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I ministri “prof” e i giovani che aspettano da anni

di Fabrizio Binacchi | 17 Novembre 2011

Occasione d’oro. A parte tutte le altre aspettative generali e globali di ripresa, equità, giustizia sociale, sviluppo, sacrifici condivisi e via elencando (che sono di base) questa bella e innovativa compagine ministeriale fa scattare anche un’altra precisa attesa: l’attesa che si affronti e si risolva il cosiddetto “problema giovani”. Che vuole dire lavoro, che vuol dire sbocchi adeguati agli studi, che vuol dire sostegno allo studio e merito, che vuol dire giusta valutazione e grande innovazione di criteri e metodi. E il fatto che sia un governo di professori beh può aiutare. Loro, i rettori, i professori, i tutor, che sono stati ricercatori, associati e relatori di tesi e interlocutori di migliaia di studenti beh loro più di altri dovrebbero sapere quando e quanto i giovani che escono con diplomi, lauree e master abbiano voglia di misurarsi con nuove frontiere di ricerca e di attività e non con ulteriori burocrazie. Il fatto che questo sia un governo che nasce e ha radici tecniche e scientifiche nelle migliori università del nostro Paese beh fa ben sperare. I dati che si rincorrevano negli ultimi mesi erano e sono ancor allarmanti: un giovane su tre (16-29)  non studia e non lavora, c’è una attesa di futuro che non arriva e non si avvertiva nemmeno più una speranza di futuro. Disoccupazione giovanile in aumento è sempre un gran brutto segnale, se poi questo si innesta nel quadro di crisi generale beh gli allarmi si moltiplicano. Ora ci vuole un gran colpo di novità e di intelligenza diffusa, di liberazione di risorse e di creatività razionale per costruire un sistema in cui i giovani che escono dalle facoltà, e vogliano lavorare qui, trovino un mondo che li accoglie. Sembra un sogno, e non lo dovrebbe nemmeno essere. Nemmeno per sogno. Oseremmo dire: “bocconiani” di tutte le latitudini unitevi. Nel senso: adesso ci sono le condizioni giuste, innanzitutto culturali e pedagogiche, per fare un grande patto di generazione. I ministri professori (stucchevole il dibattito sull’età media!) sanno bene che non si risana dalle fondamenta un Paese se non si agisce sulle radici e sui contenuti, sulle motivazioni e sulle condivisioni. Se non si comincia appunto dai fondamentali. Adesso è il momento. Le competenze e i saperi, le esperienze  e le ricerche tecniche scientifiche, le conoscenze settoriali e le abilità relazioni  che possono dispiegare questi ministri sono, sulla carta,  una concentrazione unica potenziali politiche di sviluppo e di innovazione. Sarebbe l’occasione giusta per dire a quelle centinaia di migliaia di studentesse e studenti che –tempo qualche mese- cambierà qualcosa, che -tempo qualche mese-  questo benedetto Stato (ora governato dai prof) si sta accorgendo che loro sono e saranno una risorsa per tutti.

Pubblicato in : CornerBlogTag: giovani, giustizia sociale, monti, studenti, sviluppo

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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