Nel giudizio sono intervenuti, ad adiuvandum, cioè a sostegno della posizione di Bozzi, 25 cittadini elettori, tra i quali l’ex parlamentare socialista e avvocato, Felice Besostri e l’avvocato Claudio Tani.

Nel novembre 2009, in qualità di cittadino elettore Bozzi cita in giudizio la Presidenza del Consiglio e il ministero dell’Interno davanti al Tribunale di Milano, sostenendo che nelle elezioni politiche svoltesi dopo l’entrata in vigore della legge 270/2005, il cosiddetto Porcellum, e nello specifico nelle elezioni del 2006 e del 2008, il suo diritto di voto era stato leso, perché non si era svolto secondo le modalità fissate alla Costituzione – ossia voto “personale ed eguale, libero e segreto (art. 48) e “a suffragio universale e diretto”.
Liste bloccate, premio di maggioranza senza soglia minima, inserimento nella lista elettorale del nome del capo di ciascuna lista o coalizione, gli aspetti contestati. Il primo, per garantire l’espressione del voto personale e diretto deve essere data all’elettore, secondo Bozzi, la possibilità di esprimere la propria preferenza a singoli candidati.
La seconda, perché attribuisce un premio di maggioranza senza agganciarlo a un numero minimo di voti, e in questo modo violerebbe il principio di uguaglianza del voto.
La terza, perché l’indicazione sulla scheda del capo del partito o coalizione, possibile futuro premier, limiterebbe l’autonomia del Capo dello Stato nella scelta del presidente del Consiglio.
Nel giudizio sono intervenuti, ad adiuvandum, cioè a sostegno della posizione di Bozzi, 25 cittadini elettori. Il 18 aprile 2011 il Tribunale di Milano ha rigettato l’istanza, giudicandola manifestamente infondata. Bozzi ha fatto ricorso in appello e il 24 aprile 2012 la Corte d’appello di Milano lo ha respinto, motivando che il principio del voto uguale per tutti è da intendersi in senso formale, ossia che nell’urna ogni voto ha lo stesso valore. E’ seguito il ricorso in Cassazione.
La Suprema Corte, prima sezione civile, non ha preso una decisione, ma con un’ordinanza interlocutoria nella quale però segnala numerosi aspetti critici della legge elettorale, il 17 maggio scorso ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale. Ora il verdetto della Consulta: illegittimità costituzionale della legge nelle parti relative al premio maggioranza e alle liste bloccate.

Grande l’Avv. Bozzi per questa sua difesa della libertà. E pensare che abbiamo in parlamento gente che dovrebbe difendere la Costituzione e fa esattamente il contrario. E pensare che al posto di certi individui sedevano parlamentari come Giacomo Matteotti, che per la difesa della democrazia, ha sacrificato la propria vita. Ora dobbiamo difendere il diritto di voto sottratto a milioni di italiani che non hanno potuto e non potrebbero votare per l’elezione dei consigli provinciali e del presidente di province commissariate in modo contrario alla Costituzione, al testo unico degli enti locali e alla Carta Europea dell’autonomia locale. Domanda: e Napolitano cosa fa? Indipendentemente da quale sia il pensiero sul futuro delle province, finchè queste saranno soggetto istituzionale costituzionale, la gente ha diritto di votare i propri rappresentanti. Solo se eventualmente fosse cancellato dalla Costituzione, non ci sarebbe più il conseguente voto popolare. Salviamo la democrazia da questo parlamento.