L’Italia sta morendo di politica a causa dell’assenza della politica! Tre proposte shock: chiudere regioni e province, rivoluzionare gli uffici giudiziari e uscire dall’area Euro per approdare a quella del dollaro pur restando nell’Europa politica.

Ma l’osservatore, attento e direi ormai basito di fronte a simili eventi, che può pensare e dire? Come giudicare l’annuncio di piani fiscali sì arditi e innovativi? Come vedere quel “regalo” che tanto ricorda le elemosine che i re facevano alla plebaglia in tempi di crisi? Come leggere le nuove norme su un mercato del lavoro in un Paese che prima ha bisogno di averlo un tale mercato?
Il rassegnato cittadino può solo chiedersi, per usare un’espressione popolare poco elegante, ma sempre efficace: ma questi signori ci sono o ci fanno?
Il nostro è un Paese che sta morendo di politica a causa dell’assenza della politica! Non è un’evidente ossimoro, ma la dura e cruda realtà.
La politica è l’arte della gestione della cosa pubblica in attuazione di un progetto. Prima dell’azione si pone un’idea di quella cosa pubblica, una visione che, dando un orizzonte, fonda delle scelte di partenza in base alle quali si individuano le dovute coordinate concrete. Dove è l’idea di Paese dei nostri governanti, di destra e di sinistra, degli ultimi venti anni? Direi che se la si cercasse non la si troverebbe. Le uniche cose che vediamo accadere sotto i nostri occhi consistono in un allargamento sempre più sfrenato dell’incidenza degli apparati politico-burocratici.
È qui che stiamo morendo di politica. Queste gigantesche macchine di consenso elettorale creano disfunzioni, costi, oppressione. Il numero delle norme di cui viviamo e la loro complicazione e incomprensibilità sta soffocando letteralmente alla gola ogni comparto della nostra vita. Paghiamo un debito sempre più alto ed in cambio riceviamo il nulla.
Nel frattempo il potere, come strumento di un fare nell’interesse comune, si polverizza e scompare, lasciando il posto al potere come clientela, malaffare e, nella migliore delle ipotesi, come autoconservazione dei propri rappresentanti.
Oggi la politica esige delle scelte di fondo. E il bivio di fronte al quale siamo è: vogliamo continuare su un percorso di espansione del ruolo della politica e così della spesa pubblica oppure pensiamo che la chimerica crescita sia raggiungibile liberando le energie che provengono dalla società? Pensiamo che l’unico modo per crescere sia ancora quello di delegare la nostra vita agli apparati statali, regionali, provinciali, comunali e a tutti gli ammennicoli vari collegati? Oppure pensiamo che tutta questa macchina infernale, di cui ormai più nessuno ha il controllo, neanche il capo del Governo, debba essere spazzata via per far respirare l’intrapresa privata? E si badi spazzata via anche senza alcun licenziamento!
Non ho dubbi sulla necessità di seguire questa seconda strada. Ed allora affrontiamo i problemi veri. Passiamo a semplificare i livelli di governo delle cose, che significa chiudere regioni e provincie, bastando gli apparati centrali e i comuni. Affrontiamo i problemi della giustizia abbandonando l’idea che servano riforme dei codici e rimettendo a posto gli uffici giudiziari. Restituiamo dignità alle Università con vere prospettive meritocratiche e non con finti programmi, che fanno sorgere solo ed esclusivamente complicazioni burocratiche.
Per finire con la grande questione della moneta. Diciamoci la verità: l’Italia non può permettersi l’euro. Qui non si tratta di far insorgere il sud dell’Europa contro la cattiva Germania, perché almeno noi abbiamo troppi peccati per poter sollevare accuse. Qui si tratta di avere un po’ di buon senso. Il nostro Paese ha bisogno di esportazioni se vuole ricominciare. Ed allora restiamo pure nell’Europa politica, ma usciamo da quella monetaria. Non per tornare alla vecchia lire, ma direi per approdare al dollaro, approdo che certamente sarebbe politicamente possibile, economicamente utile per noi e, probabilmente, anche salutare per dare una scossa alle burocrazie della UE.
Quello appena, sommariamente, tratteggiato non è uno scenario apocalittico, ma solo un’idea di movimento verso qualcosa. Il popolo italiano sta soffrendo da troppo tempo e, quel che è peggio, sta soffrendo senza prospettive. Questi politicanti che nulla sanno di politica ci hanno tolto molto, soprattutto la speranza. Ma quando si fermeranno?

Verissimo! L’ Italia non puo’ permettersi l’ euro e l’ Europa non puo’ permettersi un euro senza Italia. Perche’ non mettere un po’ di paura anche alla Germania minacciando, non un ritorno alla lira, che sarebbe un suicidio, ma un ingresso nel dollaro! Ottima analisi economica e politica.
Ha ragione! Purtroppo anche in Renzi, nel quale personalmente avevo sperato, sembra mancare una ‘visione’ , un progetto di lungo corso per l’Italia
Giovanna Malesani. Prato