
Non ci voleva la zingara con la palla di vetro per prevedere che la più appetibile delle aziende con partecipazione dello Stato, cioè Finmeccanica, sarebbe finita nel tritacarne. Non ci importa sapere se siano vere tutte, o solo in parte, le ruberie che leggiamo sui giornali. Ci importa, e molto, che l’evento fosse stato previsto, non solo da noi. E che si sta consumando secondo un canovaccio collaudato che si ripete e finisce sempre allo stesso modo: qualcuno rileva la holding o, alcune delle società che ne fanno parte, a prezzi stracciati; e dopo poco, spesso pochissimo, le rivende a dieci volte tanto.
I primi giorni del governo Monti sono troppo simili ai giorni dell’epoca del dopo tangentopoli. Persino il presidente della repubblica Napolitano è diventato, dopo anni ineccepibili, troppo incline al protagonismo. Fa venire alla mente Scalfaro.
Sulla cittadinanza ai figli degli immigrati ha detto, secondo noi, cose giuste. Ma non ci pare che sia compito suo suggerire leggi ad un parlamento ormai imbelle. Compito suo, casomai, sarebbe scioglierlo. E sollevare un argomento destinato a dividere la maggioranza che sostiene il governo Monti, voluto proprio da Napolitano indebolisce la tesi dello strappo alla Costituzione fatto esclusivamente per il precipitare della situazione economica.
Ma torniamo a Finmeccanica ed al canovaccio sempre uguale: prima campagna di stampa, poi inchieste, poi svendita. Questa volta deve essere interrotto prima di arrivare a compimento e prima che si estenda ad altre aziende a controllo pubblico ( vedi ENI ).
Monti è in sella solo per varare provvedimenti contro la crisi finanziaria dei mercati. Faccia in modo che le inchieste vadano avanti con serenità e con il minor danno possibile per Finmeccanica. Dichiari subito che il Tesoro non venderà il pacchetto di azioni detenute (30%). Non si affretti, come sembra intenzionato a fare dalle sue dichiarazioni, a mettere i suoi uomini sulla tolda del comando.

Condivido assolutamente! Contrariamente a quanto sostenuto da Robert Reich e le teorie che ad egli in qualche modo si richiamano, l’evidenza ha dimostrato che, anche nell’epoca globale che stiamo attraversando, crisi o non crisi, sia negli USA che in Giappone, in Germania e in Francia il criterio della nazionalità dell’impresa continua a ricoprire un ruolo ed una funzione decisivi per l’economia di un paese. Soprattutto se si fa riferimento a grandi imprese che investono in settori considerati anche strategici. Infatti, a differenza della PMI, destinata al mercato quasi esclusivamente interno, la grande impresa consente soprattutto in periodi di crisi di contribuire stabilmente alla creazione di impiego e ricchezza nazionali. Tra le prime 500 imprese al mondo per fatturato, l’ENI occupa il 24° posto, l’ENEL il 60°, la TELECOM il 181°, le POSTE il 286° e FINMECCANICA il 310° (dati 2010). Pertanto, il governo renda subito e altrettanto noto che non intende venderle!
Caro Nicola,
Scusa l’impertinenza, ma non è che tu e Giorgio, soffriate di mancanza di nipotini?
La corretta gestione politica di un territorio, che solo il possesso d’infinite Isole ha permesso a Veneziani di comprendere, comprensione poi più rozzamente esposta dalla Lega, prevede che ogni territorio mantenga la corretta proporzione tra risorse e popolazione.
Pertanto se in Italia c’è posto per oltre un milione d’immigrati senza che nessun Italiano vada all’estero, i Politici siano processati, se poi invece di programmare gli arrivi di persone adatte, preferiscono aspettare chi arriva attraverso i mercanti d’uomini, vanno condannati, se non lo faremo noi, la storia procederà alle esecuzioni necessarie, qui
Caro Nicola,
riprendo la tua valutazione sulle affermazioni di Napolitano riguardo alla cittadinanza per chi nasce in Italia. Sotto il profilo etico la cosa può sembrare ineccepibile, buona e cristiana. Ma se fossimo invasi da qualche centinaio di migliaia di donne extracomunitarie in gravidanza all’ottavo mese non avremmo nemmeno il tempo dell’espulsione perché il ricovero obbligato, il neonato italiano di diritto e il ricongiungimento parentale comporterebbero una crescita esponenziale di popolazione che di italiano non avrebbe mai esercitato alcun dovere ma acquisirebbe subito un ampio ventaqglio di diritti. Passi che simile aspirazione sia nel progetto dei revivalisti cattolici esaltati dal meticciato universale e dal regno di dio in terra, ma che un presidente della repubblica sia più garrulo e leggero del papa di fronte a questioni di tale portata fa cascare le braccia. Oggi è di moda a sinistra dileggiare l’identità e a destra osannarla, ma sono entrambi posizioni manchevoli. Il problema è quello di difendere la continuità di una cultura e la sua crescita nella continuità, non sbracarsi nel tanto peggio tanto meglio e nel miraggio che il diverso ci migliori. Ora possiamo immaginarci, tanto per fare un esempio, cosa sarà di Dante spiegato dal più dotto professore cingalese che da bambino confondeva tra anima e animismo, o cosa del metodo galileiano spiegato da un cinese? Per non ricordare il salito sbagliato paragone con la fine dell’impero romano, una “fine” che durò quattro secoli e che vide i barbari adattarsi volentieri alla lex.
Hai ragione, Marzio. Ma io intendo (e così credo Napolitano) che la cittadinanza debba essere riconosciuta ai figli di coloro che si trovano legittimamente in Italia.