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Tra valori e rottami: la rudezza delle parole

di Fabrizio Binacchi | 22 Ottobre 2012

Questo Paese ha un enorme bisogno di ricambio, e non solo alla Camera o al Senato, ma in tutti i gangli decisionali e strategici della sua organizzazione, ma a volte la rudezza delle parole supera il valore del messaggio.

La parola dell’anno sarà sicuramente “rottamazione”. Chissà se si pentirà anche Matteo Renzi d’averla lanciata nell’arena politica italiana?! Non degli effetti strettamente politici ma di quelli più culturali. Chiunque vincerà alle primarie del centro sinistra dovrà fare i conti con le macerie della post rottamazione, sia essa compiuta, sia evitata, sia negata. Perché cavalcare il ritornello del “questi sono qui da 20 anni” è facile, trovare il “nuovo a scatola quasi chiusa” è più difficile. Così quasi tutto il dibattito rischia di girare attorno al ricambio delle facce e non sui cosiddetti contenuti. Perché sicuramente fa più notizia la reazione di D’Alema all’ennesimo attacco di Renzi che non le idee di Bersani, Renzi, Vendola o Tabacci su fisco, sviluppo, etica e federalismo. Diciamocelo sinceramente: a forza di chiederne la rottamazione persino D’Alema rischia di attirare solidarietà e simpatia, comprensione anche da chi lo avversava. Persino l’annuncio di Veltroni di non candidarsi per rientrare in Parlamento faceva tenerezza anche a  chi magari non l’ha mai amato e mai seguito. Come sempre c’è un problema di forma e di sostanza. La sostanza è che questo Paese ha un enorme bisogno di ricambio, e non solo alla Camera o al Senato, ma in tutti i gangli decisionali e strategici della sua organizzazione. Anche nelle banche, per esempio. E non pensate che basti cambiare un deputato o un ministro per cambiare il sistema. Come diceva un vecchio collega: puoi cambiare pure tre ministri all’anno ma se non cambi il direttore generale avrai le stesse politiche. E quindi Matteo Renzi nella sostanza ha ragione da vendere. Dove non ha sempre ragione è nella forma:  perché a volte la rudezza delle parole supera il valore del messaggio. E’ chiaro  che nella sua logica di comunicazione la sola parola rottamazione vale migliaia di voti, ma c’è un “dunque operativo” che il giorno dopo presenterà il suo conto. In questo mi è parsa molto saggia l’ex ministro e parlamentare di lungo corso Livia Turco, grande lavoratrice e scrupolosa analista di fenomeni sociali, quando dice: ci sono storie valori ed esperienze che non si possono rottamare come un ferro vecchio. Valori e simboli contro la violenza tattica delle parole. Queste sono le prime primarie vere, a detta di tutti, per sincerità e schiettezza. Via le liturgie e via i riti che sapevano di muffa e di stantio. Vai di camper e di interviste davanti al distributore per collegare ricordi e messaggi. Che lotta sia, ma appena dopo il risultato, chiunque vinca,  punti ai contenuti, che sono i problemi degli italiani, magari con il concorso anche di chi ha perso. Sarebbe una lezione ulteriore di modernità dopo

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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