Invece di insultarsi, Renzi e Bersani passino ad illustrare le loro ricette per il Paese. E si ricordino che una vittoria netta, in Italia, la sinistra non la ha mai ottenuta.

Tuttavia, lo scambio di accuse tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi sui rapporti di entrambi con il mondo della finanza potrebbe essere una ottima occasione per dare chiarezza e trasparenza a questo tabù.
Invece di mettere su il broncio, provino entrambi a dire esattamente cosa intendono fare invece che lanciarsi accuse su cosa hanno fatto.
Perché, avendo entrambi ragione, nello stesso tempo hanno entrambi torto.
Ha ragione Bersani sull’incontro milanese di Renzi e relativa raccolta di fondi promossi da Davide Serra, capo del fondo di investimento Algebris, presenti, fra gli altri, il numero uno di Deutsche Bank Italia, Flavio Valeri, il presidente di Lazard e Allianz Italia, Carlo Salvatori, nonché l’ex direttore generale di Bpm, Enzo Chiesa; e ancora Andrea Soro di Royal Bank of Scotland, l’uomo d’affari Francesco Micheli e l’amministratore delegato di Amplifon, Franco Moscetti. Quando, alla presenza di questi signori si discute (come risulta) di privatizzazioni e dismissioni di patrimonio pubblico e si prospetta una drastica riduzione della circolazione del contante da sostituire con l’uso quasi esclusivo delle carte di credito, gli Italiani, che hanno già dato, hanno buoni motivi per diffidare. Sappiamo che con privatizzazioni e dismissioni si potrebbe ridurre il debito e con l’uso delle carte di credito combattere l’evasione fiscale. Ma non vogliamo, dopo quella che seguì alla crisi di Tangentopoli, una nuova rapina del patrimonio statale a favore dei soliti furbi. E nemmeno vogliamo immolarci al sistema bancario col pretesto della lotta all’evasione fiscale.
Ma ha ragione anche Renzi quando ricorda, brutalmente, a Bersani i non limpidi trascorsi dei suoi ex partiti (PCI-PDS-DS) e dell’attuale (PD), con questo mondo: Monte dei Paschi-Ambro, Unipoli-BNL, per citare alcuni casi.
Ecco: nessuno dei due contendenti, allora, può recitare la parte dell’offeso. Non Renzi, che, essendosi presentato come l’uomo nuovo, si troverebbe, senza chiarimenti netti, incasellato nelle pratiche vecchissime della politica. E non Bersani, che, se non prendesse le distanze da con certo passato della sua parte politica, risulterebbe poco credibile come leader in grado di fronteggiare un mondo economico costantemente alla ricerca di favori.
Dunque, passino ad illustrare le loro ricette per il Paese. Parlino, da ora in poi, in positivo. E si ricordino che una vittoria netta, in Italia, la sinistra non la ha mai ottenuta. Non gettino alle ortiche ciò che oggi appare possibile per eccessi di personalismo.

Condivido appieno questa tua analisi, si dice *tra i due litiganti….”, il terzo gode, ma Vendola pare invischiato in affari giudiziari, sarà alla fine il “terzo” del centrodestra che tra i due avrà la meglio, se Berlusconi fa finta di tirarsi fuori, a mio avviso creerà la sorpresa con un Montezemolo o qualcun altro che otterrà piu’ voti di questi due litiganti senza grandi idee.
Lapalissiano Cariglia!
Caro Nicola,
concordo con te. La sinistra ha nel suo DNA la capacità di autodistruggersi. Quando sembra vicina al possibile successo scatta qualcosa che la mette KO e Renzi e Bersani con le accuse che si scambiano spianano la strada a Grillo che oltre che gridare e attraversare lo stretto di Messina a nuoto non è che sappia fare tanto altro. Finché i due non si decidono a parlare di programmi , di azioni da intraprendere a favore dei cittadini ormai dissanguati dalle tasse, finché non saranno in grado di riabilitare la politica attribuendole il ruolo che le avevano dato gli antichi greci, saremo sempre governati da comici, vecchi brontosauri, e per non farci mancare niente …nani e ballerine,
Caro Nicola,
Non sono convinto che quella che tu ipotizzi come sconfitta della sinistra sarebbe veramente tale.
Il vero nemico in Italia è il sottofondo Fascista che la pervade, per averne la prova, basta che scrivi qualcosa d’inconsueto come lettore, a un qualunque giornale del Mondo Occidentale, trovandotelo pubblicato all’istante e che riprovi a far lo stesso su un giornale Italiano, dove il MODERATORE manco si sogna di bloccare solo i commenti offensivi o contro la legge, blocca tutti quelli che non sono utili ai padroni del Giornale nel condizionare la Politica.
Ogni ducetto Italiano impara subito di dover possedere un’industria, un giornale, una Banca, e se ha la moglie ricca come Casini, anche un partito.
Per la finanza Nicola ricordo ancora il dolce tempo antico quando la Banca Antonveneta insegnava a tutto il Nord Est a risparmiare, ma senza la politica delle Casse di Risparmio.
Raggiunse un tale valore, che quando decidemmo di venderla (per carità non Vendola), in Italia nessuno poteva più comprarla e anche nel mondo, si rivelò un boccone indigesto.
Poi il MPS ci ha provato, ricavandone giusto castigo.
A chi da fastidio un’Italia che ogni mese risparmia qualcosa, come insegnava Antonveneta?
A tutti i Ducetti del Mondo, particolarmente forti in Italia, perché un popolo senza debiti è un popolo libero.
Ecco quindi che se Renzi lo capisce e quello che era il patrimonio culturale Antonveneta del porre alla base della famiglia Italiana la propensione al risparmio prima della Politica e lo riporta dal Nord Est a tutta Italia, specialmente al Sud come rivolta del popolo contro i Baroni locali che vogliono costringerlo all’inedia, finalmente gli oppressori saranno presi a calci in c. in tutta Italia.