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Partire

di Fabrizio Binacchi | 30 Giugno 2013

Partire è un’impresa, e non solo per un viaggio intercontinentale. Spesso è un’impresa partire per pochi chilometri, per poco tempo. Perché raramente partiamo veramente da noi.

roadinthedesertyt4Una valigia marrone, ancora con l’elastico, portata faticosamente a mano e un trolley da ufo pluri-rotellato, che sembra viaggiare da solo. Anzi che sembra lui, il trolley, accompagnare e guidare  l’umano. Partire è anche una valigia. Partire è anche lasciare. Partire è anche tornare. Partire è il verbo di queste settimane ma non sempre sappiamo se partiamo davvero e se partiamo con tutto il suo significato. Si fa presto a dire partire. Partire è un’impresa, e non solo per un viaggio intercontinentale. Spesso è un’impresa partire per pochi chilometri, per poco tempo. Perché raramente partiamo veramente da noi. Solitamente partiamo da altro, o addirittura partiamo da un altrove che dovrebbe essere il nostro arrivo. Se mai ci fosse un vero altrove. Dove partire e arrivare spesso si uniscono, si confondono, si attorcigliano. Partire è un ventaglio, partire è una maglietta, partire è il saluto al tuo cane che affidi ai nonni o alla dog house, partire è respirare, partire è immaginare, partire è salire, partire è non mangiare. Eh sì, si fa presto a dire partire.  Partire è un libro, partire è un bastone, partire è un riscatto, partire è piangere senza lacrime. Partire è l’immagine della nonna che va a vendere le uova al mercato, partire è lo scuolabus, partire è la catena di una bicicletta, partire è un quaderno, partire è una cuffietta, partire è una ciabatta infradito.

Per anni potremmo chiederci se, quando noi siamo partiti, siamo anche rimasti in qualcosa o in qualcuno. Per anni potremmo cercare il perché del partire se non conosciamo il quando e il dove. Ci accontentiamo del come. Partire è un cartolina, partire è un refolo di vento, partire è uno scoglio, partire è un piatto di spaghetti al pomodoro, partire è un lucchetto, partire è un fumetto. E’ un fischio improvviso, è il rollìo del carello, è il plin-plen delle cinture, è un ago freccia che punta ai 120, partire è così strano e così normale che a volte non trovi nemmeno la differenza, una eccezione. Partire è una torre, partire è una riva, partire è un cartello, partire è una vena, partire è un incrocio, partire è una svolta, partire è un finestrino, partire è sapere qualcosa di più di sé. Partire è un rombo, partire è una croce, partire è una corsia d’ospedale, partire è un occhio più grande, partire è anche il nonno che raccontava la sua guerra e immaginava il mare. Partire è la zia, stanca e malata, che guarda dalla finestra il cimitero. Partire è un triciclo, partire è alzarsi da gattoni, partire è provare una camicia, partire è deglutire, partire è forse riconoscersi in uno specchio improvviso. Partire è coraggio, ovviamente, ma non so se partire sia sempre un po’ morire. Può essere che partire sia anche un po’ resuscitare. Partire è arrivare, partire è un sogno.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Silla Cellino

    4 Luglio 2013 alle 18:27

    Sì, però c’è anche chi dice che partir c’est mourir un peu

    Rispondi
  2. Maria Rita Monaco

    4 Luglio 2013 alle 17:51

    Bello.Partire è anche una scelta che costa fatica, è una strada senza fine che avvicina e allontana dall’orizzonte che non raggiungi mai. partire è tuffarsi nel mare dei sogni e restare in apnea felici e confusi. Partire , a volte, è riuscire a guardarsi dentro e perdersi in una conoscenza che ignoravamo di possedere.

    Rispondi
    • fabrizio binacchi

      10 Luglio 2013 alle 11:44

      grazie per i commenti, partire è anche molto altro, dentro e fuori, ed è bello rientrare in partenza

      Rispondi

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