Il consumismo dei diritti, venduti sfusi o all’ingrosso, inebria il sognante collettivo di un uniformismo che si ingozza di utilità roboanti, seppure precarie e fugaci.
È il persuadente della democrazia.
Di quella democrazia di pronunciamenti, per fraseggi; come titoli e slogans stampigliati sugli adescanti involti argentati di caramelle e bon bon.
Così, la democrazia assurge a sacerdozio del piacere di ciascuno.
Delle utilità che ciascuno ritiene gli convengano. Che ciascuno oppone all’altro e alla comunità nel suo insieme. Che ciascuno afferma essere lascito, e strascico, di lotte per la libertà o la dignità. Salvate al sopruso, con lavaggio di sangue. Che ciascuno occulta all’invidia, al brigantaggio, al ricatto.
La democrazia è lo strumento paradigmatico, vivente, dell’ ”utile”.
La panacea dell’interesse delle piccole o strabilianti viltà, dei sotterfugi, dei segreti a fil di labbra; tra armi o monete o alcove.
L’ “utile” (già categoria della morale elevato a filtro primario della articolazione democratica della contemporaneità industriale -nei sotto/insieme culturali, esistenziali, economici e nelle loro, rispettive, multiple diversificazioni a cascata-), degrada oggi la sua funzione di distributività dei poteri sociali (legislativo, esecutivo, giudiziario); esautorando, di tal guisa, il criterio maggioritario (e con esso il suffragio universale) sino ad azzerare il primato dei patti costitutivi.
Si configura, a leggere bene, un implicito monito alla urgente necessità di superamento – modifica, evoluzione, rivoluzione – di interpretazioni deterministiche, incapaci di modificare le proprietà del sistema nello spazio e nel tempo.
Talchè, occorre analizzare la ampiezza delle probabilità di un poi generato da un salto quantico che connetta insiemi culturali per la configurazione di un reticolo di densità variabili, atto alla individuazione e organizzazione dei diritti.
La situazioni che si osservano cambiano qualità e possibilità di avveramento e sussistenza, nonché di destinazione evolutiva, in relazione al criterio di misura adottato per valutarle e, in una democrazia quantistica, il superfiltro reticolare di valutazione (con i relativi sottospazi) può essere la “responsabilità”.
Nel salto quantico si evidenzierebbe il trascorso riduzionismo istituzionale e sociale provocato dalle fomentazioni della “società delle lagnanze”, dei cortei e degli urli a dismisura democratica, della paralisi della efficienza, dell’evidenza dell’”utile” propinato come potenza di diritti da categorie e/o dalle caste.
La “responsabilità”, come morale quantistica (ovvero, coscienza di svincolo dall’ “utile”), fermenterebbe le libertà di opera e di pensiero, le libertà di arte e di esistenza, le libertà di osservazione e di sapienza.
In una decomposizione della rappresentatività verticale.
Democrazia quantistica, dove sia possibile che il silenzio dell’anacoreta plasmi l’acciaio negli altoforni.

meno male leader che lei mi aumenta il bagaglio culturale. In verità l’articolo è scritto in modo un po’ complesso, ma questo è il suo stile e quasi ci stiamo abituando.
I suoi aricoli sono tutti interessanti ma questo è anche bello e proprio per la scrittura che evidenzia la dissonanza dei tempi.
io non posso che trovarmi d’accordo con lei. questa democrazia sbandierata ci ha portato via tutti i nostri diritti e badate bene non è che i diritti non abbiamo un costo oltre che meramente di pecunia, ma anche di libertà e coscienza del sociale. Laddove si sancisce un diritto si sancisce anche la propria cittadinanza.
la nostra democrazia è finta e finita. E’ una democrazia autoritaria che sancisce la vittoria nella lotta di classe della classe dominante. non c’è un altro modo per dirlo.
La vicenda Greca, nonostante la sconfitta o la situazione che poteva essere meglio giocata, ha palesato con evidenza che le nostre leggi sono i dictat dell’Europa e nello specifico della Banca Centrale Europea che ovviamente non può aiutare le classi subalterne.
E certo sì la nostra democrazia ha ormai dei salti quantistici. Pochi diritti sparpagliati qua è là in un mare di nero.
la classe dominante aveva la necessità di togliere le classi intermedie per poter agire maggiormente il suo potere ed il suo autoritarismo. Gli organi di partito i sindacati eliminando quella organizzazione che rende democrazia e facendoci passare questa eliminazione come un gran risultato.
loro persono meno tempo.
Ormai i diritti devono essere riconquistati, ma possiamo immaginare che come tutte le tabule rasa non si torna indietro, ma si cerca nuove strade ed è questo questo per noi di sinistra è veramente un’enorme perdita di tempo.
Una buona giornata e sempre al lavoro e alla lotta.
Gentilissima “Compagna”,
La ringrazio per quel sentimento di tenerezza che il Suo scrivere fa affiorare dal mio animo, ormai intorbido dalla povertà del tempo..
Se la mia età arretrasse, mi esprimerei con entusiastica adesione su “Ormai i diritti devono essere riconquistati”; forse, aggiungerei “io sol combatterò procomberò sol io”.
Per essere di “sinistra” o per fare la “sinistra” credo non basti la dichiarazione di appartenenza o di intenti (peraltro già ne ho scritto).Mi riconduco alla vicenda greca, cui accenna.
La politica non può essere sempre un gioco, un “mosca cieca” di bambocci che si pavoneggiano con il grembiulino dal collo inamidato e che, per questo, credono di aver diritto ad essere i più bravi.
Tsipras ha costruito – per una ragione o altra, costretto o consenziente – il tavolo geopolitico necessario agli USA per l’accordo con l’Iran.
Il resto viene da sé.
gentilissimo,
che ora riconosco, non vedevo l’ora che lei si esprimesse con tanta adesione verso una visione comune, visto che tanto spesso la taccio di assolute esigenze solitarie. Le dichiarazioni non ci interessano: siamo talmente preoccupati a fare e costruire che ci spolpettiamo in riunoni notturne, raccogliamo firme per qualunque cosa, mettiamo in mano a gente poco consenziente volantini di ogni sorta, blocchiamo compravendite indebite, disubbidiamo. Siamo terribili nel nostro dissenso. Certo siamo pochi… e questo crea il problema dell’ubicuità di cui sopra.
molto lontani quindi dai bambocci di cui lei parla. E si caro leader che mi piacerebbe essere parlamentare e non soltanto per lo stipendio che a chi non farebbe comodo, ma per poter incidere e dire e magari, avulsa dalla politica di regime può darsi che qualcosa di buono la posso pure fare.
detto questo spero proprio che tsipras di ciò che ha detto non fosse consenziente….. mi piace pensare che non aveva proprio pensato al piano B.
ma lei continua a scrivere in estate? perchè io che faccio?
gentilissima,
lei mi vuole coinvolgere in condivisioni assolute e indiscriminate.
sono oltre le determinazioni di attribuzioni qualunquiste. sono piuttosto nella nube in cui tutto si consolida in neve (cause/fenomeno della formazone dei cristalli).
ma, lei mi ispira una simpatia umana che mi induce a risponderle con il manifesto che scrissi (qui facendo notare che già nel 1980 i miei manifesti erano indirizzati ai “giovani cittadini operosi e studiosi”, con un vizio su “cittadini” di sapore giacobino/napoletano ; oggi abusato come parola adescante).
ah … esistono le “teste” della rivoluzione … ci rifletta …
sarò lieto incontrarla nel suo studio di parlamentare … (è un augurio? … non so)
appello ai cittadini operosi
Il nemico. Si schiaccia o si convince.
Mai si asseconda. Assecondando. Le utilità compiacenti. Della propria anima. Che. Allora. È già guasta. Dei disagi- Di. Una incontinente. E. Vana. E. Spregiudicata. Inettitudine.
Schiacciare? E. Strascinarsi. Lordati da una identità. Pure repulsa. Nei rigurgiti della violenza.
Convincere? E. Accogliersi. Nel sacrificio. Salvifico. Della propria generazione.
Ci siamo abbandonati. E. Ci abbandoniamo. Ad un rovescio saccheggio. Trasportando altrove. Svendendo altrove. Come. Segnali fatui. I segni. Forti. Della costumanza. Inquinata. Da mercificatori. Della abiezione e dell’indugio. Alla miseria morale.
Senza indignazione. Verso. Le necessità del bisogno. Senza . Accoglienza. Della povertà. Come. Sofferenza della impotenza. E. Martirio.
Noi dovremmo. Desiderare. Ambire. Al ritorno.
Che non è. Edulcorata. E. Compiacente. Esibizione. Passeggio di ammirazione. O. Di invocata riverenza. O. Di timore. Adulante. Adescante.
Con un desiderio. Tanto intenso. Da essere. Feroce.
Il ritorno. E. Riempire. Le nostre strade. Imbrattarle. Di noi stessi.
Quasi schegge. Degli ipogei. O. Fogli miniati. O. Tasselli pompeiani. O. Intonaci giotteschi. O. Corde patibolari. Ancora unte. Del pensiero del ‘99.
Ai cittadini operosi. Io. Faccio appello. Al ritorno.
Al ritorno. Dei pensatori. Dei creativi. Dei lavoratori. Ora lontani e fuggiaschi. O esuli.
Perché. Nelle città. Siano spianate le ingordigie. E la risacca. Odori di fermenti.
Tra. Case colorate. E. Madrigali nelle fabbriche.
Alfine. Liberati. Dei tratti. Confusi e stinti. Dell’essere subietti a una greppia. Di viltà e di ignominia.
Veramente tenderemmo a combatterlo il nemico. O no?
Bellissimo questo accostamento della fisica quantistica al concetto di democrazia, MA, se è vero che la democrazia dovrebbe fondarsi sulla volontà e soprattutto sulla comprensione da parte di tutti i componenti di un popolo, si evidenzia che quest’articolo è destinato ad un’èlite piuttosto limitata… e qui il concetto stesso di democrazia decade… E’ bene parlare alle menti, ma senza trascurare le pance, perché, sottolineo purtroppo, spesso sono queste a condurre le inclinazioni delle scelte… Ed è qui che l’entropia sociale, venendo a mancare il catalizzatore ed i punti di coalescenza, da identificarsi l’uno nello Stato, gli altri nei principii etici e morali universali, fa sì che la spinta del capitalismo consumistico conduca le psicologia delle masse ad enfatizzare ciò che è “utile”, o meglio, ciò che viene fatto credere utile, ignorando i punti di coalescenza, cioè le basi di unità di intendimenti su cui si regge l’esistenza stessa del genere umano come specie sociale evoluta. Di qui il concetto di responsabilità… morale… perché in questi tempi si è assistito ad un devastante fraintendimento del concetto di libertà, che non può essere quella che limita la libertà altrui, bensì quella che rispetta e riconosce la differenza tra le persone di diverse possibilità, siano esse materiali che intellettuali… Invece stiamo assistendo ad una subdola controentropia che tende all’omologazione di ogni tendenza ed aspirazione umana, basti pensare banalmente alla moda… chi non si adegua è fuori, oppure, nei casi estremi, è un nemico da eliminare, come nel caso delle guerre di ideologia o di religione… Ma tutto ciò non è che la punta di un iceberg, che cela sotto di sè quanto di più maligno l’animo umano possa celare: prendere al più debole sino all’aria che respira o l’acqua necessaria alla sua sopravvivenza, in nome del possesso di uno smartphone, di un televisore LCD, di un’auto più bella ed inutilmente potente di quella del vicino, di una lavatrice che “parla”… perché questo è ciò che viene fatto credere che sia utile fino a renderlo indispensabile… E’ il delirio dell’avere, che umilia la salutare pienezza dell’essere… Visto l’attuale fallimento dell’Uomo, sarebbe lecito chiedersi se questa, al contrario, non sia una legge naturale… Perché, come ci indica la fisica quantistica, per quanto se ne sappia, l’energia di fondo, la Zero Point Energy, scaturisce dall’annichilimento delle singole particelle, che esistono per un tempo infinitesimale, energia gratuita e fruibile per tutto il cosmo, tranne, ovviamente, per quelle particelle che l’hanno prodotta con la loro morte… Ed è spaventoso riscontrare una realtà piuttosto simile nel macrocosmo della specie umana…
Una sifffatta trattazione, purtroppo, non può essere limitata a queste poche righe, ma esigenze di tempo e di spazio impongono, ripeto purtroppo, questo limite a scapito della sua esaurienza. Concludo, serenamente, ma decisamente, valutando discutibile se non pessima la scelta da parte dell’autore di questo difficilissimo, ma non di meno bellissimo articolo di firmarsi: Il Leader, che in tedesco significa Fuerher…
Gentilissimo,
primariamente Le esprimo il mio più sincero apprezzamento per la opinione che esprime con: “valutando discutibile se non pessima la scelta da parte dell’autore … di firmarsi: Il Leader, che in tedesco significa Fuerher…”. Invero, la spietata sincerità che manifesta, soddisfa appieno la mia ansia di interlocutori veri e intellettualmente onesti. Oltre ogni pudore, confesso che non conosco (non credo sia colpa mortale!) le “lingue” e che lo pseudo potrebbe essere altrimenti, anche, che so?, “il ragno”. Non grava sul mio pensiero.
Vengo al tema.
Lei enuncia osservazioni su problematiche diverse e, come dire, interdisciplinari che richiederebbero, come osserva, spazi e tempi diversi.
Vengo soltanto, allora e velocemente, sul concetto di “democrazia”; che è un prodotto di sviluppo culturale su basi teoriche; funzionale, temporalmnte, ad accelerare e tutelare modi e strumenti della riproduzione, dello schiavismo, etc.
Il calcolo combinatorio e probabilistico ci dice che una formulazione di programma politico (anche se in successione non stabilita di interventi/interessi) non ci darà mai un risultato a condivisione totale. Il criterio di prevalenza “democratica” (maggioranza) contempla, quindi, un criterio di esclusione e l’esclusione è il presupposto dell’intolleranza in ogni sede.
Vero è che la discussione sulla verificazione di una probabilistica “democrazia quantistica” si infrange sulla ritenuta intangibilità di modelli di misura sociale, in uso.
Parrebbe funzionale a risolvere il problema una situazione “rivoluzionaria”. Ma anche la “rivoluzione”, troverebbe attuazione nell’ambito di un capo inidoneo a individuare simultaneamente onda (necessità sociale) e velocità (utile sociale) .
Mi fermo. Credo sia tutto un discorso in divenire; anche sulla probalile conclusione, nella inutilità (quantistica) della “organizzazione “ sociale.
Mi abbia, cordialmente
vi era un errore di battuta che alterava il senso , ripubblico:
Gentilissimo,
primariamente Le esprimo il mio più sincero apprezzamento per la opinione che esprime con: “valutando discutibile se non pessima la scelta da parte dell’autore … di firmarsi: Il Leader, che in tedesco significa Fuerher…”. Invero, la spietata sincerità che manifesta, soddisfa appieno la mia ansia di interlocutori veri e intellettualmente onesti. Oltre ogni pudore, confesso che non conosco (non credo sia colpa mortale!) le “lingue” e che lo pseudo potrebbe essere altrimenti, anche, che so?, “il ragno”. Non grava sul mio pensiero.
Vengo al tema.
Lei enuncia osservazioni su problematiche diverse e, come dire, interdisciplinari che richiederebbero, come osserva, spazi e tempi diversi.
Vengo soltanto, allora e velocemente, sul concetto di “democrazia”; che è un prodotto di sviluppo culturale su basi teoriche; funzionale, temporalmente, ad accelerare e tutelare modi e strumenti della riproduzione, dello schiavismo, etc.
Il calcolo combinatorio e probabilistico ci dice che una formulazione di programma politico (anche se in successione non stabilita di interventi/interessi) non ci darà mai un risultato a condivisione totale. Il criterio di prevalenza “democratica” (maggioranza) contempla, quindi, un criterio di esclusione e l’esclusione è il presupposto dell’intolleranza in ogni sede.
Vero è che la discussione sulla verificazione di una probabilistica “democrazia quantistica” si infrange sulla ritenuta intangibilità di modelli di misura sociale, in uso.
Parrebbe funzionale a risolvere il problema una situazione “rivoluzionaria”. Ma anche la “rivoluzione”, troverebbe attuazione nell’ambito di un campo inidoneo a individuare simultaneamente onda (necessità sociale) e velocità (utile sociale) .
Mi fermo. Credo sia tutto un discorso in divenire; anche sulla probalile conclusione, nella inutilità (quantistica) della “organizzazione “ sociale.
Mi abbia, cordialmente
Stimatissimo…. Leader,
La ringrazio innanzitutto per la Sua risposta… Certamente, scrivere “capo” in luogo di “campo” poteva dare un significato diverso da ciò che Ella voleva intendere, che tuttavia è stato ben compreso. Ma, mi creda, sono certo che anche la parola “sbagliata” ha una connotazione di triste attinenza con l’attuale realtà politica nostrana e no, con l’obnubilazione del “campo” di cui… Non a caso, anche se impropriamente, ho parlato di entropia. Il pianeta è un sistema chiuso ed in un tal sistema ogni scambio di energia ne aumenta l’entropia, sino a che non ci sarà più alcuna differenza tra sorgente calda e sorgente fredda, indispensabili per il funzionamento di qualsiasi macchina od organismo e sarà la “morte termica”… Il Capitalismo, nelle menti che lo impongono, conosce bene questa evenienza e perciò s’affanna ad abbassare la “temperatura” della sorgente fredda, appiattendo i diritti delle masse più deboli ed il potere di consumo del ceto medio in una sorta di oppressione sovietica plutocratica, ritenendo erroneamente essere se stesso, nel proprio Olimpo, la sorgente calda… La macchina che deve funzionare è il popolo, quelle miriadi di sorgenti fredde e calde, che con il loro scambio d’energia sono la propulsione dell’Umanità, mentre i burocrati capitalisti non sono altro che l’energia che si perde per via della legge secondo la quale il rendimento di una “macchina” non può mai essere del 100%, cioè perfetto, ma inferiore, del 60% nel migliore dei casi… Il restante 40% è l’aliquota dispersa sotto forma di calore per attrito o altro, di qui l’aumento dell’entropia, di cui si pasce il parassita finanziario… Non ci fa pensare a qualcosa di attuale questa cifra? Questo paragone, di grande approssimazione, può sembrare una forzatura, ma spiega benissimo i motivi per cui vengono fagocitate sempre più risorse “energetiche” misurate in moneta, da sempre più paesi… quando saranno tutte appiattite, il capitalismo si autocannibalizzerà… con un rendimento dell’1%, tutto il resto sono “scarichi dannosi”… La democrazia? E’ una parola al cui solo suono vengono brividi di commozione, ma nella ricerca e talvolta nella venerazione di un capo popolo, di partito, di una guida, il popolo dimostra di non conoscerla… La democrazia è un po’ come un computer, se gli si immette spazzatura, restituisce spazzatura…
Molto cordialmente.
Il Follower…
gentilissimo,
introduce valutazioni (misure) altre e diverse. lo spazio e il tempo (del giornale) non danno tregua per instaurare un dibattito. accolgo l’auspicio implicito – che lei formula nel suo scritto- a incontri/scontri sul significato e lo svolgersi della coesistenza sociale. secondo metodi e misure diversi che aprono spazi nuovi di indagini e soluzioni. un viaggio che richiede viaggiatori attenti. spero si possa essere, entrambi, tra questi.
mi abbia,
cordialmente