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Rai Internazionale va verso lo smantellamento

di Amabed | 11 Dicembre 2011

La Rai sceglie di rinunciare a una programmazione specifica per gli italiani all’estero, cioè a uno degli spazi ancora residui di autentico servizio pubblico.

 Rai Internazionale va verso lo smantellamento. Non è una previsione catastrofista, ma quanto emerge da una recente delibera del consiglio di amministrazione della Rai. Il documento prevede infatti che i servizi informativi sinora svolti dalla direzione guidata da Daniele Renzoni vengano riassorbiti da una nuova testata in cui saranno conglobate Rainews24 e Televideo; che il canale radiotelevisivo per gli italiani all’estero venga privato della sua capacità produttiva autonoma e diventi, semplicemente, “veicolo” di una selezione della programmazione delle reti nazionali; che “La giostra del gol”, la trasmissione settimanale che permette ai nostri connazionali sparsi per il mondo di vedere le partite del campionato di calcio, venga integrata nella testata sportiva Raisport.

Tradotto in parole povere, la Rai sceglie di rinunciare a una programmazione specifica per gli italiani all’estero, cioè a uno degli spazi ancora residui di autentico servizio pubblico. Lo fa, naturalmente, penalizzando chi è lontano e poco può fare per protestare. Lo fa in piena coerenza con una linea editoriale e politica che sembra rinunciare, proprio nell’era della società globale, a un presenza internazionale forte e autorevole del nostro Paese. Si chiude Rai Internazionale, si tagliano drasticamente le sedi di corrispondenza all’estero, si cancella Rai Med. La Rai diventa specchio di un paese che non solo ha perso peso e prestigio nei suoi rapporti con il resto del mondo, ma che anche rinuncia a risalire la china. L’estero è il peso, il di più di cui si può fare a meno.

Per  i 130  (tra giornalisti, programmisti registi, tecnici, personale amministrativo) che lavorano a Rai Internazionale, l’amarezza di dover far fronte a una ricollocazione all’interno dell’azienda è di gran lunga inferiore a quella che deriva da una semplice constatazione: un Paese che decide di tagliare i servizi per i suoi connazionali all’estero, un Paese che rinuncia a far circolare quell’informazione “di ritorno” che racconta la vita, le storie, le attività, i successi e i problemi di milioni di italiani che vivono lontani dall’Italia, è un Paese incapace di difendere la sua memoria storica e il suo presente oltreconfine.

Un Paese che perde se stesso e che, per il prossimo futuro, annuncia al mondo la sua resa: l’Italia, dagli scenari internazionali su cui si giocano le partite più importanti del nostro avvenire, si ritira. Che tutto ciò avvenga nel crepuscolo dell’anno in cui il 150° anniversario dell’Unità nazionale è stato celebrato in pompa magna è, forse, solo un ulteriore segno dei tempi.

Pubblicato in : EditorialeTag: consiglio di amministrazione, rai internazionale, servizio pubblico

Info Amabed

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Marcel

    11 Dicembre 2011 alle 22:33

    RAI internazionale poteva diventare un canale potente di diffusione della cultura e dell’arte italiana all’estero. Pare invece che lo sport (il calcio in primis) sia lo
    argomento più importante da interessare gli italiani all’estero (ed anche gli stessi stranieri) che potrebbero non essere interessati solo al calcio ma alla tanta arte e cultura italiana. Ho pensato tante volte, ai nostri italiani che studiano
    o che insegnano, o ricercatori che avrebbero meritato dal nostro Paese anche
    programmi più interessanti dello sport. Avremmo avuto certo maggior prestigio.

    Rispondi

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