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Aumento dei fallimenti, la triste realtà del momento

di Roberto Fronzuti | 28 Gennaio 2013

Quando i problemi si moltiplicano, è utile andare oltre il proprio commercialista e cercare un “professionista” specializzato in procedure concorsuali (amministrazione controllata, concordato preventivo e fallimenti).

fallimentiNel corso del 2011, in Italia, sono fallite ben 11.615 imprese (fonte: Creative Commons). Un dato così negativo non si registrava dal 2007, anno d’inizio della crisi. In termini occupazionali, i fallimenti del 2011 hanno fatto registrare la perdita di 50.000 posti di lavoro dipendente, oltre ai titolari che sono rimasti a spasso. Fra le aziende che hanno chiuso, ci sono moltissime piccole imprese, quelle che costituiscono il tessuto connettivo del nostro Paese. Le cause che sono alla base della “fine di molte imprese” sono sempre le stesse: forte calo del lavoro, ritardi nei pagamenti (per primo lo Stato che dà il cattivo esempio con 90 miliardi di debiti verso fornitori privati). A queste cause strutturali, si è aggiunta (come colpo di grazia) la mancanza di credito. Per non parlare delle aziende alle quali è stato chiesto di rientrare dal fido. In molti casi, la richiesta della banca di rientrare dal credito ha rappresentato l’elemento decisivo, che ha portato al fallimento. Qualcuno si chiede: dove sono finiti i mille miliardi messi in circolo dalla Banca Europea, che avrebbero potuto salvare migliaia di imprese? Sono stati dati alle banche italiane, che hanno comprato i titoli di Stato e rifinanziato le proprie emissioni di obbligazioni, che i cosiddetti “mercati” non compravano più. Di fronte a questi dati così allarmanti, che fare? Dato per scontato il fatto che la crisi non è finita e che fra non molto conosceremo i dati dei fallimenti del 2012, il consiglio che si può dare agli imprenditori è quello di anticipare gli eventi e non subirli. Tradotto in parole povere, vuol dire di non attendere che sia la banca  a chiedere il rientro del credito. Un’idea è quella del consolidamento del debito (la trasformazione di un fido di conto corrente in un mutuo o prestito, con rate prestabilite). Una simile operazione eviterà di esporre l’impresa alla richiesta di rientro in 24 ore. Siamo in piena deflazione; le banche cercano solo una scusa qualunque per togliere gli affidamenti. Altro consiglio, in presenza delle prime difficoltà, è quello di non attendere lo stato di decozione (termine usato dalle banche, quando l’impresa non riesce più a pagare i suoi fornitori normalmente, ma incontra gravi difficoltà). Quando i problemi si moltiplicano, è utile andare oltre il proprio commercialista e cercare un “professionista” specializzato in procedure concorsuali (amministrazione controllata, concordato preventivo e fallimenti).

Il legislatore ha previsto questi strumenti non in chiave punitiva, ma per dare la possibilità all’imprenditore di risolvere i problemi e rimettersi in carreggiata. In primo luogo, l’amministrazione controllata dà la possibilità di bloccare banche e fornitori, concedendo il tempo necessario per la ristrutturazione del debito dell’azienda.

Pubblicato in : Primo piano

Info Roberto Fronzuti

Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Cesare Mannucci

    29 Gennaio 2013 alle 15:47

    Bell’articolo caro Roberto preciso, chiaro e puntuale come sempre!

    Rispondi

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