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La rivoluzione come mito e come realtà

di Giacomo Properzj | 18 Novembre 2013

La società liberale è costruita su una piramide di deleghe successive che portano gli elettori, cioè il popolo, a esprimersi anche rivoluzionariamente ma attraverso il voto.

A demonstrator throws a bottle during a demonstration of the 'Indignant' group in Rome October 15, 2011. Protesters worldwide geared up for a cry of rage on Saturday against bankers, financiers and politicians they accuse of ruining global economies and condemning millions to poverty and hardship through greed. They plan to take to the streets from Sydney to Alaska via London, Frankfurt, Washington and New York.   REUTERS/Remo Casilli(ITALY - Tags: POLITICS CIVIL UNREST BUSINESS TPX IMAGES OF THE DAY)Il mio amico marchese Carlini, già elettore repubblicano poi leghista, non è il solo caso, mi ha fatto partecipe di una sua conversazione con un taxista che molto sembra averlo impressionato. Il taxista, a fronte della disastrosa situazione dell’Italia, dopo aver votato lungo l’arco di tutti i partiti verbal-sovversivi, ormai non sapeva più dove votare, del resto come il marchese, e proponeva la rivoluzione popolare. Quest’affermazione aveva scosso fortemente l’animo del mio amico, di per sé non rivoluzionario ma reso ormai rabbioso dalla pressione fiscale, dall’inefficienza burocratica, dalla corruzione come diffusa dai giornali (alcuni specialmente dedicati), eccetera e chiedeva il mio pensiero su questo concetto di Rivoluzione Popolare poiché sosteneva che il popolo contiene in sè una sua saggezza e, nei fatti, ha sempre ragione. Gli ho subito consigliato Michelet ( “Storia della rivoluzione francese”) che mi pareva interpretasse proprio questo concetto dell’infallibilità del popolo. Concetto poi ripreso da molti pensatori romantici tra cui persino il nostro Mazzini.

Purtroppo la storia ha dimostrato che il popolo intanto non esiste perché si tratta solo di élite sovversive che si impadroniscono del potere con la forza e inoltre spesso sbaglia con risultati gravemente lesivi non solo dei principi democratici ma anche della salute materiale dello stesso Popolo Rivoluzionario. Ho cercato di contrapporre al pensiero del taxista e, più nobilmente, di Michelet quello di Max Weber ( “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”) e alla necessità di formare classi dirigenti e di costruire con determinazione l’istituto della delega. In realtà ho detto al marchese Carlini, penso senza essere completamente compreso, che la società liberale è costruita su una piramide di deleghe successive che portano gli elettori, cioè il popolo, a esprimersi anche rivoluzionariamente ma attraverso il voto. Gli ho detto anche che tutto questo stava venendo meno in Italia dove il così detto popolo, vociante e sovra eccitato, veniva chiamato a scelte scarsamente comprensibili dal punto di vista della logica politica e perciò destinate ad essere momenti di pura infiammazione demagogica: situazione che già nella storia aveva portato al disastro molti paesi e all’arretramento della civiltà. Tutto ciò era particolarmente evidente nella società islamica ma, dal dibattito politico che si può leggere sui nostri giornali anche cominciava a manifestarsi nella nostra società.

Unica speranza concreta una maggiore integrazione europea ( gli stati uniti d’Europa che, chissà perché, il Prof. Monti non voleva) che potrebbe compensare le nostre difficoltà con quelle, malgrado tutto ben esistenti degli altri paesi d’Europa. Ho già detto che non mi pare di essere riuscito a convincere l’ipocondriaco marchese affascinato come molti da quella parola ambigua che è rivoluzione, oggi in bocca di tutti, sia di quelli che vogliono modificar il registro dei geometri come di coloro che intendono cambiare le regole del mercato ittico.

Varrà la pena che questi concetti sulla rivoluzione vengano chiariti nella loro attuale realtà storica anche ai candidati, attivi e intraprendenti delle primarie del Pd. Cosìcchè quel cupo mito Luxemburghiano venga correttamente reinterpretato e si creino quelle condizioni di equilibrio di ruoli che per il momento sembrano mancare nel largo fronte democratico.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giacomo Properzj

Giacomo Properzj Incisa Beccaria di Santo Stefano è un politico, imprenditore e giornalista italiano. E’ stato sindaco di Segrate (Milano 2 agli albori dell’avvento del quartiere residenziale realizzato dall’Edilnord di Silvio Berlusconi) e Presidente della Provincia di Milano per il Partito Repubblicano Italiano. Dirigente delle Federazioni milanese e provinciale del PRI è stato anche presidente di AEM (l’azienda elettrica municipalizzata di Milano) e di ATM (l’azienda dei trasporti pubblici del milanese).

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