Napolitano ha arricchito il ruolo del Presidente di nuovi significati e funzioni che ormai non potranno più essere rimossi, ma che dovranno necessariamente tradursi in una curvatura presidenziale (o meglio ancora semipresidenziale) del sistema.

Quelli che volevano Rodotà, come avrebbe detto Jannacci, oh ye…
Allora come stanno le cose? Non avevano gridato al golpe, al tradimento della volontà popolare? Non avevano scritto, sempre sul Fatto quotidiano, che la democrazia era stata assassinata, che il suo funerale ormai già celebrato?
Ma cosa pensano questi della democrazia? Che bastano cinquemila clic fatti comodamente da casa sul proprio portatile, qualche centinaio di portabandiere sbraitanti a spasso per la capitale e un paio di articoli di giornale che incitano alla violenza per esprimere la volontà sovrana del popolo italiano?
Ma lo sanno costoro che la nostra è una democrazia parlamentare e che, pertanto, è nel Parlamento che si esprime la volontà popolare attraverso i suoi rappresentanti, democraticamente eletti, i quali hanno ancora una volta democraticamente eletto Giorgio Napolitano e per giunta con una ampissima maggioranza?
La violenza verbale che è seguita alla legittima e sacrosanta elezione del Presidente, quella sì è stata una vera manifestazione di intolleranza antidemocratica: i deputati grillini che uscivano da Montecitorio per aizzare la piazza, Grillo stesso che ha parlato di colpo di stato e annunciato una marcia su Roma, le dichiarazioni inviperite di Vendola e gli articoli deliranti di Travaglio hanno contribuito a creare un clima pericolosissimo che soltanto l’autorevolezza e la compostezza con cui Napolitano ha parlato alle Camere è riuscito a disinnescare.
Rodotà, con tutto il rispetto che merita, non era affatto l’uomo nuovo che si voleva far credere; come non era, visti i numeri, il candidato del popolo italiano. E’ invece un politico nato con la prima Repubblica, che ha alle spalle ben quattro legislature e tutto un cursus di incarichi, presidenze e onorificenze che gli hanno procurato una ricca pensione certamente non inferiore a quella di Amato, per la quale i grillini si sono tanto scandalizzati.
Rodotà era dunque il candidato del movimento 5stelle e della sinistra radicale, e Bersani almeno questo l’ha capito: che sostenere il vecchio presidente dei Ds riciclato in versione noglobal avrebbe significato consegnare praticamente l’ Italia a Beppe Grillo, colui che oggi continua la sua attività di s-fascista rilasciando alla stampa tedesca previsioni da calendario Maya sui conti dello stato italiano.
Non c’è dubbio che, a questo punto, la vera priorità è dare respiro alla gente, e quindi, detto in parole povere, meno tasse e più soldi in busta paga. Questo non è un sogno impossibile: Giavazzi e Alesina sul Corsera l’ hanno spiegato chiaramente calcoli alla mano. Ma il governo del Presidente, quel governo di larghe intese che abbiamo sempre auspicato e che grazie a Giorgio Napolitano è diventato possibile, ora deve affondare il bisturi con coraggio e fare quelle riforme economiche ed istituzionali che gli italiani aspettano da troppo tempo.
God save the Queen, cantano gli inglesi con orgoglio, mentre gli americani e i francesi riconoscono alla figura del Presidente il ruolo guida della nazione. E’ evidente che Napolitano, già durante il primo settennato e ancora di più con la sua rielezione, ha arricchito questa istituzione di nuovi significati e funzioni che ormai non potranno più essere rimossi, ma che dovranno necessariamente tradursi in una curvatura presidenziale (o meglio ancora semipresidenziale) del sistema.
Lunga vita al nostro Presidente, dunque.

Rodotà non sarebbe stato per niente male, e i 4677 voti che ha avuto, sono comunque superiori a quelli ottenuti da Napolitano.
Se ci fossero state le elezioni dirette del Capo dello Stato, non avrebbe vinto Rodotà, ma ancor meno Napolitano!
Solo Emma Bonino avrebbe avuto i voti necessari per essere eletta.
Paolo Francia, ogni tanto a chetarsi si fa più bella figura
Ben detto, caro Riviello! Concordo su tutto, e ancor più rafforzo il tuo giudizio sul M5S dopo i gravi fatti di ieri mattina avvenuti davanti a Palazzo Chigi e le parole insensate del grillino che è intervenuto oggi pomeriggio durante le dichiarazioni di fiducia al governo presentato da Enrico Letta. Parole offensive per il Parlamento e per le istituzioni, che, come è stato rimarcato in aula, il vicepresidente di turno, grillino per l’appunto, non è stato capace di fermare. Non voglio ripetere quanto detto, a caldo, dal sindaco Alemanno, (dalle parole alle pietre il passo è breve, e da queste alle pallottole. . .) ma rifiuto con forza l’idea che con gli insulti e le volgarità si possa cambiare l’italia e dare una mano a risolvere i problemi degli italiani. Grazie.