Nel mondo di oggi se la destra fa la destra, non populista, meritocratica e liberista, e la sinistra fa la sinistra, politicamente corretta, egualitaria e statalista, non c’è partita. Vince la destra.
In tempi non sospetti Tony Blair aveva detto come sarebbero finite, nonostante i sondaggi, le elezioni in Gran Bretagna “ci troviamo di fronte ad una destra tradizionale e ad una sinistra tradizionale, e finirà nel modo tradizionale”. E così è stato. Cameron ha stracciato i laburisti. Se vogliamo trarre una lezione dal risultato inglese il succo è tutto nella frase di Blair. Nel mondo di oggi se la destra fa la destra, non populista, meritocratica e liberista, e la sinistra fa la sinistra, politicamente corretta, egualitaria e statalista, non c’è partita. Vince la destra. Le cose cambiano e i giochi si riaprono se la sinistra invade il campo avverso e sposa, magari correggendole, alcune tesi della controparte, oppure se la destra viene meno, rinnegandole, alle sue ragion d’essere. Gli esempi non si contano e riguardano tutto il mondo occidentale. E’ quello che sta succedendo anche in Italia. Qui la situazione è ancora più definita e l’esempio più calzante. Si verificano infatti entrambe le condizioni evidenziate. Abbiamo una destra che ha rinnegato, nei fatti, tutte le sue idee forti, ed una sinistra a cui è bastato riverniciare la facciata, adottare alcune parole d’ordine e metterne in soffitta altre. Il risultato è scritto e sarà nettissimo. Stravincerà la sinistra che ha dimostrato di rinnovarsi.
Da Londra arriva però anche un’altra lezione. Riguarda la legge elettorale e tutti quelli che in Italia hanno parlato addirittura di fascismo a fronte dell’italicum. Una legge che se avessimo dovuto fare noi avremmo fatto diversa ma comunque una legge perfettamente democratica. In Inghilterra, è noto, vige il sistema uninominale secco. In ognuno dei 650 collegi in cui è divisa la Nazione vince il candidato, uno solo per partito, che prende anche un solo voto più degli altri. La maggioranza di governo è poi assicurata dalla somma di tutti i vari candidati. I voti dei perdenti a livello di collegio vanno persi. Non hanno rappresentanza. Può così verificarsi che il partito che va al governo abbia meno voti popolari di quello che governa. Nessuno però si sogna di parlare di fascismo. La verità allora è che una legge elettorale può essere più o meno buona ma resta comunque una legge elettorale. Spetta poi alla politica dare le risposte. Il che rimanda al primo assunto.

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