E’ trascorso un anno o poco più dalla data dalle ultime sanzioni imposte alla Russia dalla comunità internazionale. Oggi preme ricordare che la guerra non è finita.
E’ trascorso un anno o poco più dalla data dalle ultime sanzioni imposte alla Russia dalla comunità internazionale. Queste, sono applicate da tutti i Paesi industrializzati, riguardano in particolare strumenti di alta tecnologia civile e militare. La risoluzione fu la risposta a una serie di azioni di guerra compiute dalla Russia tra cui l’abbattimento nei cieli ucraini dell’aereo della Malaysia Airlines proveniente da Amsterdam con a bordo 300 passeggeri avvenuto il 17 luglio 2014. Davanti a questa tragedia e a quella meno nota agli italiani, di Ilovaisk, s’inasprirono le sanzioni contro Mosca; anche da noi, tutti gli istituti bancari, ricevettero nel mese di settembre più di una circolare in proposito, mentre Visa e MasterCard avevano, almeno in Parte da qualche tempo, sospeso le transazioni finanziarie col paese aggressore. Il costo del greggio al barile cominciò a diminuire compromettendo ancor più l’economia russa, rilanciando non fosse stato per le accise, quella italiana che attende la ripresa. Tra luglio e la fine di agosto 2014 però, avvenne qualcosa di altrettanto orribile da sperare un giorno che lo stesso Putin sarà giudicato dal tribunale dell’Aja per crimini di guerra. A Ilovaisk, appunto, nell’Oblast di Donetsk si consumò una delle più vergognose azioni di guerra: un tradimento. L’esercito regolare ucraino e parte dei battaglioni autonomi che stavano controllando quasi tutta la città, furono circondati dalle milizie separatiste e dall’esercito russo. Dopo giorni di accerchiamento senza che Kiev fosse riuscita a inviare forze di liberazione in quella zona, gli ucraini chiesero e ottennero con l’intervento di Putin, un accordo per creare un corridoio attraverso il quale ritirarsi dalla città. L’esercito ucraino iniziò la marcia di rientro percorrendo il corridoio concordato con una lunga colonna di camion. Trasportavano feriti e gli uccisi, poi i soldati privi delle armi, o almeno del grosso, come richiesto nel negoziato. La colonna che avanzava lentamente lungo il corridoio fu accerchiata dall’esercito russo e dai terroristi dove gli tesero l’agguato. Furono uccisi mille soldati ucraini. Le testimonianze che ho ricevuto sono indirette ma vere, raccolte per me da mia moglie in Ucraina. Il ragazzo che si è salvato da quella strage non ne parla quasi più. E’ rimasto traumatizzato, sconvolto ed ha seri problemi psichici. Le esplosioni delle granate di mortaio, delle mitragliatrici, dei colpi dei carri armati russi, falciarono gli uomini resi a brandelli e ancora oggi molti di questi, militi ignoti. Il padre del ragazzo che è sopravvissuto alla strage, ha raccontato a Iryna alcuni particolari e il duro momento che sta vivendo. La conseguenza politica interna al Paese toccò i vertici responsabili per non aver sostenuto adeguatamente i reparti impegnati a Ilovainsk. In seguito, un altro evento tragico a Debaltsevo scosse l’Ucraina che comunque faticosamente continua la vita quotidiana. Ogni giorno, la gente lavora, si arrangia, manda i figli a scuola, fa sport, guarda le partite di calcio: lo Shakhtar Donetsk, squadra di livello internazionale, non gioca più nella sua città. Il suo stadio come l’aeroporto di quella città non esiste più. La squadra non è andata in Russia, ma a Lviv; Leopoli, per noi italiani, nell’Ucraina del nord, vicino al confine tra Polonia e Ungheria, dove molta della popolazione degli Oblast di Donetsk e Luhansk si è rifugiata per scappare dalla guerra. Il Dnipro ha disputato addirittura la finale di Coppa Euro League nel maggio scorso giocando le sue partite a Kiev, perché la città di Dnipropetrovsk è molto vicina alle zone di guerra. Molto vicina anche a Debaltsevo, dove lo scorso inverno l’esercito ha subito una nuova tragico arresto. Questa però è una storia che in qualche modo ho vissuto e racconterò la prossima volta. Oggi preme ricordare che la guerra non è finita che i ragazzi ucraini di Ilovaisk non tutti giocavano a pallone davanti ai loro mezzi di trasporto come hanno fatto vedere nelle foto dei giornali o nei filmati su internet. Erano terrorizzati quando sono stati colpiti a tradimento.

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