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Il personale della nostra pubblica amministrazione è nella media europea, ma possiamo dire lo stesso della sua capacità ed efficienza?

di Cesare Mannucci | 30 Giugno 2013

Mentre dal 2001 da Bolzano a Trapani il numero di dipendenti pubblici è calato, nel resto d’Europa, gli addetti nel pubblico impiego sono cresciuti.
pubblica-amministrazione
In Italia ci sono troppi dipendenti pubblici? La spesa per il pubblico impiego  pesa per l’11,1% del Pil. Secondo noi  sicuramente si ed  anzi in questa fase di crisi economica acuta che attanaglia il Belpaese auspichiamo che il governo Letta intervenga al più presto con una potente cura dimagrante per tutta la pubblica amministrazione.  Da due settimane abbiamo gettato il sasso nello stagno puntando l’indice contro gli eccessi della burocrazia italiana cresciuta, sostenuta, tutelata e cullata per un sessantennio dai partiti politici e dalle organizzazioni sindacali confederali. Ma secondo una recente ricerca presentata da Eurispes e Uil-Pa alla Camera, «cadrebbe invece il mito» per cui i dipendenti pubblici nel nostro Paese «siano troppi. Siamo nella media europea, ci sono Paesi che ne hanno un numero molto più elevato del nostro». Nella terra degli spaghetti della pizza e del mandolino si contano 58 impiegati nella Pubblica amministrazione ogni mille abitanti, ai livelli della Germania (54), in Svezia sono 135.  L’Italia risulta l’unica nazione in cui, negli ultimi dieci anni il numero dei dipendenti pubblici si è ridotto: meno 4,7 per cento. Mentre dal 2001 da Bolzano a Trapani il numero di dipendenti pubblici è calato, nel resto d’Europa, gli addetti nel pubblico impiego sono cresciuti, soprattutto in Irlanda e in Spagna dove si è registrato un aumento rispettivamente del 36,1% e del 29,6%. Altri stati europei mostrano incrementi vicini al 10% (Regno Unito 9,5% e Belgio 12,8%). Infine, un altro gruppo di paesi mostra un trend crescente ma contenuto (in Francia del 5,1%, in Germania del 2,5%, nei Paesi Bassi del 3,1%). I Paesi nei quali la spesa per il pubblico impiego grava maggiormente sul Pil sono: la Danimarca, con un rapporto del 19,2% sul Pil, seguita dalla Svezia (14,4%), dalla Finlandia (14,4%), dalla Francia (13,4%), dal Belgio (12,6%), dalla Spagna (11,9%), dal Regno Unito (11,5%), dall’Italia (11,1%), dall’Austria (9,7%), dai Paesi Bassi (10%), e per finire dalla Germania con il 7,9 per cento. La situazione italiana – rivela il report – è quindi «perfettamente» in linea con la media europea (11,1%). La ricerca confronta il rapporto tra il numero dei lavoratori nel pubblico impiego e il totale dei residenti nei diversi paesi europei. È significativo il dato della Svezia, dove la Pubblica amministrazione conta circa 135 impiegati ogni mille abitanti, in Germania invece si contano 54 impiegati ogni mille abitanti. Gli altri Paesi posti nelle posizioni intermedie sono la Spagna con 65 impiegati ogni mille abitanti, la Francia con 94 dipendenti ogni mille abitanti, l’Italia con 58 impiegati ogni mille abitanti e il Regno Unito con 92 dipendenti ogni mille abitanti. A sorpresa è la Lombardia a detenere il primato di regione con il più alto numero di dipendenti pubblici, contando 409 mila impiegati. A seguire il Lazio con 392.186 e la Campania con 303.211. Quanto poi alla distribuzione dei lavoratori pubblici sull’intero territorio nazionale la ricerca mette in evidenza che il 34,8% è presente al Nord, il 33% tra Sud e Isole e il 31,9% al Centro. Mentre solo lo 0,3% lavora all’estero. Sin qui i freddi numeri della ricerca statistica. Ma nonostante le cifre sembrerebbero dare ragione ai “burocrati” ai politici e ai sindacati continuiamo a sostenere senza indugi le nostre tesi con tre  argomentazioni molto semplici. Per prima cosa vogliamo paragonare l’efficienza del personale della pubblica amministrazione anglosassone o scandinava con la nostra? Secondo vogliamo forse comparare le nostre procedure amministrative (se a qualcuno da forse fastidio chiamarle burocratiche) con quelle degli altri stati europei? Terzo all’estero politici e sindacati difendono così strenuamente le evidenti inefficienze ed impreparazione del personale della amministrazione pubblica? Di certo la nostra burocrazia non aiuta a far crescere il prodotto interno lordo ponendo ostacoli e freni alle imprese operanti sul territorio vessate in ogni modo da assurde richieste e pratiche cartacee che paralizzano per mesi e per anni ogni ipotesi di sviluppo produttivo sul territorio.  E per concludere, fuori sacco, gli altri paesi hanno spesa pubblica fuori controllo da sempre come la nostra?

Pubblicato in : Editoriale

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

Interazioni del lettore

Commenti

  1. luigi

    8 Luglio 2013 alle 12:29

    Cerchiamo, almeno su questo giornale, di dare numeri completi per evitare equivoci altrove voluti.
    E’ scritto: “A sorpresa è la Lombardia a detenere il primato di regione con il più alto numero di dipendenti pubblici, contando 409 mila impiegati. A seguire il Lazio con 392.186 e la Campania con 303.211”.
    Manca il dato essenziale del rapporto con la popolazione; se si fa questo rapporto si ottiene: Lombardia 41 su mille abitanti, Lazio 71, Campania 53.
    Ossia non c’è più la sorpresa!!!
    Stesso discorso vale pèr la distribuzione percentuale Nord, Centro, Sud. Perché non riportare anche il dato in rapporto alla popolazione?
    Così per comprendere più compiutamente le cose.

    Rispondi

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