Un colloquio a due sul socialismo, su quanto sia stato fondamentale nella formazione della coscienza democratica e su quanto ancora oggi, in un momento così delicato e complesso delle vicende nazionali, potrebbe risultare centrale per lo sviluppo del Paese.

Entrambi convinti che Milano abbia giocato un ruolo centrale nella crescita politica, morale, culturale ed economica dell’Italia.
Un colloquio a due sul socialismo, su quanto sia stato fondamentale nella formazione della coscienza democratica e su quanto ancora oggi, in un momento così delicato e complesso delle vicende nazionali, potrebbe risultare centrale per lo sviluppo del Paese.
Se la sua storia non sembrasse definitivamente conclusa.
Questo il libro edito da Ornitorinco, “Parlando di Socialismo” che verrà presentato e discusso lunedì 24 marzo al Circolo de Amicis in collaborazione con Critica Sociale.
“Mi sono iscritto al PSI nel 1957, dopo la rivoluzione ungherese del 1956,”racconta Tognoli nelle prime pagine del libro.
“Già da un paio d’anni mi interessavo alla politica con i compagni di classe GiorgioGangi e Giovanni Baccalini sulla base di un generico orientamento socialista.
L’interesse verso il PSI, e in particolare nei confronti di Pietro Nenni, era nato in occasione del “rapporto segreto” di Nikita Kruscev al XX congresso del Partito comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) che venne reso pubblico dalla stampa americana e jugoslava qualche mese dopo la sua presentazione (riservata ai delegati eperciò “segreta”). Nenni commentò quella relazione con alcuni articoli sull”‘Avanti!”,Luci e ombre del XX congresso, 1 che mettevano in rilievo le contraddizioni delrevisionismo krusciovia no che condannava il “culto della personalità” e i misfattidi Stalin, senza alcuna considerazione sul sistema bolscevico, autoritario e poliziesco,che aveva permesso tali devastanti deviazioni. La posi zione di Nenni e del PSI sulla ribellione ungherese, dell’ottobre novembre 1956 – contraria all’intervento dei carri armati sovietici che soffocarono nel sangue l’aspirazione degli ungheresi alla liber tà – fu il fattore che favorì l’avvicinamento al Partito socialista.
Nell’istituto tecnico per chimici industriali che frequentavo (il Molinari, in queglianni ubicato nell’ultimo piano dell’istituto Carlo Cattaneo di piazza Vetra) c’era uninteressante dibattito ideologico- politico . La professoressa di lettere, senza essere diparte, diede un’impronta culturale alla fonnazione mia e dei miei compagni che siinteressavano alla politica e alla storia. I testi adottati, Natalino Sapegno per laletteratura italiana e Giorgio Spini per la storia, hanno favorito un orientamentoverso il socialismo e una attenzio ne per la cultura.
Baccalini, Gangi ed io ci iscrivemmo poi alla Bocconi (in quel periodo con ildiploma dell’istituto tecnico si poteva accedere solo alla facoltà di Economia eCommercio) che frequentammo come studenti lavoratori . All’università si accrebbe l’impegno politico nell’ambito della rappresentanza studentesca.
Mi iscrissi alla sezione Monforte del PSI dove la maggioranza era di sinistra. I”canisti”, come venivano chiamati gli aderenti alla sinistra del PSI, che si eraschierata con i sovietici i cui “cani arma ti” avevano occupato Budapest.
La cosa che mi colpì dei primi dibattiti sezionali fu che molto spesso, quando siparlava della “difesa della democrazia”, c’erano alcuni iscritti che si domandavanose nel caso di vittoria del Paitito socialista e del Partito comunista, alleati sino al1956, si sarebbe dovuta mantenere la democrazia borghese o se questa dovesse esse resuperata con altre fo1me per dare il potere al proletariato. Queste considerazionidisinvolte, anche se in buona fede, mi convinsero del tutto che si dovesse condune condetenninazione la battaglia auto nomista nel PSI, dove rimanevano forti residuileninisti e stalinisti anche dopo la svolta del 1956″.

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