Fausto Bertinotti è stato rieletto segretario del PRC con il 62% dei voti. Una percentuale molto più bassa rispetto agli ultimi due congressi. Nel 1999 ottenne l’83% e nel 2002 l’80,7. Il dato al ribasso sta a testimoniare la svolta, quasi storica, che si è avuta in questo sesto congresso. Per comprendere a fondo quello che avvenuto bisogna fare un po’ di storia. Rifondazione nasce nel 1992 nel momento stesso in cui il vecchio PCI si evolve in PDS. L’ala sinistra viene via e fonda il nuovo partito. Alla base della scelta il non voler abbandonare l’identità comunista, da qui il nome rifondazione comunista, e un profilo programmatico fortemente alternativo al sistema economico occidentale. Tanto è vero che nelle elezioni politiche del 1994 la parte di centro del centro sinistra, in pratica gli ex democristiani, allora popolari, e Mario Segni, reduce dalle battaglie referendarie, non accettando da fare una alleanza con Rifondazione, si presentarono autonomamente alle elezioni. Tutti gli altri partiti della sinistra dettero vita all’Alleanza Progressista, la gioiosa macchina da guerra di Occhetto, e andò finire come sappiamo, con la vittoria di Berlusconi sceso in campo solo tre mesi prima. La forte connotazione di sinistra di Rifondazione portò alla desistenza del 1996, al siluramento di Prodi nel ’98 e alla divisione del 2001. Ora fatti due calcoli il centro sinistra si è accorto che nel 2006 senza Rifondazione non solo perde ma non gioca nemmeno la partita perché il centro destra contro il vecchio Ulivo vincerebbe a mani basse. Da qui la necessità di una svolta con una doppia rinuncia, del centrosinistra a tenere in piedi l’Ulivo, di Rifondazione a demonizzare la partecipazione al governo. Sul piano politico Bertinotti ha vinto una partita di grande spessore: ha affossato l’Ulivo che si è dovuto trasformare nella lista unitaria riformista. Al suo posto è nata l’Unione che naturalmente comprende anche il PRC. Poi si è fatto dare dal congresso il via libera alla partecipazione al governo senza rinunciare a nulla sul piano programmatico. Gli effetti si vedranno già dall’anno prossimo quando l’Unione discuterà il programma PER IL 2006. Anche senza scomodare la patrimoniale, che Bertinotti mette in campo con l’intento di ritirarla, già pare sentirlo “abbiamo rinunciato alla patrimoniale per realizzare quest’intesa, non ci potete chiedere di abbandonare altre parti qualificanti del nostro programma”, saranno molti i temi sui quali sarà quasi impossibile far quadrare il cerchio fra Margherita e PRC, su tuttI la politica estera e quella economica, e scusate se è poco. Resta poi la grande ambizione politica del comandante Fausto: essere il punto aggregante dell’intera sinistra alternativa europea. Un progetto che porterebbe, sul piano nazionale, ad unificare le posizioni di PRC, PDCI, Verdi e sinistra DS. Potenzialmente un 15-18% della forza elettorale del centro sinistra. Con buona pace della Margherita e dell’Udeur che a quel punto saranno davvero orfani.

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