
Inarrestabile e calorosissima come davvero ha meritato questo Otello che ha vissuto, nella seconda serata, anche l’incubo del forfait di ben due capisaldi dell’opera come Iago e Desdemona.
Ma andiamo per gradi.
Il doppio “tutto esaurito” e l’assenza dell’opera dai cartelloni del Verdi di Pisa da ben quarantasette anni, dirigeva Ermanno Wolf Ferrari, ha certamente contribuito a creare un clima di attesa e di curiosità anche perché a firmare regie e scene era Enrico Stinchelli, il popolare conduttore radiofonico della “Barcaccia”, vera e propria trasmissione “cult” per tutti gli appassionati d’opera.
E non ha deluso. Una regia ricca e curata all’interno di una scenografia essenziale ma arricchita da effetti speciali di grandissima suggestione ha fatto sì che questo dramma vivesse sulla scena con quel pathos e quell’energia che la musica verdiana proponeva.
Partitura difficile quella dell’Otello, penultimo capolavoro di Giuseppe Verdi su libretto di Arrigo Boito, affermandosi subito per l’eccellente costruzione drammaturgica, per il tessuto musicale in continua evoluzione, per l’assoluta maestria verdiana nel giocare con le convenzioni musicali, evocandole per stravolgerle, per le sperimentazioni che la pervadono, a partire dal principio strutturale della forma ‘aperta’.
A dirigere un’ottima Orchestra Arché che ha interpretato magistralmente questo Otello integrale, nella partitura scaligera del 1887, con la riapertura dei tagli d’uso, compreso il grande concertato, il Maestro Claudio Maria Micheli, di casa all’Opera di Roma e al Parco della Musica, oltre che nei massimi teatri nazionali e internazionali. Una lettura appassionata e appassionante, rigorosa e magica in certi momenti nei quali le suggestioni passavano senza soluzione di continuità dalla scena alla musica in un continuum quasi ipnotico.
Eccellenti le perfomance degli interpreti principali a partire da un autorevole Antonello Palombi, vero protagonista della scena internazionale che sul palcoscenico pisano ha, in entrambe le recite, primeggiato conquistandosi il meritato trionfo di un pubblico non avaro di complimenti nei suoi confronti. E’ stato un Otello impeccabile, generoso nella voce come nella interpretazione di questo complesso personaggio, oltre che un grandissimo professionista riuscendo a dialogare perfettamente con due protagonisti giunti a “salvare” la seconda recita.
Già, perché il già indisposto Carlo Guelfi, considerato il miglior baritono della sua generazione, riconosciuto sulla scena internazionale come interprete di riferimento del repertorio verdiano e verista che proprio con il ruolo di Jago inaugurò la stagione 2004/2005 al Metropolitan di New York, dopo l’ottima prova data nella prima di venerdì, a causa dell’aggravarsi delle condizioni di salute ha dovuto suo malgrado rinunciare alla replica domenicale lasciando il posto ad un bravo Sergio Bologna che ha vestito in sua vece i panni di Iago. Una prova da vero professionista che ha confermato il positivo giudizio che avevamo dato di lui in occasione del Rigoletto presentato a Pisa nel 2011.
Il debutto nel ruolo di Desdemona del soprano Cinzia Forte, fra le più affermate interpreti del belcanto italiano, che nella prima di venerdì ha trovato unanime consenso nel pubblico, non ha potuto replicarsi domenica; anch’ella, colta dai sintomi influenzali, ha dovuto arrendersi costringendo il teatro ad un rocambolesco recupero al volo (sì perché in meno di 24 ore è stata prelevata direttamente dalla Finlandia e catapultata a Pisa) della moscovita Olga Romanko, apprezzata e raffinata interprete dello scenario lirico Internazionale, che, generosamente, si è offerta di indossare gli abiti di Desdemona dandone una interpretazione vocale e scenica davvero pregevole.
Buone anche le prove offerte dagli altri interpreti dell’opera: Cassio è il tenore Cristiano Olivieri; Roderigo è il tenore Angelo Fiore; nei ruoli di Lodovico, Montano ed Emilia tre giovani interpreti provenienti dall’esperienza del progetto Opera Studio: il basso Emanuele Cordaro, il basso Juan Josè Navarro e il mezzosoprano Valeria Sepe e del coro del Festival Puccini preparato dal M° Leonardo Andreotti, mentre pertinenti ed efficaci interventi coreografici della Imperfect Dancers Company firmati da Walter Matteini.
I costumi sono firmati Latina Opera Events e Atelier Il Sipario; il disegno luci è di Gerald Agius Ordway.

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