Il Valle cadrà, per la felicità del sindaco Marino che potrà segnare finalmente un punto senza averlo meritato. Si deve solo decidere se lo farà, patteggiando posti e spazi, oppure se sceglierà, stile Gaza, di uscire combattendo attendendo lo sgombero militare.
Roma Capitale, schierata con tanto di moglie del ministro della cultura, lei stessa, presidente della commissione cultura capitolina (la De Biase), dell’ ex leader degli studenti medi democratici, ora presidente del Teatro di Roma (Sinibaldi) con il suo direttore (Calbi) ed dell’avatar, tornato in vita, dell’onnipotente assessore rutellianveltroniano, tra il 1993 ed il 2006, alla cultura Borgna, hanno affrontato a brutto muso quelli del Teatro Valle Okkupato.
Diktat al Valle Okkupato
Nel nuovo stile democratico, non sono stati lì a discutere se la Fondazione Bene Comune dei Vallisti abbia o meno base giuridica, o meno; nemmeno se e quando la gestione “pubblica e culturale” del teatro sia stata mai veramente in forse. Dopo aver distribuito zuccherini sotto forma di altri spazi e future partecipazioni di palinsesto (“assicurato l’avvio di un progetto condiviso che ne salvaguardi i migliori risultati e le esperienze realizzate nella logica di un teatro partecipato anche dalle associazioni e dagli artisti attivi nella citta’ di Roma”), hanno intimato alla variopinta e improvvisata delegazione, priva dei suoi capi simbolo, di sloggiare entro il 31 luglio. La richiesta non è nuova nella sostanza. L’aveva avanzata timidamente anche il sindaco Marino, nella forma di un bando futuro di assegnazione sotto il controllo del teatro di Roma. Non c’erano però il diktat di una settimana di tempo, né la necessità fattasi improvvisamente impellente di affidare alla Sovrintendenza il ripristino dello status del teatro settecentesco dopo 3 anni di occupazione. I vallisti hanno oscillato e risposto con la convocazione di un’assemblea aperta che misurerà la loro residua quota di capacità aggregativa alternativa, ora che è passato da tempo il fiume dell’antiberlusconisno ruggente.
15 luglio esposto anti Valle Okkupato di Sylos Labini (Forza Italia), liberazione di un teatro (Volturno), occupazione di un altro (Eliseo), nomina dell’assessore attesa da mesi (Marinelli).
Si sono presi soprattutto paura per una serie di coincidenze datate 15 luglio, di cui la prima è il ritorno del duro e segnato volto dell’ex direttore dipartimentale alla cultura capitolina, sotto Borgna, , Giovanna Marinelli, che, dopo la parentesi 2008-13, viene ora da assessore a dire “Dove eravamo rimasti?” (Vien da rispondere, ovviamente “a Nicolini”). Dopo 5 mesi di attesa, il sindaco di Roma Ignazio Marino si è arreso all’inevitabile. La seconda coincidenza è la presentazione, sempre il 15 luglio, di un esposto alla procura contro il Teatro Valle, da parte di Edoardo Sylos Labini, responsabile nazionale del Dipartimento Cultura di Forza Italia, già promotore di un appello per lo sgombero, insieme all’ultimo direttore legittimo del Valle, Aricò, ed all’avvocato Biscotti.
Liberazione del Cineteatro Volturno e ritorno di Borgna cioè della Marinelli
La terza è poi, lo sgombero, manu militari, del CineTeatro Volturno, la cui occupazione datava ormai dal remotissimo 2007. Il teatro del varietà per eccellenza di Roma, gestito dall’avvocato Tufaroliche soffiò la moglie Diana a Totò, era stato occupato a due riprese, negli anni ’90 e nei 2000, divenendo da ultimo una sorta di ufficio comunale abusivo per immigrati, senza casa e asilo nido d’appoggio. Nella via Volturno che con via Calatafimi costituivano un tempo, una seconda via Veneto con i film e la presenza in carne ed ossa della Magnani, Fanfulla, Ciccio, Franco, Totò, si sono assiepate forze dell’ordine in assetto militare che hanno liberato i locali, garantendo l’impossibilità di una nuova occupazione. Dopo un’immediata manifestazione, gli ex occupanti hanno assediato l’assessorato fino ad ottenere un incontro con la Marinelli cui hanno chiesto conto, come questurini alla rovescia, della catena decisionale che ha portato allo sgombero. Nel ribadire che il Volturno è uno spazio destinato alla cultura e allo spettacolo, hanno ammesso che la missione era stata da loro stessi completamente disattesa. I vari tavoli in corso con Comune e Regione con i volturniani in tema di emergenza socioabitativa, sono stati così travolti dagli eventi e dalla decisione della prefettura. Una nomina, con il ritorno ad una figura della sinistra buropoliticata d’antan, formatasi tra Eti, teatro di Roma e l’assesorato di piazza Campitelli, un esposto ed uno sgombero hanno accompagnato il clima di montante indifferenza e scontrosità che anche nella sinistra al potere si nutre ormai per l’avventura del Valle, tanto gonfiata negli elogi prima, quanto imbarazzante ora.
Teatro dell’Opera bloccato
In realtà il Valle non è ora certamente il primo pensiero dell’assessore Marinelli alle prese con lo scontro tra sindacati al Teatro dell’opera che ha subito l’onta di tre serate bloccate per sciopero e rischia di perdere i fondi della legge Bray. Questione utile a coprire un rosso da 10 milioni per un teatro che già ne riceve 2° da Comune e Regione. Ad un teatro disoccupato, un altro pencolante, se ne aggiunge subito un altro occupato. Occupazione del Teatro Eliseo Tocca al celebre Eliseo di via Nazionale, sorto 114 anni fa, a suo tempo calcato e diretto da Totò, Visconti, Valli, Falk e Patroni Griffi, t. I suoi dipendenti, che con l’indotto arrivano alle mille unità, sono in assemblea permanente per il rischio chiusura dovuto allo sfratto ed all’inagibilità. Non è un’occupazione selvaggia come altre, ma uno stato d’allerta che coinvolge le preoccupazioni di tutti, dei lavoratori, gestori e proprietari. L’Eliseo è sostenuto generosamente dalFus (fondo unico per lo spettacolo) con 7,5 milioni in 6 anni, 1,4 milioni solo nel 2012. Vale nei bilanci più di un milione, ha 8mila abbonati, 200 mila spettatori annui e quindi è operativamente in buona salute; malgrado ciò ha finito il 2012 con un rosso da 670 mila euro. Ora sul teatro incombe uno sfratto esecutivo prorogato per le proteste a fine luglio. L’Eliseo Immobiliare che paga il mutuo fatto a suo tempo per l’acquisto, era di 3 soci, Stefania Marchini Corsi, la società Doppia V del gioielliere Carlo Eleuteri e o storico gestore Vincenzo Monaci, uscito a gennaio dalla società. L’Immobiliare; lamenta oltre 20 mensilità d’affitto non pagate, dalla società di gestione, ”Eliseo teatro” di Massimo Monaci. figliodi Vincenzo, che controlla la ”Eliseo teatro” con il 5,37% del padre ma soprattutto con l’87% dellaMaremma vera srl, di cui è diretto proprietario, un’azienda vinicola grossetana andata negli anni ampliandosi fino a gemmare l’elegante struttura della Pieve Vecchia srl. La lotta per il palcoscenico di Via Nazionale vive di reciproche accuse tra i protagonisti interni. Monaci si è nei fatti sottratto sia al mutuo che all’affitto, ma, dall’alto della sua presidenza all’AGIS regionale, accusa gli altri di voler uscire dal solco teatrale per altre tipologie di spettacolo, più di bassa lega. Anche i lavoratori , tutti in cassa integrazione, inclusi i 30 del Piccolo Eliseo paventano l’apertura di una discoteca al posto della seconda sala, da parte del pretendente Gruppo Cavicchi, società dell’alimentare il cui Palacavicchi, “città del divertimento” sta nel mezzo di una città commerciale da 6 ettari a Ciampino, in perenne disputa per abusi urbanistici. I rischi per l’Eliseo stanno nella disputa tra, da un lato, Cavicchi e Teatro Golden (fondato nel 2009 dal direttore artistico Andrea Maia) e dall’altro si il produttoreBellomo chegarantirebbe la continuità a Monaci. Non è l’occupazione il problema ma la garanzia finanziaria oberata da 9 milioni di debito e dagli investimenti della probabile ristrutturazione per la scaduta l’agibilità, in esame a settembre. Una scadenza che pretende nomi e cognomi di investitori e gestori, nuovi o vecchi che siano. La Marinelli tace, ringraziando il ministro dell’immediato pronunciamento su fatto che il teatro resterà teatro, ormai tautologica abitudine di banalità scontata.
O Valle o morte
Il Valle cadrà, per la felicità del sindaco Marino che potrà segnare finalmente un punto senza averlo meritato.
Si deve solo decidere se lo farà, patteggiando posti e spazi, come fa già al Nuovo Imae, coi proventi per autori e esecutori, ultimamente aumentati considerevolmente grazie al ministro MiBac; oppure se sceglierà, stile Gaza, di uscire combattendo attendendo lo sgombero militare. In quest’ultimo caso avremo un altro 15 ottobre, con devastazioni del centro della capitale. La Marinelli, al contrario della sorella dell’ex Barca in superdisgrazia, non ha dubbi sul teatro Valle dove «sicuramente c’è una situazione di legalità che va ripristinata e un’esigenza di pari opportunità per le altre realtà teatrali di Roma”. Come però avviene anche al Teatro dell’Opera sono in corso frizioni e lotte, che esulano le questioni culturali e occupazionali. E’ in atto uno scontro sottotraccia nella sinistra estesa, a partire da Pd e Cgil, che vede confrontarsi i governativi ed i fautori del “tanto peggio tanto meglio”. L’amara considerazione che fa Sylos Labini è che, nella guerra che distrugge a Roma quanto ancora resta in piedi sotto la crisi economica (sta fallendo il tempio jazz AlexanderPlatz), anche all’indomani di possibili scontri, miti vittimistici di domani. utili per gli amici di Guzzanti e Rodotà , “agli occupanti del Valle verrà dato un altro spazio per fare attività”. Se ne deduce “quindi cari amici teatranti quando siete senza lavoro occupate un teatro così le istituzioni ve ne daranno un altro da gestire. E mi raccomando da oggi non pagate più Siae , contributi,Iva , vigili del fuoco”. L’occupazione resta un buon affare, basta saper cambiare la foto appesa del segretario.

Lascia un commento