Tutti sanno che i vertici del potere non sono i ministri e gli assessori ma i direttori generali dei ministeri e i dirigenti degli assessorati. E poi, sotto di loro o al loro fianco, centinaia di migliaia di “servitori dello stato” che quotidianamente ci umiliano e ci mortificano.

Visto che da molto tempo la politica non conta più niente in Italia, è questa pletora di burocrati il vero padrone del Paese. Tutti sanno che i vertici del potere non sono i ministri e gli assessori ma i direttori generali dei ministeri e i dirigenti degli assessorati. E poi, sotto di loro o al loro fianco, centinaia di migliaia di “servitori dello stato” che quotidianamente ci umiliano e ci mortificano con le pretese più assurde: autorizzazioni dove nei paesi più efficienti bastano semplici comunicazioni, certificati per ottenere i quali devi perdere settimane, quando la stessa pubblica amministrazione potrebbe ottenerli con un semplice clic, ispezioni e controlli da inquisizione come se fossimo tutti depositari di segreti e malefatte inconfessabili.
E’ un freno allo sviluppo fra i più micidiali. Ed è, soprattutto, la prova provata di quanto poco il nostro sia uno stato liberale e di diritto. Se il cittadino non è considerato e trattato alla pari di ogni pubblico funzionario, non può avere piena dignità. E sono le fondamenta stesse del patto sociale ad essere messe in discussione perché lo Stato ha ragione di esistere se è al servizio del cittadino. Quando sono i cittadini in balia dello Stato, allora si ha il regime totalitario.
Con la sua denuncia, Mannucci ha il pregio di toccare un punto che può essere la leva per affrontare finalmente il problema: cari burocrati, ormai siete troppi e non possiamo più permettercelo. Dovete diminuire e così potremo smantellare tutta quella serie di adempimenti e richieste odiose al cittadino che da un lato hanno ostacolato ogni libera iniziativa e dall’altro vi hanno fatto crescere in maniera mostruosa.
Questa sacrosanta battaglia, una volta vinta, avrà effetti non marginali per l’Italia: saranno recuperate risorse a vantaggio dei cittadini e delle imprese, sarà recuperata efficienza, e sarà restituita dignità a tutti gli Italiani.

Un giorno ad un mio amico ingegnere(persona molto preparata e capace), direttore di un importante ufficio in un ente pubblico con 20 collaboratori alle sue dipendenze ho domandato: Se questo ufficio fosse il tuo studio personale, quanti dei tuoi attuali collaboratori avresti assunto? Risposta 3. Allora perchè noi cittadini dobbiamo mantenere gli altri 17 gli risposi. Quanti casi come questo ci sono in l’Italia a causa delle varie campagne elettorali che si sono succedute? Sappiamo il male e conosciamo la medicina per curarlo, speriamo di essere in tempo.
Caro Natale ti confermo l’esattezza del calcolo del tuo amico ingegnere. Nel mio comune che conta circa 12 mila abitanti sono in servizio in municipio oltre una sessantina di dipendenti tra impiegati e dirigenti di settore. Col mio segretario comunale avevamo stabilito che per far funzionare il comune bastavano solo una quindicina di loro…il risparmio ai tempi corrispondeva di quasi due punti dell’aliquota della vecchia Ici!!!
Ringrazio nuovamente Mannucci per avere introdotto con il suo articolo che trovate in questo sito il tema cruciale per la rinascita di questa nostra Italia. Il “baco” è tutto nel nostro abnorme, vorace, arrogante apparato burocratico. Non solo cosat in maniera non più sostenibile. Come se non bastasse, funge da tappo ad ogni tentativo di sviluppo, scoraggiando ogni e qualsiasi iniziativa. Ringrazio anche Orsini e Mercanzin per le loro puntuali osservazioni.
Che dire ancora? Pensalibero farà questa battaglia. Sono certo che Mannucci, Orsini e Mercanzin daranno una mano. Dovremo svegliare molti altri. Proviamoci!
Bene direttore, vedo con piacere dai commenti sul tuo e sul mio articolo che abbiamo dato la “stura” ad una serie di interventi e commenti che mettono a nudo una delle piaghe più purulente della pubblica amministrazione italiana. Stai pur certo che da parte mia non mancheranno nuovi interventi per cercare di abbattere questa malapianta fortemente abbarbicata nei palazzi di potere del Belpaese!
Cesare Mannucci sfonda una porta aperta. Ho avuto le sue stesse esperienze, attirandomi naturalmente ogni genere di strale.
La verità è che dipende tutto dal manico e come si dice normalmente il pesce puzza dalla testa:
1) il dirigente pubblico non avendo le stesse responsabilità di un dirigente privato deve percepire una retribuizione inferiore (almeno -20%) e non avere premi di produzione se non legatri ad eventi straordinari, perché i rendimenti sono quelli che sono, con finti premi di finta produttività.
2) le sue responsabilità devono essere effettive e non sulla carta. inv ece per convenienza applica la regola delle tre scimiette.
3) Le grandi aziende hanno pochi ed individuabili dirigenti: dal direttore ai dirigenti di comparto: produzione, ricerca, servizi tecnici, amministrazione, risorse umane. Il resto è affidato a quadri direttivi (capi reparto; capi ufficio ecc.)
4) Gli organi politici ( Giunte amministrative; consogni di amministrazione) devono determinare le scelte, i progeti, i programmi e fissare i tempi di realizzazione, che non possono essere lasciati al burocrate.
5) e più importante per la giustizia sociale: non possono esistere famiglie con tutti i componenti nella puibblica amministrazione ed altre che non hanno alcuna garanzia del posto di lavoro. Questo sarà impopolare, discriminante ai concorsi, ecc, ma garantisce che tutti possano contare su un reddito certo.
6) ed ancora più importante lo “spirito di servizio”. Non è più possibile sopportare che “i servitori dello Stato”, considerino lo stesso come un datore di lavoro qualsiasi: devono diventare “FEDELI servitori dello Stato” soprattutto quello democratrico,
E’ LO STATO BENE COMUNE e loro, dopo i politici, sono tenuti a rispettarlo in toto.
Non mi si dica che non si piò perché gli altri stati “comunitari” attuano tranquillamente queste regole ed ovviamente BUROCRATAMENTE FUNZIONANO.
Mi direte, ma i politici…….. Si, si certo, i politici son o quel che sono. ma da wqualche parte si deve pur cominciare: la Burocrazia, tutta la burocrazia. da quella giudiziaria a quella militare, vanno ADEGUATE, Altro che le tre “E” di Sabino Cassese!
Caro direttore,
grazie per l’immeritata citazione nel tuo nuovo articolo di fondo. Come sai il problema lo sento molto da vicino avendo fatto nel mio comune di residenza a Mediglia in provincia di Milano il sindaco tra il 1996 e il 2001. Per cinque lunghi anni mi sono scontrato con la burocrazia con l’avvento delle leggi Bassanini che hanno tolto gli ultimi residui di autorità e di gestione diretta della politica all’interno della Pubblica amministrazione. Ma soprattutto ho vissuto il periodo in cui ai dirigenti sono stati garantiti i nuovi emolumenti stabiliti dall’assegnazione delle nuove responsabilità e delle posizioni organizzative all’interno degli Enti locali. Tutti questi passaggi li ho vissuti con lunghe riunioni e scontri con le organizzazioni sindacali territoriali preoccupate solo di garantire gli aumenti orizzontali e a pioggia a tutti i dipendenti (per non perdere le tessere) con buona pace del miglioramento dell’efficienza del personale e dei servizi erogati alla cittadinanza. Come sai da sempre sono convinto che in Italia serva una scuola superiore della Pubblica amministrazione per formare il personale amministrativo e perchè no anche quello politico. Ma lentamente sto perdendo la speranza anche l’ultima volta che ho incontrato il dottor Squinzi (la Mapei ha il suo principale stabilimento produttivo proprio a Mediglia) è stato due settimane prime che venisse eletto presidente di Confindustria, mi sono convinto che tagli e scuola superiore non possano più attendere. Il numero uno di Mapei da sempre cita l’esempio negativo di Mediglia (ricordato nel mio pezzo) con la necessità di eliminare la pesante burocrazia italiana. A volte però ho la sensazione che gli imprenditori italiani non vogliano assolutamente regole per favorire in tutti i modi il loro business. A Squinzi ho ricordato che è vero tutto quello che dice, ma uno stato moderno deve avere poche regole, ma certe ed efficaci che evitino che aziende e cittadini siano considerati dei sudditi ma al contario dei protagonisti fondamentali nella vita e nello sviluppo del nostro paese. Una cosa però è certa: il personale attuale è davvero troppo e di questi tempi è un lusso che non ci possiamo più permettere.
Con stima e gratitudine
Cesare Mannucci