
Matteo Renzi non delude mai. Quando vi aspettate che il nostro beneamato presidente del Consiglio pro tempore dica una scempiaggine, lui la dice. Fa Giggi er bullo e ogni suo discorso comincia con “io”. Manco fosse Giovannone Spadolini. E, come non bastasse, ha il complesso di re Mida. Mai sfiorato dalla tempesta del dubbio, è arciconvinto che ogni cosa che lui tocca diventa oro. E tale è questo convincimento che giorni fa – parlando di quella mezza schifezza della legge elettorale in dirittura d’arrivo, che consentirà ai capilista di diventare automaticamente deputati – se n’è uscito con una battuta che ha fatto strabuzzare gli occhi agli addetti ai lavori. Ha dichiarato senza arrossire, la nostra cara faccia di bronzo, che con il tempo la predetta legge elettorale sarà un prodotto di esportazione. Insomma, a suo dire, i maggiori Paesi europei faranno a gara per recepirla in quattro e quattr’otto.
Per fortuna in questo Paese smemorato c’è ancora qualcuno che dice che il re è nudo. Onore al merito, s’è levata la voce di un autorevole professore universitario che fino a poco tempo fa è stato giudice costituzionale. Orbene, Sabino Cassese senza parere ha sbattuto Renzi dietro la lavagna. Come si fa con gli studentelli indisciplinati e somarelli. Lo ha sbugiardato con un argomento che non fa una grinza. Ha osservato – tanto per non fare nomi – che la legge elettorale britannica, l’uninominale secca, risale al 1832, la legge elettorale francese del doppio turno si afferma già ai tempi della monarchia orleanista e la complessa legge elettorale germanica, la cosiddetta proporzionale personalizzata, è del 1953. E allora è impensabile che l’ultima arrivata, quando di qui a poco taglierà il nastro del traguardo, scalzi sistemi elettorali di lunga tradizione.
Guardate un po’ che brutti scherzi può giocare il complesso di re Mida.

Lascia un commento