto che amici presenti nel Mre di Luciana Sbarbati non abbiano colto l’ipotesi Boselli-Capezzone con la dovuta attenzione e stiano cercando di trovare uno spazio in Uniti nell’Ulivo di cui sono soci fondatori, ma con il rischio di ricevere soltanto il “diritto di Tribuna”.
Credo che i laici, anzi, debbano guardare all’ipotesi di questa nuova lista con favore. E sul versante del Centrodestra? Ci sono amici irriducibili nella loro fiducia in Silvio Berlusconi…e si fanno molto male.
Le ragioni di questa diffidenza? Nello stesso sistema elettorale neo-proporzionalistico ci sarebbe la possibilità anche a destra di bilanciare l’operazione – a cui va la mia maggiore simpatia, quella di Boselli-Capezzone – con una lista formata dal nuovo Psi di De Michelis, dal Pri di Nucara, dal Pli di De Luca…sebbene tutti questi partiti abbiano anche settori divergenti e in una posizione idealmente più vicina al Centrosinistra che al Centrodestra. Del resto se guardiamo ai fatti sarebbe molto più dignitosa questa organizzazione di partiti laici nel Centrodestra che rischiare di finire a fare da microcespuglio, neppure micropartito, nel grande simbolo di Forza Italia…bisognosa di soccorso elettorale.
Pensate che bel risultato: rendere meno evidente la sconfitta di Forza Italia per avere diritto di tribuna per La Malfa, De Michelis, De Luca…e gli altri? La verità è che neo proporzionalismo o meno, le dinamiche della grande politica europea e mondiale sono “bipolari” e lo spazio per la nobile terza forza, sul modello inglese dei lib-lab è molto ristretto. E’ vero all’Italia manca forse questo, ma nessuno dimentichi che la questione cattolica e quella vaticana non amano più discutere con un partito alla volta. Questo lo sa bene Prodi, ma lo sa molto bene anche Berlusconi. Dunque la scelta dei laici deve essere quella di una maggiore visibilità. Si voti, pur senza entusiasmo che è davvero impossibile in questi anni, quella formazione che garantisce per i suoi contenuti e i suoi programmi il maggior tasso di “laicità”. Credo che questa volta stare nel Centrodestra diventa davvero difficile per chi ha militato nei partiti laici e socialisti. A meno che essere laico escluda essere anche loico.
Dare un segnale al Cardinal Ruini che c’è un limite al dinamismo del partito dei vescovi e soprattutto quello dei cardinali non è un segnale di laicismo. E’ una risposta politica e culturale di chi non vuole soccombere, nella macchina tritatutto della Storia.
Pietro Caruso (Forlì)
Ma, insomma: leggo un sacco di siti di “area” che dicono le stesse cose di Pebsalibero e di Caruso e di Mercanzin. Allora: ci vogliamo provare? Ci vogliamo provare a rispolverare quella “rete per il cambiamento” di cui Cariglia qveva parlato questa estate? Mi contenterei di una bella assemblea da tenere entro gennaio, alla quale invitarli tutti: Pannella e Della Vedova; Boselli, De Michelis e Craxi; La Malfa e la Sbarbati; Carta, Preti e Cariglia Antonio; De Luca e Altissimo. E poi, o una bella aggregazione, oppure ognuno o qualcuno soltanto per conto suo. Proviamoci, male non fa. Vediamo intanto chi ci sta: invito tutti a dare l’adesione, poi qualcuno si prenderà la briga di organizzare. Forse gli stessi amici di Pensalibero.
Caro Cariglia, gli atomogrupposcoli, come purtroppo il mio (o i miei?) NPSI, non riescono a dimenticare il fasti dell’interdizione praticata durante la cosiddetta prima Repubblica, complice l’allora fattore K di Ronkeyana memoria. Interdizione che ha consentito all’Italia di diventare un Paese quasi moderno, senza che gli italiani lo meritassero, in quanto continuavano a votare in grande maggioranza DC e PCI.
Oggi i nostri eroi, che non hanno capito il cambiamento, continuano dotte dissertazioni nei salotti, e sperano nel posticino che gli garantisca la prermanenza vicino agli scranni altolocati. Scusa il paragone, ma ciò è successo anche a Giustizia e Libertà dopo l’entrata in vigore della Costituzione del 1948. Del resto, i figli di questa Borghesia Illuminata, sono stati promotori del 68 italiano, quello della “Fantasia al Potere” e, come diceva Silos Labini in una commemorazione di Concetto Marchesi all’Università di Padova di quegli anni: “in due facevano gruppo e in tre facevano massa”. Se i nostri eroi capissero che abbiamo un collante comune (un comune sentire, direbbe qualcuno), e che , senza aspirare alla conservazione della prebenda di deputato, lavorassimo ad un progetto comune forse qualche soddistazione ce la prenderemmo. Ma Mazzini e Garibaldi insegnano: Loro hanno unito l’Italia; Vittorio Emanuele e Cavour l’hanno governata. E’ destino?
Prodi e Berlusconi in questo sono uguali e giustamente, dal loro punto di vista. Stanno ritardando i programmi e le candidature. Alla fine i recalcitranti dovranno contentarsi del classico piatto di lenticchie.
Eppure, è vero che si farebbe ancora in tempo: una bella lista unica con socialisti, liberali, radicali, socialdemocratici, repubblicani. E un none nuovo e diverso ad indicare la realizzata unità…..
Sogno o son desto?