E’ la generazione di coloro che sono stati sacrificati dai vari processi di riforma delle pensioni. Lettera a Matteo Renzi.
Caro Presidente,
sono nato nel 1965 e fortunatamente appartengo ancora alla schiera, più che alla generazione, di coloro che, da ultimi, hanno beneficiato del boom economico della seconda fase di globalizzazione, dopo la prima intrapresa a metà Ottocento, avviata nel corso degli anni Cinquanta del secolo scorso e dopo la tragedia di due guerre mondiali, separatiste, che hanno coinvolto interi continenti.
Nel 1989 – emblematicamente con la caduta del muro di Berlino, ma significativamente con la fine della politica dei due blocchi legati l’uno al Patto di Varsavia e l’altro al Patto Atlantico -, avevo quindi quasi 25 anni. All’incirca, anche se da un punto di vista meramente quantitativo che ritengo improprio, lo spazio di una generazione.
Nel 1989, il mondo intero si apriva a una terza fase storica di globalizzazione. Il mondo intero decideva di cambiare e cominciava a cambiare. La decisione è politica. La politica si serve della tecnica, ma essa stessa, come insegnano gli antichi greci e Platone in particolare, è arte della politica (techne politikè).
Nel 1989, io ero un ragazzo che finiva gli studi universitari e desiderava aprirsi al nuovo mondo. Un ragazzo, tuttavia, che aveva vissuto immerso nel mondo precedente, allevato e guidato dalle due generazioni dei propri genitori e nonni.
A differenza di quanto sembrava accadesse nell’intera Europa, in Italia la trasformazione della vecchia politica apparve subito lenta, manifestandosi neanche immediatamente, ma solo qualche anno dopo, con l’arrivo della Tangentopoli giudiziaria.
Successe allora che le cosiddette “due chiese” della Prima Repubblica si trovarono a dover fare i conti con la propria storia nazionale ed internazionale, neanche recente. Com’è arcinoto, il Pci è nato addirittura dalla scissione del Partito Socialista Italiano del 1921, mentre la Dc è stata fondata nel 1942. Entrambi in piena emergenza, il primo tra le due guerre e l’imminente avvento del fascismo; il secondo, nel corso dei tragici combattimenti.
A seguito dell’emergenza di tangentopoli, la Dc immediatamente scomparve, a distanza di circa due secoli dalla Rivoluzione francese del 1789. Infatti, dicono che la storia si ripete. E fu proprio Karl Marx a dire che si ripete sempre due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa. Nel nostro caso, i dirigenti allora del Pci, a differenza di quelli della Dc, non abdicarono al ruolo che la storia aveva loro assegnato e, non esercitando, ma praticando l’arte della politica, pensarono alla sopravvivenza e quindi alla trasformazione dello strumento democratico del partito in quello che sarà il Pci-Pds-Ds-Pd. Almeno, questo pensarono. Fino all’avvento del Rottamatore.
Caro Presidente, uso qui un epiteto che mostra apparentemente poco rispetto nei suoi confronti. Ma capirà bene, che non è affatto così. Mio padre dava del voi a mio nonno, io ho sempre dato del tu a mio padre e oggi è evidente che perfino al Pontefice di Roma sia consueto dare del tu.
Fino al 1989, la mia generazione aveva sempre guardato a quella del proprio padre (e nonno), ma da allora in poi aveva deciso di guardare a se stessa e al proprio futuro che si apriva al mondo intero.
Ma, in Italia, la politica ha di fatto impedito tutto questo, almeno per una generazione. La generazione di coloro che, significativamente, sono stati sacrificati dai vari processi di riforma delle pensioni, durati non a caso un ventennio, avviati con la legge Amato n. 421 del 1992 e culminati nell’approvazione della legge Fornero n. 214/2011. Poco prima che iniziasse la fase cosiddetta della rottamazione.
Caro Presidente, vengo in fine all’oggi.
Con l’elezione a Presidente della Repubblica dell’on. Sergio Mattarella, quel che è avvenuto ieri, per la mia generazione e soprattutto per coloro che hanno fatto seguito alla mia generazione, ha un significato soprattutto politico. Il significato di un atto innanzitutto dovuto e quindi di un impegno, presente e futuro, alla restituzione di quanto ancora è dovuto. Grazie, Matteo!

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