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Così va la Grecia, così va la Scozia, così va la Catalogna

di Redazione Pensalibero.it | 4 Ottobre 2015

L’Europa di moda è quella che rifiuta l’Europa. Questa Europa, o almeno una buona parte di essa, ha trovato una sua unità nella protesta.

Così va la Grecia, così va la Scozia, così va la Catalogna. Ultima in ordine di tempo, netta nell’espressione della sua volontà o almeno del suo desiderio. Chi si chiede se l’Europa abbia ancora un mastice che la difenda dal suo malumore, ha trovato in queste ore una ulteriore conferma. A quesiti formalmente diversi, con diverse immediatezze nel futuro, con radici non tutte simili nel passato ma con una similarità psicologica. L’Europa di moda è quella che rifiuta l’Europa. Il risultato delle elezioni regionali catalane non ha l’immediatezza di un referendum: il suo esito però consegna alla cronaca e alla storia una chiara indicazione della volontà dei suoi cittadini. Non solo le formazioni dichiaratamente indipendentiste raccolgono metà dei suffragi, quel che più conta, la maggioranza assoluta dei seggi al Parlamento di Barcellona, ma la formazione politica più “spagnola” di tutte, il simbolo stesso della volontà unitaria, non arriva al 10 per cento. Da domani il Partido Popular ricomincerà la sua battaglia per cui possiede importanti mezzi giuridici ma cui è sfuggita di mano praticamente del tutto la carta della volontà popolare. Con ripercussioni presumibilmente immediate su altre regioni della Spagna, che includono la più pericolosa fra le secessioni, quella del Paese Basco, con il suo passato non remotissimo che include il terrorismo. Il risultato non è sorprendente che nelle dimensioni, perché già Barcellona si era data, pochi mesi fa, un sindaco e una maggioranza comunale di un’altra forza di opposizione diversamente congegnata ma simile nella volontà: il movimento Podemos, dalla “sigla americana” (la traduzione spagnola del “Yes, We can” di Barack Obama) e dalla sostanza di genuino separatismo iberico. La battaglia passa ora dalle schede ai codici, a una Costituzione tuttora legittima che espressamente vieta che il popolo catalano vuole. Non molta differenza, se si vuole, con la Scozia. Diverso il caso della Grecia, la cui unità politica non è in discussione e tutto il resto sì.

Ma a noi interessa l’Europa e questa Europa, o almeno una buona parte di essa, ha trovato una sua unità nella protesta. In formule diverse, ma non interamente dissimili. Se la Catalogna dice di volere l’indipendenza e basta, la Scozia vuole al contrario uscire dalla Gran Bretagna per entrare in Europa in proprio, anzi mentre Londra prende maggiori distanze dall’Ue. Anche altrove il malumore regna, dalla Francia al Veneto. Gli ultimi sondaggi transalpini indicano una forte possibilità che Marine Le Pen, nonostante la sua clamorosa rottura con il padre, arrivi in testa nelle prossime elezioni presidenziali; un caso in cui la protesta si volgerebbe recisamente a destra, così come in Grecia e in Spagna ha virato a sinistra rispondendo a un bisogno che la forza non sia solo il risultato della protesta ma anche della scelta in cui questa può incanalarsi con più efficacia. In Italia questa è la “patria veneta”, cui le radici culturali non mancano e che disporrebbe, come la Catalogna, perfino di una lingua invece che di un dialetto. Anche le somiglianze storiche sembrano indicare una direzione certamente tutt’altro che di sinistra. Una “somiglianza” soprattutto fra due eredità: la Serenissima può non essere modello del Veneto moderno, anzi in molte cose se ne distingue e vi si contrappone, esprime una orgogliosa crescita recente più che una eredità aristocratica ed antica. A ragione o a torto, come la Catalogna, più della Catalogna. Ma con tutte le difficoltà, le differenze, le sbandate, le inverosimiglianze.

Pubblicato in : Primo pianoTag: barack obama, battaglia, costituzione, elezioni, elezioni regionali, europa, francia, futuro, gran bretagna, grecia, italia, movimento, obama, opposizione, parlamento, referendum, spagna

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