La vicenda ellenica è un passaggio delicato per l’Unione in uno scenario assai complesso.
La vicenda greca ci segnala un passaggio molto importante per l’Unione Europea, che richiede una risposta coerente, per non compromettere la validità di un percorso incentrato sul buon esempio dei Paesi più avanzati ed efficienti. Essa si inserisce in uno scenario assai delicato. Da un lato c’è il rispetto di regole e parametri sottoscritti dai governi, al fine di garantire stabilità della moneta e affidabilità nel rapporto tra i contraenti, condizioni necessarie per procedere ad un progressivo avanzamento del processo di unione economica e politica. Dall’altro c’è la crisi che attanaglia i Paesi più deboli, esposti ai suoi effetti negativi dal malgoverno e dall’incapacità di fare fronte a deficienze strutturali che si trascinano da decenni. In mezzo c’è l’avvoltoio Putin, che soffia sul malessere per avverare il proprio sogno egemonico di una grande Russia. E” infatti chiaro come l’emergere di nuove forme di ribellione alla “trojka” europea (dai successi elettorali della Le Pen in Francia, alla crescita della Lega di Salvini in Italia, e soprattutto alla vittoria stessa di Syriza in Grecia), siano assolutamente funzionali al disegno di Mosca. Putin scommetterebbe sull’indebolimento (se non su un vero e proprio sfaldamento) dell’Unione Europea, per svariati motivi, di breve e di lungo termine. Nell’immediato, per sfuggire alle sanzioni per la sanguinosa vicenda ucraina. Poi per poter “vendere” il proprio aiuto ai Paesi in sofferenza, ricevendone in cambio benefici politici ed economici. Quindi per non avere di fronte lo spauracchio di una grande potenza, ma un insieme di Stati medi e piccoli, decisamente meno influenti e sostanzialmente innocui. Infine per riannettere sotto il proprio dominio l’est europeo, ridisegnando un impero comparabile a quello dell’ex Unione Sovietica. Non è un caso che i contatti tra Tzipras e Putin siano sempre più frequenti. Non è un caso che Salvini, nel suo tour internazionale apparentemente bizzarro, abbia fatto tappa a Mosca, senza celare evidenti simpatie per il leader russo. Qualcuno arriva addirittura a ventilare il sospetto di finanziamenti occulti dalla Russia ai movimenti di protesta che crescono in Europa. Sul caso Grecia, si dice da più parti che le istituzioni europee dovrebbero allentare la morsa, evitando di consegnare quel Paese nelle braccia di Putin. E che altrettanto andrebbe fatto anche nei confronti degli altri Paesi che maldigeriscono i vincoli e le restrizioni della Commissione. Questioni di realpolitik in una cornicie di ragionevolezza possono certamente indurre a rivedere qualche parametro e a concedere oculate agevolazioni. E a dire il vero, interventi in questo senso sono già in atto: si pensi alle recenti modifiche del Patto di stabilità, che prevede diversi sconti ai Paesi in difficoltà che rispettino la regola del 3%. Ma di fatto, se vogliamo che l’Europa di domani non sia trascinata nel vizio, ma trainata dalla virtù, occorre saper resistere alle insidie e ai ricatti. Questo principio dev’essere introiettato soprattutto da quei Paesi che, con la loro situazione economica, zavorrano il percorso europeo. Italia in testa. L’Unione Europea ci offre l’occasione e la spinta per uscire dalla palude dei nostri guai. Ci prescrive una cura dolorosa ma salvifica, che da soli non troveremmo mai la forza di imporci, condannando i nostri figli a vivere nello stesso Paese disastrato che ci troviamo di fronte. È bene quindi stigmatizzare ogni tendenza dilatoria, ogni questua, ogni ricatto. A cominciare proprio da quello che Tzipras sta, con arrogante incoscienza, consumando nei confronti dell’Europa, a danno del proprio Paese. Se si cede a Tzipras, si crea il precedente per mollare la presa con Francia, Italia, Spagna, Portogallo. E saranno allora i tedeschi e i nordeuropei a perdere ogni interesse verso un’Europa troppo indulgente nei confronti dei compagni dissoluti, mettendo a serio rischio la tenuta dell’intero progetto. Se invece sarà la Grecia a uscire dall’Europa, perderemmo un simbolo storico e culturale (che non è poco). Ma al netto del contraccolpo economico e politico, ci saremo liberati di un peso morto, di un vuoto a perdere, e le motivazioni per proseguire non verranno meno. Mentre dal canto suo la Grecia, in alternativa al default, avrà solo da venire a patti col diavolo russo. Con tanti auguri. Sarebbe l’agnello sacrificale da consegnare all’ambiguo nemico, ma in cambio potremmo avere ancora integro il nostro progetto da costruire. Alla faccia di Putin e dei suoi peggiori auspici.

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