Partire è un’impresa, e non solo per un viaggio intercontinentale. Spesso è un’impresa partire per pochi chilometri, per poco tempo. Perché raramente partiamo veramente da noi.

Per anni potremmo chiederci se, quando noi siamo partiti, siamo anche rimasti in qualcosa o in qualcuno. Per anni potremmo cercare il perché del partire se non conosciamo il quando e il dove. Ci accontentiamo del come. Partire è un cartolina, partire è un refolo di vento, partire è uno scoglio, partire è un piatto di spaghetti al pomodoro, partire è un lucchetto, partire è un fumetto. E’ un fischio improvviso, è il rollìo del carello, è il plin-plen delle cinture, è un ago freccia che punta ai 120, partire è così strano e così normale che a volte non trovi nemmeno la differenza, una eccezione. Partire è una torre, partire è una riva, partire è un cartello, partire è una vena, partire è un incrocio, partire è una svolta, partire è un finestrino, partire è sapere qualcosa di più di sé. Partire è un rombo, partire è una croce, partire è una corsia d’ospedale, partire è un occhio più grande, partire è anche il nonno che raccontava la sua guerra e immaginava il mare. Partire è la zia, stanca e malata, che guarda dalla finestra il cimitero. Partire è un triciclo, partire è alzarsi da gattoni, partire è provare una camicia, partire è deglutire, partire è forse riconoscersi in uno specchio improvviso. Partire è coraggio, ovviamente, ma non so se partire sia sempre un po’ morire. Può essere che partire sia anche un po’ resuscitare. Partire è arrivare, partire è un sogno.

Sì, però c’è anche chi dice che partir c’est mourir un peu
Bello.Partire è anche una scelta che costa fatica, è una strada senza fine che avvicina e allontana dall’orizzonte che non raggiungi mai. partire è tuffarsi nel mare dei sogni e restare in apnea felici e confusi. Partire , a volte, è riuscire a guardarsi dentro e perdersi in una conoscenza che ignoravamo di possedere.
grazie per i commenti, partire è anche molto altro, dentro e fuori, ed è bello rientrare in partenza