Pare che il teorema del fagiolino sia applicabile – purtroppo per noi – perfettamente non solo a casa Berlusconi ma anche a casa Governo, a casa partiti politici, a casa banche, a casa sindacati, e via elencando tutte le corporazioni.

Trattasi di una forma di interrogazione più alta desunta dall’osservazione della quotidianità, che in sintesi si esprime così: se non ti accorgi che chi è responsabile delle spese di casa tua ti fa pagare i fagiolini ottanta euro al chilo, come puoi pretendere di proporre soluzioni per la spesa pubblica ed essere creduto?! Poi c’è il postulato: avendo governato a più riprese il nostro paese, non avendo mai abbassato le tasse nè ridotto di un euro il debito pubblico, come puoi ancora oggi ripetere le stesse vuote parole se non sei capace neanche di metter rimedio alle ruberie di casa tua?!
In realtà, questa piccola ma significativa vicenda domestica, resa pubblica dalla giovane fidanzata adottiva di Berlusconi, potrebbe far riflettere gli elettori molto più di qualunque roboante proclama dei falchi e delle colombe del Pdl, chè le persone comuni sotto il morso della crisi economica, spremuti di tasse e vieppiù bastonati dall’ulteriore aumento dell’Iva, sanno bene cosa significa fare attenzione alle spese, a cominciare da quelle quotidiane, e dunque potrebbero seriamente chiedersi se sia il caso di credere ancora una volta a chi promette da vent’anni ciò che non mantiene mai, con l’aggravante di non sapere nemmeno cosa accade in casa sua. Ma questo è il meno.
Perchè non è che il resto della compagnia politica e politicante si comporti meglio e dia dimostrazioni rassicuranti di una attenzione forte sul tema della spesa pubblica e sulle scelte da fare, e se l’uomo dei fagiolini d’oro incespica, non è che gli altri siano da meno. Basta vedere la vicenda Alitalia per capire che aria tira, ma sopratutto da che parte tira, quella di sempre, ovvero il mantenimento di rendite di posizione che nessuno vuole – e ripetiamo, vuole – neanche tentare di iniziare a smantellare.
Il salvataggio di Alitalia fu un errore, lo scrivemmo allora e lo ripetiamo adesso, paesi molto più solidi del nostro, economicamente parlando, avevano rinunciato senza batter ciglio ad avere una compagnia di bandiera e non avevano esitato un momento a disfarsene come di una scomoda e pericolosa zavorra, ragionando strettamente in termini di logica analisi di costi e ricavi, cosa che invece è del tutto sconosciuta dalle nostre parti, dove invece si ragiona secondo un unico principio: chi dobbiamo salvare garantendo il mantenimento dei privilegi acquisiti. E non parliamo dei lavoratori, è chiaro.
Oggi, con la ricapitalizzazione e l’entrata nella cordata di Poste italiane, si applica perfettamente il teorema del fagiolino: mi costa un occhio, ma lo compro lo stesso, senza pormi il problema di chi pagherà il conto. L’importante è dare solide garanzie di continuità ai vertici che continueranno indisturbati a lavorare male e guadagnare moltissimo. La sintesi è brutale ma il concetto è questo. D’altronde, tutta l’anomala storia del capitalismo italiano e, di pari passo, della grandi aziende di stato, è irrimediabilmente segnata da questo vizio di fondo, dal peccato originale di quel consociativismo contratto dalla politica e mai espulso dal proprio sistema immunitario: ci si impegna per costruire, consolidare e conservare rendite di posizione immutabili, invece che per crescere, migliorare e, laddove necessario, cambiare al fine di aprirsi strade nuove ed essere in grado di dare risposte efficaci e rapide nei momenti fisiologici delle crisi di sistema. In un’altra sintesi brutale: son sempre gli stessi, e se la cantano e se la suonano fra di loro.
Dunque, pare che il teorema del fagiolino sia applicabile – purtroppo per noi – perfettamente non solo a casa Berlusconi ma anche a casa Governo, a casa partiti politici, a casa banche, a casa sindacati, e via elencando tutte le corporazioni intoccabili ed immutabili del nostro paese, estremamente solidali fra loro nel sorreggersi l’un l’altra secondo la ben nota legge del domino, chè se ne cadesse una le altre seguirebbero a ruota, e non sia mai che questo possa accadere e portare ad una letale mutazione della classe dirigente.
Naturalmente, il costo di tutti questi fagiolini d’oro lo paghiamo e continueremo a pagarlo noi – e meno male che non dobbiamo mantenere anche Dudù, non osiamo immaginare quanto costino i croccantini per cani nella casa dei fagiolini ad ottanta euro al chilo.

Quando capirete che io sono molto semplicemente realista sarà sempre troppo tardi. Comunque grazie della vostra preoccupazione per lamia sanità mentale, me farò tesoro.
No Chiara, la quintessenza del pregiudizio è credere che esista una frattura tra la faccia e l’interiorità, ed è in quella frattura che prospera la falsa libertà dell’individualismo foraggiato dal mercato, non a caso il politically correct vede la fisiognomica come il fumo negli occhi. Nonostante le palate di cinismo ironico sei ancora una vergine, e questo ti fa immune ma senza ragione.
Il pregiudizio Chiara?!? Ma non vedi che tutti gli “orfani” berlusconiani si stanno gettando nelle braccia di Renzi?!? Non ti rendi conto che questo personaggio corrisponde all’italiano nedio che deve essere sempre dietro a un guru, ieri Berlusconi, oggi Renzi?!?
Il peggio dell’italietta, con gli stessi difetti, sceglie un’altra guida senza ragionare un attimo e senza vedere la sostanza, te stai cadendo o sei già caduta nella rete!
Resta vigilante, molto piu di quanto hai fatto finora, perché in Renzi non c’é assolutamente NIENTE di profondo.
Solo un oceano di banalità, di strategie per cresecre nei sondaggi, un altro affabulatore!
Come dice benissimo Emma Bonino, se questo è il “nuovo”, ridateci il vecchio!
Molto profondo, davvero. La quintessenza del pregiudizio.
A me basta la faccia di Renzi.
Caro Paolo, mi riferivo alla mia risposta sulla Leopolda, da te del tutto travisata.
Marzio, francamente, non mi fai ridere. Nessun credo religioso, nè culto, mi limito a farti osservare che, negli ultimi quattro anni, la Leopolda è stata l’unico spazio aperto di vera discussione politica per i cittadini, tanti e comuni, che si sono iscritti a parlare ed hanno partecipato attivamente agli incontri. Ti piaccia o no, così è, e criticare a prescindere senza mai esserci, è puro snobismo. Io ci sono andata la prima volta per mera curiosità personale, perchè volevo farmi una idea mia e non derivata dalle cronache altrui, ti farebbe bene fare altrettanto.
Non capisco Chiara perché di tanto in tanto affermi che non avrei letto i tuoi pezzi, li leggo tutti e sempre con piacere anche quando non condivido alcune piccole cose in fondo. Su Renzi abbiamo idee diverse, io penso che la battaglia futura si giochi tra Letta e Renzi, e spero che abbia la meglio il primo, poi i tempi, il destino e le strategie faranno la differenza, basta aspettare…..
Ma che bisogno c’è di trascinare un credo religioso da una Leopolda all’altra?
Caro Paolo, mi pare tu sia del tutto fuori strada. Primo: quando ho sostenuto Renzi non ne ho fatto mistero, figurati se enavo ci fosse qualcosa di male, ed ho deciso di farlo dopo la seconda Leopolda, convinta dalle sue idee, come puoi ben rintracciare nell’archivio di questo sito. Secondo: NON ho affatto scritto che dopo la prossima Lepolda cambierò idea, ma che esprimerò liberamente ed autonomamente, come sempre, la mia opinione, il che è cosa ben diversa. Dunque, non mi attribuire cose che non ho detto e non ho scritto, basta leggere con attenzione, chè l’italiano non è una opinione.
Cara Chiara, non c’é niente di male nell’essere sostenitrice di Renzi, non farci credere che dopo la Leopolda cambierai opinione, perché non ci crede nessuno.
Quanto a Renzi, farà una rivoluzione capillare, auguriamoci che i capelli ricrescano come fagiolini.
Verissima la teoria esposta nel suo bellissimo scritto, ma non dimentichi che l’uomo comune, il giorno dopo,ha già dimenticato!
Caro Marzio, mi sopravvaluti attribuendoci strategie che non mi appartengono. Coerentemente con quanto scrissi qui tempo fa, aspetto la Leopolda, la prossima settimana, per farmi un’idea complessiva e completa sul suo programma, sul quale poi mi esprimerò liberamente ed autonomamente, come sempre. Riguardo all’ammistia, penso da tempi non sospetti – ovvero ante Renzi – che nom serva a nulla, e se la riforma della giustizia fin qui non è stata fatta da nessuno, non è un buon motivo per arrendersi, mi pare.
Chiara, anche se con astuta strategia precongressuale come direbbe Fantozzi, da un po’ eviti di parlare di Renzi dandone per scontata la vittoria, a me, col fiuto di vecchio lupo, piace invece riprendere il discorso sul nostro. Per dire che ho trovato per lui due soprannomi ad hoc, “ammontinio” e “avvallino”, a seconda delle montagne russe dei suoi pseudoragionamenti. Quando a Renzi viene fatta una domanda, da post sessantottino cattolico dilata subito il discorso portandolo a monte e dando l’idea di un approfondimento inaspettato, ma poiché l’approfondimento non c’è subito dopo scivola a valle, e l’interlocutore disorientato non sa più dove si trova, crede che gli sia stato risposto ma in realtà Renzi non ha detto nulla, se non il generico tran tran urlato come da copione che incanta la platea dei beoti del PD orfani di parole d’ordine. Un esempio tra tanti si ha con la sua opposizione a indulti e amnistie per accarezzare destroni e sinistroni invigliacchiti dall’età, cioè la maggioranza degli italiani. Dando manetta alle sue doti di “ammontino” Renzi ci dice che amnistie e indulti non servono a niente se non inquadrati nella riforma della giustizia, ma poiché sa bene che la riforma della giustizia in Italia non avverrà prima del 3500, per non restare scoperto dal fatto che allora le carceri prevederanno qualche milione di detenuti, riduce subito la manetta e tira fuori il repetorio di ” avvallino”, ossia ridurre il carcere preventivo ecc, sveltire l’andirivieni dalle cooperative cattoliche alla cella e viceversa. Il popolo PD, mai bue a stelle e strisce come oggi dopo decennali flebo di clericalismo, non capisce niente, non vede niente, non intuisce niente. Vale la pena Chiara spendersi per chiunque guidi questo partito, che è la vera destra italiana?
e cosa dire dei fagiolini di casa Rai? Cosa dire agli italiani che non hanno un lavoro di quelli che na hanno già uno strapagato e che si occupano per trovarne un altro a tempo pieno senza licenziarsi dal primo?