Nel 1995 mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla, malattia “cronica, degenerativa, incurabile”. Con la ricerca sulle staminali per la prima volta si profilava la soluzione ad un enigma, e vedere questa possibilità sottoposta a disquisizioni cosiddette “etiche” ha fatto scattare in me la voglia di lottare.
Valentina Piattelli, docente di giornalismo on-line all’Università di Firenze nel corso di laurea in media e giornalismo, membro del Consiglio generale dell’Associazione Luca Coscioni per la Libertà di ricerca scientifica, entra a pieno titolo nei nostri incontri con le donne sul tema del referendum sulla Legge 40, perché convive da vent’anni con la sclerosi multipla, ed in questo momento aspetta un figlio. La sua storia, la sua esperienza quotidiana, sono la migliore risposta a coloro che hanno voluto e votato la Legge 40 senza tenere conto dei limiti gravi che questa impone, tra l’altro, alla ricerca scientifica e, quindi, alla speranza di tanti malati.
Perché è importante questo referendum?
Troppe persone non si rendono conto di quante ragioni valide ci sono per andare a votare sì ai quattro quesiti abrogativi. C’è in gioco la possibilità di curare malattie finora non debellate, ma anche quella di avere figli ricorrendo alla fecondazione assistita, che non è una via innaturale alla procreazione. Infatti, se la sterilità è riconosciuta come malattia, perché non curarla anche con la fecondazione assistita? Ci sono dunque motivi di libertà personale e salute individuale che devono spingerci ad andare a votare, perché il parlamento non dovrebbe occuparsi di cose che toccano la sfera personale di ognuno di noi.
Come considera questa legge dal punto di vista femminile?
Non ci si sente più padrone del proprio corpo. Lo avverto specialmente in questo momento, perché aspetto un bambino e la gravidanza crea una sorta di dualismo fra il sé ed il nascituro che, in caso di problemi di salute, può anche diventare drammatico. Infatti, un diritto che sembrava acquisito dalle donne era quello della scelta, questo perché una persona era considerata superiore ad un embrione. Ora invece si afferma questa nuova figura giuridica dell’embrione (non parlo del feto) che è un grumo di cellule riconosciuto titolare di diritti, e questo toglie alle donne la padronanza sulla propria vita, sottoponendole a leggi che possono anche essere pericolose per la nostra salute. Quando ho deciso di avere un figlio, mi fu detto che forse avrei dovuto ricorrere alla fecondazione assistita e questo, stante la legge nel frattempo approvata, mi ha fatto paura: credo che sia esattamente l’effetto desiderato da chi ha voluto questa legge. Oltretutto, chi si sottopone alla fecondazione assistita viene iscritto in uno schedario, e basterebbe questo a denunciare l’impianto illiberale dei provvedimenti presi.
E quali sono le considerazioni di chi, come lei, è affetto da una malattia incurabile?
Nel 1995 mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla; allora sono andata a cercare una definizione della malattia ed ho trovato tre aggettivi terribili: “cronica, degenerativa, incurabile”. Suonano come una condanna, perché quando una malattia non ha cure è molto difficile affrontarla, manca la spinta più forte che è quella della speranza della guarigione. Mi sono interessata fin dall’inizio alla ricerca sulle staminali perché per la prima volta si profilava la soluzione ad un enigma, e vedere questa possibilità sottoposta a disquisizioni cosiddette “etiche” ha fatto scattare in me la voglia di lottare. Oltretutto, la presa di posizione cattolica non era così scontata, perché basterebbe leggere la Summa Teologica di S.Tommaso per capire che l’embrione non è sempre stato considerato individuo. Ma è ingiusto anche vietare la fecondazione eterologa, che è una libera e consapevole scelta di due persone responsabili, se poi qualcuno non vuole ricorrervi non lo faccia, ma non tolga agli altri questa possibilità. Per gli intolleranti, i diritti degli altri non iniziano mai. Anche per questo, era meglio ricorrere ad una abrogazione totale della legge, piuttosto che intervenire a settori, come invece sarà con il referendum. Oltretutto, non è affatto vero che prima regnava il far west in questo campo, i medici si regolavano secondo un preciso codice deontologico che funzionava benissimo.
Un invito alle donne perché vadano a votare.
Se si mantiene questa legge, rischiamo di perdere altri diritti, come l’aborto ma anche la contraccezione, sarà l’inizio di una china che vedrà cancellati i diritti riproduttivi e altererà il rapporto uomo-donna a colpi di leggi. Inoltre, la ricerca apre strade incredibili per la medicina rigenerativa e noi rischiamo di restarne esclusi, salvo poi dover andare all’estero per curarsi, in paesi più lungimiranti del nostro.
Chiara Boriosi Fonte L’Opinione

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