A volte, ascoltando i renziani, leggendoli nei social network, osservandoli in completa trance di fronte al loro leader, abbiamo un dubbio: ma prima di Renzi, almeno il Padreterno aveva combinato qualcosa di buono?
Divenuta definitiva la condanna a Berlusconi per le violazioni fiscali in materia di diritti televisivi, Matteo Renzi ha dichiarato senza mezzi termini il “game over” per l’ex premier: “in qualsiasi Paese democratico, dopo una sentenza definitiva di condanna, è obbligo farsi da parte”. Parole chiare quelle del sindaco di Firenze, che finalmente restituiscono all’Italia quel decoro che si era andato smarrendo per la permanenza in posti di responsabilità di un uomo sottoposto ad una quantità incredibile di processi penali.
Avendo promesso la riforma della legge elettorale, non appena diventato segretario del PD, Renzi ha preso il toro per le corna e si è incontrato con Berlusconi per trovare un accordo. E’ stata una mossa abile. Dopo venti anni di paralisi, finalmente si è rimesso in moto il convoglio delle riforme. E coloro che fanno gli schizzinosi farebbero meglio a prendere atto dell’abilità e della spregiudicatezza di Renzi. Per raggiungere il suo obbiettivo non è andato per il sottile e non si è fatto condizionare dai pregiudizi anacronostici dei demonizzatori del cavaliere che fino ad oggi avevano condizionato l’iniziativa del PD sul piano politico.
Intanto, un cambio di passo deciso verso l’avvicendamento della classe politica. Renzi non si fa condizionare nel presentare facce nuove: per non correre rischi, sceglie personalmente i giovani, soprattutto ragazze. Poco importa se saltellano da un talk show all’altro seminando gaffes e interrogativi sul significato di quello che dicono. Tutto va bene pur di togliersi di torno i vecchi tromboni della politica. Lontanissimi i tempi degli yes man e yes women mandati in prima linea da Berlusconi e che erano selezionati con criteri di casting. Vuoi mettere le renzine con le mignottelle del cavaliere? La fresca ingenuità delle nuove leve del sindaco con la insopportabile ignoranza delle igieniste e dei miracolati del signore di Arcore?
L’abilità di Renzi sta anche nel giusto dosaggio tra coraggio e prudenza. Rottamazione della vecchia classe politica, ma anche disponibilità al compromesso. Nella fase delle primarie è stato giusto fare accordi coi De Luca (sindaco di Salerno) e gli Emiliano (sindaco di Bari) e cento altri cacicchi del potere locale. La politica ha le sue ragioni. E se ora si dovesse, dopo Berlusconi, rivalutare anche Veltroni pazienza. Quel che ce vo’ ce vo’. Purchè non sia come Berlusconi che riempiva le sue fila di ex di ogni risma.
A volte, ascoltando i renziani, leggendoli nei social network, osservandoli in completa trance di fronte al loro leader, abbiamo un dubbio: ma prima di Renzi, almeno il Padreterno aveva combinato qualcosa di buono? E’ un popolo che non ha dubbi e che occupa la giornata assolvendo con scrupolo ad compito preciso: spiegare a posteriori quanto sono intelligenti quelle che talvolta potrebbero sembrare solenni bischerate del loro capo. Come il famoso “Fassina chi?”. Che non è stato elegante e nemmeno originale. Si rifà direttamente ad un altro interrogativo che, a differenza di questo, non era privo di raffinata e sottile ironia. Anni fa, quando era presidente della RAI, chiesero ad Enzo Siciliano cosa pensasse di una delle tante grane piantate da Michele, cioè il conduttore Michele Santoro. “Michele, chi?” rispose Siciliano. Il quale era persona di cultura e di grande educazione. Con quello sbalordito “Michele, chi?” volle prendere in giro l’abitudine tutta italiana di chiamare per nome i personaggi famosi, allo scopo di condividerne il cono di luce. Da mite uomo di lettere non si sarebbe mai prodotto in una uscita altrimenti volgare.
Ma “Fassina chi?” è diventata per il popolo adorante una grandissima battuta pronunciata da Renzi. Lo stesso popolo che rimbrotta, a brutto muso, chiunque si permetta di esprimere dubbi o anche solo perplessità su singoli episodi che vedano come protagonista il nostro Matteo. E lo stesso popolo che ci ricorda, per arroganza, quello che seguiva senza mai criticarli altri leaders del passato (non facciamo nomi perché, almeno uno, è ancora in vita e, a quanto pare, in piena attività, nonostante gli sforzi di metà delle procure italiane). Salvo poi rimproverargli, venute meno le fortune, ogni genere di nefandezze ben oltre i torti effettivi.
Sono atteggiamenti che proprio non ce la facciamo a sopportare. E non è colpa di Renzi se i suoi seguaci non sono e non saranno mai alla sua altezza. Ma Renzi deve prometterci di non essere lui a scendere alla loro.


Tanti discorsi per ritornare all’osanna appena deprecato: Renzi è un grande!