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Patto di stabilità interno, l’assurda imposizione europea che congela i soldi in cassa dei comuni coi conti in attivo

di Cesare Mannucci | 12 Gennaio 2014

Il risultato, paradossale, è che opere finanziate, progettate o portate a compimento e per le quali ci sono i fondi, non potranno essere pagate alle imprese a meno di un nuovo apposito decreto sblocca pagamenti! 

pattodistabilita“Per fare i bilanci  i Comuni hanno bisogno di certezze di risorse. E’ quindi decisivo che si individuino soluzioni risolutive entro le prossime settimane”. Lo chiedono con forza i sindaci italiani attraverso la loro associazione nazionale. Quest’anno il  Patto di stabilità prevede per i comuni con più di 5000 abitanti di migliorare il saldo di competenza mista – calcolato cioè non solo sul bilancio corrente ma anche sui flussi di cassa – del 14.8 % rispetto alla media degli anni 2007-2009. Per i cosiddetti “comuni virtuosi”, che il ministero sta individuando proprio in queste ultime settimane, sarà invece sufficiente rispettare il saldo di riferimento senza alcun obbligo di miglioramento.

Bene – verrebbe da dire –, quelli che rientreranno nella lista dei virtuosi avranno dei tangibili vantaggi. Non è così, purtroppo: rispettare il saldo di “competenza mista”, semplificando al massimo, si traduce nel fatto che è possibile pagare spese di investimento (opere pubbliche) solo in base alle entrate effettive dell’anno in corso. I soldi che un comune ha già in cassa, i mutui e i residui riferiti a contabilità antecedenti non vengono fatti spendere perché, per le regole contabili europee, avanzi di amministrazione e fondi di cassa non concorrono al bilancio (e al debito) finché le somme non vengono effettivamente erogate!
I comuni virtuosi avranno quindi un vantaggio del 14.8 %, ma su somme disponibili così piccole da tendere praticamente a zero. Il risultato, paradossale, è che opere finanziate, progettate o portate a compimento e per le quali ci sono i fondi, non potranno essere pagate alle imprese a meno di un nuovo apposito decreto sblocca pagamenti!  Per colmo d’ironia quello che l’Italia ha stipulato con l’Europa e che per esteso si chiama Patto di stabilità e crescita, nella traduzione locale è diventato elemento di decrescita economica.

C’è una nota positiva: salvo modifiche, quest’anno il patto prevede che gli enti locali siano classificati, grazie a numerosi “parametri di virtuosità”, in tre differenti categorie, i migliori avranno il beneficio del saldo zero come accennato all’inizio, i peggiori vedranno aumentato il risultato da raggiungere di una percentuale ancora da definire e tutti gli altri dovranno rispettare l’obiettivo del 14.8 % di miglioramento. Già lo scorso anno, grazie a parametri simili, 143 comuni e 4 province sono stati decretati enti virtuosi. Questo va bene, è un primo passo verso la valorizzazione del merito, dimostra che il governo conosce ed è in grado di valutare la qualità dei propri amministratori. Quello che non basta sono i benefici concessi ai migliori.

Il meccanismo del patto inoltre sta per essere modificato e nuove modalità contabili sono in fase di sperimentazione.

Il ministro Delrio ha recentemente rassicurato sul fatto che cambieranno le regole e per i comuni dovrebbe finalmente finire il tempo del rigore. Ma non c’è niente di sicuro: se, come sembra, il futuro obiettivo sarà la riduzione del debito, cambierà poco. Per i comuni non sarà possibile infatti investire per la crescita e ridurre contemporaneamente l’indebitamento utilizzando esclusivamente le entrate ordinarie. Aspettiamo comunque di conoscere le nuove norme.

Al Presidente Letta non sfuggirà certo che “patto” è parola importante, significa accordo tra le parti, l’accordo a sua volta prevede un qualche vantaggio reciproco o quantomeno una consonanza di intenti, ma ad oggi non si vede molta consonanza tra governo ed enti locali, che sono anzi scoraggiati se non risentiti per il trattamento loro riservato.
“Patto di stabilità interno” non è il nome corretto per questa norma, il nostro invito è che lo cambi, in “Legge di stabilità interna” e stringa con la sparuta schiera dei virtuosi di questo e dello scorso anno il vero “Patto dei Sindaci per la stabilità locale”. Li convochi a Roma e ufficialmente chieda il massimo impegno per il rispetto dei futuri parametri-obiettivo. Nel contempo però conceda loro la deroga sullimite del saldo di cassa: devono poter pagare con i propri fondi, e almeno per il prossimo biennio, tutte le opere in corso e quelle che saranno in grado di realizzare in base al solo bilancio corrente e senza dover ridurre l’indebitamento che risulterà sicuramente già contenuto.

Ben vengano le novità che il governo sta preparando a favore degli enti locali, per i comuni virtuosi però è necessario uno sforzo in più: rappresentano il meglio del meglio, l’eccellenza tra le amministrazioni. Dal totale delle risorse che si libereranno a partire dal prossimo anno deve essere accantonata la somma che a loro serve; è una piccola parte, il resto venga utilizzato come previsto dai piani del governo.

È adesso che il paese ha disperato bisogno di investimenti, quelli che hanno in cassa i comuni virtuosi sono soldi veri e quelli che hanno nei cassetti sono progetti validi e immediatamente cantierabili.

Pubblicato in : Editoriale

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Cesare Mannucci

    14 Gennaio 2014 alle 16:28

    Sul principio dell’applicazione del patto di stabilità interno dei comuni italiani caro Gian Franco sono d’accordo con te. Ma è la rigiidità assoluta che non mi convince….perchè penalizzare i comuni che virtuosamente hanno tenuto i conti in ordine con avanzi primari sia sulla parte in conto capitale sia per quella che riguarda la spesa corrente? Dei criteri meritocratici, oltre in parte far ripartire la nostra economia, farebbe valutare davvero gli amministratori e i funzionari comunali degli enti locali facendo risaltare chi è capace e chi invece è li solo per fare disastri o quanto meno sta cercando di mettere a posto i disastri dei predecessori….

    Rispondi

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