
Tanto tuonò che non piovve. Il decreto d’urgenza non c’è, e i provvedimenti approvati ieri sera dopo una drammatica riunione del governo – da qualche liberalizzazione al preannuncio di vendita di immobili dello Stato – altro non sono che la riscrittura di alcune delle “buone intenzioni” già contenute nella lettera mandata a Bruxelles qualche giorno fa. Così, più che per le misure contro l’emergenza finanziaria da presentare al G20 di Cannes, l’attesissimo consiglio dei ministri straordinario che si è svolto ieri a tarda sera, alla fine si rivelerà importante solo per ragioni squisitamente politiche. Accompagnata da un fitto gossip sui rapporti interni al governo, alla maggioranza e persino dentro al Pdl, e preceduta dalla solita confusa girandola di ipotesi su come affrontare la situazione che si è fatta drammatica – tanto che alcuni ministri hanno preventivamente sentito la necessità di escludere interventi sul patrimonio e sui conti correnti bancari degli italiani, e ribadire da parte della Lega la preclusione non negoziabile sulle pensioni – la riunione del governo in realtà è più che altro ruotata intorno allo strumento giuridico da usare per varare i provvedimenti. Alla fine la scelta è caduta su un maxiemendamento alla legge di stabilità, ora in esame al Senato, ed è stata accantonata – almeno per il momento – l’ipotesi di un decreto legge, avversata dal Quirinale e dal ministro Tremonti. Berlusconi, recitano le indiscrezioni, avrebbe voluto portare a Cannes un decreto, ma da un lato il timore per la lunghezza dei 60 giorni necessari alla sua conversione, e dall’altro la volontà di Napolitano di veder adottati strumenti che consentano larghe convergenze parlamentari, lo hanno costretto a ripiegare. Con una conseguenza politica molto precisa: il premier, che ha come primo obiettivo quello di durare il più possibile, non guadagnerà i due mesi di tempo che il decreto gli avrebbe concesso prima di un voto di fiducia assai pericoloso (per il crescere delle defezioni nella maggioranza).
Al contrario, il confronto parlamentare consentirà più facilmente a chi vuole fargli fare un passo indietro, di provarci. Il Paese, nel frattempo, aspetta. Ma è difficile che lo facciano i partner del G20 e i mercati.

Il segretario apre la direzione con una relazione che è una non-posizione su tutto, sulle primarie, sulla Fiat. Sembra Veltroni al contrario: non dobbiamo sottovalutare il tema della Fiat ma neanche “affrontare questo problema come se fossimo le tifoserie dell’Inter o del Milan”. Non dobbiamo rinunciare alle primarie ma neanche non riconoscere che questo strumento “si va logorando”. Annuncia addirittura una grande assemblea per affrontare il tema!
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