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Turno di ballottaggio, la riforma della Pubblica amministrazione questa volta parte davvero dall’elezione diretta dei nostri sindaci da trincea avanzata

di Cesare Mannucci | 2 Giugno 2014

I Comuni, è giusto ricordarlo, sono stati nella storia del nostro Paese sempre luogo fondamentale di identità e apripista dei processi di innovazione istituzionale.

elezionielezioSi è appena concluso il primo turno della tornata elettorale per il rinnovo dei Sindaci e dei Consigli Comunali di più di 4 mila Comuni. Non si è votato per le Province, che d’ora in poi saranno Enti di secondo grado, in forma di Assemblea dei  Sindaci.  Non si tratta, questa volta, di un turno elettorale come quelli trascorsi. E’ bene sottolinearlo a noi stessi e agli elettori. C’è qualcosa di più e di diverso. Verranno eletti gli amministratori che insieme a quelli in corso di mandato saranno i protagonisti nei prossimi mesi dell’attuazione di una riforma che, se sapientemente attuata, deve porre la basi per una trasformazione non solo dell’assetto istituzionale locale, ma soprattutto del rapporto fra pubblica amministrazione e cittadini e corpi sociali. Una sfida che tocca direttamente il funzionamento del nostro sistema democratico, con l’obiettivo di modernizzarlo e renderlo più efficiente e in sintonia con le aspettative della società. E’ una sfida culturale  che investe la capacità dei Sindaci e degli amministratori di  cambiare pelle,  reinterpretare il proprio ruolo in modo innovativo, riuscendo a fare sintesi fra gli interessi della comunità che li ha eletti e i nuovi assetti di Province e Città metropolitane. I Comuni, è giusto ricordarlo, sono stati nella storia del nostro Paese sempre luogo fondamentale di identità e apripista dei processi di innovazione istituzionale. Basti citare l’elezione diretta dei Sindaci e i suoi effetti nel sistema politico nazionale e nella relazione fra elettore ed eletto. Anche in questa fase, così complessa e particolare, i Comuni vogliono essere i protagonisti del rinnovamento. Città metropolitane e Province di secondo grado amministrate e governate in modo sinergico dai Sindaci e dagli amministratori potranno essere i luoghi strategici per una più efficace programmazione e gestione delle policies in ogni territorio. Veicoli e strutture di semplificazione burocratica ed amministrativa  avendo come certezza che semplificare si deve e si può, che vanno date subito risposte energiche alla principale emergenza del paese, ossia lo sviluppo e il lavoro. “L’attuazione della legge Delrio definisce il perimetro entro cui bisogna, e i Comuni con l’Anci lo faranno e lo chiederanno, – fa sapere il sindaco di Torino Piero Fassino, presidente dell’Associazioe nazionale comuni italiani – far compiere passi concreti e misurabili alle pubbliche amministrazioni per rimuovere nodi cronici ed inaccettabili che da troppo tempo rallentano i processi di sviluppo economico, la capacità di attrarre investimenti, le opportunità di nuovo lavoro. Un esempio per tutti: canalizziamo sforzi e risorse per far sì che l’ente di secondo grado, sulla base di un ruolo di supporto del comune capoluogo, diventi l’”infrastruttura intelligente” su cui incardinare la funzione di coordinamento di tutte le procedure burocratiche, finalizzate ad assicurare  tempi e risultati certi e rapidi alle istanze di insediamento produttivo e di investimenti economici, attraverso una guida forte e strategica degli organi di governo”. Secondo Fassino sviluppo economico e lavoro richiedono condizioni di contesto, dalla promozione dell’efficienza nella gestione dei servizi pubblici locali, alla definizione di politiche fiscali omogenee, dalla facilitazione dell’accesso alle prestazioni di ogni tipo alla massima sinergia fra tutti i soggetti istituzionali e locali presenti nel territorio, per il miglior ed effettivo utilizzo di tutte le risorse: “tutti obiettivi – aggiunge il primo cittadino della Mole Antonelliana – che devono diventare “l’ossessione” di chi avrà l’onore e l’onere di guidare le nuove amministrazioni locali. E’ necessario però che questa ossessione diventi contagiosa, perché alcuni ostacoli vanno superati con la massima condivisione. Li elenco rapidamente: il riparto di competenze legislative fra Stato e Regioni va urgentemente rivisto soprattutto nelle materie che investono lo sviluppo economico; la trasformazione del Senato, obiettivo ineludibile per contemperare gli interessi dei livelli di governo e migliorare una produzione normativa che sembra spesso lontana o distratta dai problemi reali di chi amministra; il superamento del Patto di Stabilità interno, da tutti definito ottuso, e una reale autonomia fiscale e finanziaria ai Comuni” . C’è infine un punto che oggi appare il più rilevante: i Comuni e chi li governa potranno essere i veri protagonisti di una stagione di grande innovazione istituzionale se governo e Parlamento avranno fiducia in loro. E’ stata posta una sfida alta e ambiziosa, il sistema dei Comuni è il perno della democrazia locale, ora è necessario che i sindaci in primo luogo siano dotati di poteri autonomi, che le amministrazioni siano liberate da vincoli burocratici e limiti normativi soffocanti. “Non ci si può chiedere di correre – conclude Fassino – portando sulle spalle un macigno di regole e vincoli anacronistici e subendo continue riduzioni delle risorse indispensabili per garantire i servizi essenziali ai cittadini”. Ok tutto giusto quello che sostiene l’ex segretario nazionale della Quercia, ma noi continuiamo a pestare sul mortaio. Se non si mette mano non solo agli stipendi ma anche al numero dei dipendenti inutili e lavativi della pubblica amministrazione ogni buon proposito delle riforme annunciate rischieranno di rimanere tentativo andato a vuoto di riprendere il controllo di una macchina amministrativa impazzita e completamente allo sbando.

Pubblicato in : Primo piano

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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