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Le delegazioni, le due Forza Italia e la vera partita

di Daniele Marchetti | 25 Gennaio 2015

All’incontro con il Premier, Berlusconi è sempre e solo affiancato da due pezzi da novanta: Gianni Letta e Denis Verdini. Con Alfano, invece, la delegazione azzurra varia.

A parte Fitto, che a San Lorenzo in Lucina considerano già fuori, Forza Italia resta un partito “double face”. Come al solito sono i dettagli a suonare la “sveglia”. Dettagli su cui pochi occhi si sono soffermati, ma che in politica contano, eccome!Le delegazioni di Forza Italia che hanno incontrato Renzi e Alfano sono diverse. Radicalmente diverse! All’incontro con il Premier, Berlusconi è sempre e solo affiancato da due pezzi da novanta: Gianni Letta e Denis Verdini. Con Alfano, invece, la delegazione azzurra varia: Toti, Ghedini, oppure Toti, Romani e Rossi. Una sorta di delegazioni del vecchio e nuovo corso.

È vero che in Forza Italia chi conta è Berlusconi. Ma il confronto delle delegazioni è assai interessante: mette in luce le due facce di un “Partito-contenitore” che mai è riuscito a darsi una chiara linea politica e con essa una dirigenza altrettanto riconoscibile internamente ancor prima che esternamente.Tutti, in Forza Italia, contano. Ma alcune estremità sono più sensibili di altre e guai, persino, a sfiorarle. Alfano & c. a certe cose dovrebbero far molto caso.Vero, Berlusconi è il garante e in certe vicende assolutamente nevralgiche (come l’elezione del Capo dello Sato) non farà mancare né l’apporto, né -tantomeno- la presenza. Il problema sarà altro.

I fatti, descrivono un’Area Popolare fuori dal “Patto del Nazzareno”. Quello scritto essenzialmente a 6 mani: Renzi, Berlusconi e Verdini. Patto che per andare in porto con una certa sicurezza, sia sul fronte Italicum ma, soprattutto, sul versante Quirinale, ha bisogno di quei 150 voti moderati rappresentati da NCD e UDC. Quei voti che, con una “operazione a latere” e di più modesta portata politica, si cerca di recuperare con “patti”, per così dire, di “secondo livello” come la «cifra» delle delegazioni farebbe intuire.

Resta uno spiraglio (per niente secondario): la “vera” candidatura moderata al Quirinale. Quella che sarà svelata solo dalla quarta votazione. Quella su cui Alfano & c. si giocano molto. Quella in grado di “agevolare” la nascita del “Partito che non c’è” per il quale metà degli italiani sembrano già simpatizzare.

Pubblicato in : Primo piano

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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