Se cavalchi la moralizzazione della politica, o sei sin da subito coi coglioni quadrati o troverai sulla tua strada qualcuno più bravo e/o più spregiudicato di te. Con una incertezza non da poco: è Beppe Grillo o Report?

Eppure, malgrado tutto, non è mai stato evidente dove e quale fosse la diversità dell’uomo politico Di Pietro: egli è stato per anni, anche grazie al Porcellum, uno dei pochi consiglieri della Società a responsabilità limitata denominata “Parlamento”, insieme ai signori Berlusconi, Bersani, Casini e Bossi (poi sostituito da Maroni). Nell’urlato contrasto alla politica dei politicanti, è riuscito a collezionare alcuni dei peggiori ‘figuri’ della c.d. Seconda Repubblica – gente che passerà agli annali della storia patria in un separato bestiario – dimostrando un insolito fiuto nella selezione dei cosiddetti “rappresentanti del popolo”. Da sempre e fino al momento presente è, alla pari degli altri leaders, il padre-padrone del suo partito e, in ogni caso, da padre-padrone mai ha mancato di comportarsi. Custode dunque di una alterità tutta affermata ed autoreferenziale, ancorché gradualmente smentita dai fatti. Ed il problema sta tutto qui. Perché se vai a sollecitare l’attenzione e l’entusiasmo degli elettori su istanze così ingombranti e impegnative come la riforma e la moralizzazione della politica, delle due l’una: o sei sin da subito coi coglioni quadrati ed in grado di marcare nei fatti e nelle scelte di ogni giorno una radicale differenza da tutto-quello-che-sta-intorno-a-te oppure, presto o tardi – è la politica, bellezza -, troverai sulla tua strada qualcuno più bravo e/o più spregiudicato di te che ti fa le scarpe. Ecco, quel qualcuno è nel frattempo sopraggiunto e pare che ti abbia fatto il mazzo. Con una incertezza non da poco: è Beppe Grillo o Report?

Sono i 2, piu’ la gente che evidentemente comprende, anche se con una lentezza assurda in Italia, che questi signori son là solo per i propri interessi e per abbindolarli.