Sono andato ieri a rinnovare forse l’ultima tessera repubblicana della mia vita: sono 50. Mezzo secolo di vita repubblicana basta e probabilmente avanza, anche perché la sparizione del partito è ormai semi formalizzata.

Dunque è finita. Facciamocene una ragione e continuiamo l’avventurosa marcia nella politica italiana, sapendo bene che il suo declino non deriva dalla sua caricaturale classe dirigente ma dagli stessi elettori che l’anno votata fino ad oggi, senza avere un mitra piantato nella schiena. La preziosa radio radicale ha mandato in onda un dibattito di trent’anni fa tra Pannella e Almirante i quali sostenevano entrambi che la decadenza politica, già presente anche allora, non era dovuta ai media in generale e alla televisione in particolare ma anzi alla scarsa presenza televisiva delle loro rispettive forze politiche. Entrambi davano l’impressione di non aver letto Popper e i suoi approfonditi ragionamenti sugli effetti della televisione come il media più efficace ma anche il più degradato, meno rivolto al ragionamento e più rivolto all’immagine. Il progressivo realizzarsi delle intuizioni del grande filosofo ha prodotto, non solo in Italia, una vita politica piuttosto immaginaria perché fondata sull’immagine che si riesce a propagandare. Sulle promesse e non sulla loro realizzazione. Cioè su una vita politica fondata sul mito. Tutto ciò non è nuovo e, per andare in là col tempo, si può citare la scomparsa della Repubblica a favore dell’Impero in epoca romana: “si parva licet componere magnum”. Naturalmente non intendevo con questo esempio storico, riferirmi alla modesta tesserina repubblicana dell’anno 2013.

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