E’ un grido d’allarme. Confindustria toscana alla vigilia delle elezioni regionali ha avanzato un pacchetto di richieste da sottoporre all’attenzione dei candidati dei vari schieramenti. In pratica una summa di quello di cui abbisogna la Toscana per tornare ad essere una regione competitiva. L’analisi parte dai dati di fatto. Lo sviluppo della regione è praticamente fermo ormai da tre anni, l’export, vera punta di diamante della economia nostrana, non riesce a riprendere i trend del passato, quelli in pratica che hanno assicurato il nostro decollo economico. Nel 2001 il Pil toscano non ha raggiunto la soglia dell’1% e nel 2004 sarà di poco superiore. Nel 2002 e 2003 il risultato è stato addirittura negativo. Drammatica la situazione dell’artigianato. La crisi si sta allargando a macchia d’olio tanto da coinvolgere anche i servizi e l’edilizia sebbene il più colpito resti comunque il comparto manifatturiero. Nel 2004 il fatturato medio annuo è sceso del 4,7% rispetto al 2003 e, per la prima volta dopo tanti anni, il saldo occupazionale è negativo con una perdita di quasi 3.700 addetti, meno 1,1%, fatta eccezione per la categoria dei dipendenti part time, più10,5%. La ricetta degli industriali, ma la cura ha carattere generale, poggia su alcuni punti forti: ricerca, sviluppo, liberalizzazioni e privatizzazioni vere e non di facciata, potenziamento delle infrastrutture, snellimento della burocrazia, razionalizzazione delle promozioni all’estero, potenziamento del credito. Tutte cose che da anni sono al centro dell’attenzione delle forze politiche maggiori ma che, nonostante questo, continuano a restare nel novero delle cose da fare. Nell’analisi degli industriali non ci si chiede le ragioni di tutto questo. Eppure le ragioni ci sono. Valgono per l’Italia ma valgono soprattutto per la Toscana.
E sono ragioni che vengono da lontano. Sono figlie di una cultura politica centralista ed assistenzialista, lontana dai principi dell’economia liberale. In pratica la cultura politica della sinistra marxista che in Toscana ha trovato, più che in altre regioni, terreno fertile. Con il passare degli anni questo filone culturale, pur evolvendosi, si è unito, al governo della regione, con il pensiero, ugualmente illiberale, della sinistra cattolica. Ne è uscito un mix esplosivo che nonostante le tante analisi non è capace, per deficit di cultura politica, di andare sulla strada che le imprese chiedono. Tutto si può fare ma non certo chiedere la cura a chi è stato causa del male.
[nella foto il Presidente di Confindustria Toscana Sergio Ceccuzzi]

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