Il messsaggio più efficace per i mercati non sarebbe un Monti bis ma una nuova classe politica che proietti l’immagine di un paese che crede ancora in se stesso.

Al di là del fragore mediatico, nessuno può infatti dirsi stupito o colto di sorpresa dalla dichiarazione di Monti sulla sua disponibilità a succedere a se stesso a capo del governo, dal momento che egli stesso l’ha esposta come un’ipotesi che in realtà somiglia ad una tesi: sono quasi certo che uscirà una maggioranza dalle prossime elezioni, nel caso remoto che ciò non si verificasse sarei però pronto a sacrificarmi ancora – ovvero: sono assolutamente certo che non ci sarà una maggioranza in grado di governare e dunque mi porto avanti con il lavoro, preparandomi ad un nuovo mandato che fin d’ora appare scontato.
In effetti, quella di Monti più che una dichiarazione è una sintesi di quanto prodotto dai partiti nei dieci mesi del suo governo, praticamente nulla; l’estenuante trattativa sulla nuova legge elettorale, lungi dall’avvicinarsi alla conclusione, è la testimonianza più evidente non solo della paralisi totale della nostra politica, ma anche, ed in misura veramente preoccupante, di una pervicace volontà di non giungere ad alcun risultato.
Nel patetico girotondo di dichiarazioni, smentite e controsmentite pressoché quotidiane su questo tema che, peraltro, rappresentava l’unica responsabilità di cui farsi carico mentre i tecnici erano al governo, è sempre parso chiaro che l’unico obbiettivo davvero perseguito da tutte le forze in campo fosse quello del male minore. Ovvero dell’elaborazione di una legge elettorale che, piuttosto che rimediare ai guasti dell’immondo Porcellum garantendo un ritorno della libertà di scelta dei cittadini e contemporaneamente una effettiva governabilità, mirasse invece a limitare i danni, a non decretare vincitori nè vinti, a disegnare semmai un quadro nebuloso di indistinte responsabilità dove tutti potessero legittimamente sentirsi ancora in gioco e dunque altrettanto legittimamente autorizzati a conservare le proprie posizioni in Parlamento.
E’ di tutta evidenza che ciò testimonia solo l’estremo tentativo di una classe dirigente moribonda, imbelle e corrosa dall’incapacità ancora prima che dalla corruzione, di perpetuare se stessa a dispetto delle aspettative, delle necessità e delle emergenze di un paese che invece non può più permettersi ulteriori rinvii. La trattativa sulla legge elettorale può essere a buon diritto considerata il manifesto della mala politica che ancora tenta di sopravvivere e di sopraffarci, una epitome dell’irresponsabilità e della endemica mancanza di coscienza civile ed istituzionale che ci ha governati per decenni fino a portarci al disfacimento totale.
Dunque, la dichiarazione di Monti è del tutto conseguente a questo stato di cose, e non ci fa specie che Casini – cui tutti i sondaggi non accreditano un punto in più rispetto al passato – dia già per scontato di appoggiare il Monti bis, o che Alfano – il liquidatore dei resti della catastrofe del Pdl – dichiari che, dopo le elezioni, sarà buona cosa ricostituire pari pari l’attuale maggioranza sotto l’egida dello stesso Presidente del Consiglio. E dunque, parrebbe un inutile spreco di tempo e di denaro indire elezioni che darebbero lo stesso risultato che già abbiamo ora, e quindi sarebbero solo una inutile farsa messa in atto per testimoniare che, sì, in fondo in Italia vige ancora la democrazia, perbacco.
E certo anche il Pd si sentirebbe sollevato da questa soluzione, chè l’alleanza con Vendola, pronto a rovesciare anche quel poco fatto fin qui dal governo tecnico, garantisce sin d’ora solo una ingloriosa riedizione dell’ultimo governo Prodi, e dunque Bersani potrebbe di nuovo sgranare la patetica litania del senso di responsabilità verso il paese per giustificare una ennesima convergenza nella grande coalizione al riparo del loden di Monti, non avendo mezzi, uomini, idee e voti sufficienti – e non parliamo di coraggio, che quello chi non l’ha non se lo può dare – per andare al governo con la ferma intenzione di attuare un deciso cambio di rotta.
La cornice che giustifica e tiene insieme questo quadro crepuscolare della democrazia italiana, che pare condannata a non sapere, o non potere, più esprimere una compiuta volontà attraverso l’esercizio del voto, è la solita stantia invocazione degli incapaci: i mercati vogliono essere tranquillizzati – e se la religione è l’oppio dei popoli, pare che Monti sia il Prozac delle borse mondiali, visto che al solo pronunciare il suo nome si dicono tutti pronti a tutelarci dalla speculazione.
Ora, su questo punto, vorremmo invece proporre una lettura diversa, che potrebbe restituire un senso ed una dignità alle prossime elezioni politiche: con un Monti bis proponiamo ai mercati la ricetta della conservazione, in un regime di recessione che deprime oltremisura le residue risorse di questo paese ma è del tutto incapace di farle rinvigorire. Ci pare, invece, che eleggendo una nuova classe politica – nuova perchè non compromessa col passato, nuova perchè giovane e dunque portatrice di idee, progetti e anche forze innovative – offriremmo ai mercati l’immagine di un paese che crede ancora in se stesso e ci crede così tanto da decidersi finalmente ad investire sui giovani e da metterli sulla ribalta nazionale ed internazionale. In una frase: un paese che crede ancora di avere un futuro e decide di investire su di esso, scommettendo sulle capacità e, perchè no, sul coraggio di una nuova generazione.
Questo sarebbe un messaggio molto più efficace di un Monti bis – e sta a noi vanificare ogni tentativo di avallare ancora la conservazione, andando invece a votare per il cambiamento. Se non facciamo ora questa scelta, dopo sarà troppo tardi – la paura non deve frenarci, se ancora vogliamo credere di avere un futuro dobbiamo avere il coraggio di sceglierlo e costruirlo a dispetto di tutti coloro che invece vorrebbero privarcene, come vampiri che si nutrono del nostro sangue solo per garantirsi una sepolcrale sopravvivenza.

Caro Gian Franco, dovrebbe tornare a fare politica, stabilire un programma – sottoposto al giudizio degli elettori – dove accanto al contenimento della spesa pubblica ed al risanamento del bilancio, ci siano anche misure di crescita. Il governo tecnico, su questo punto, ha taciuto e passato la mano, annunciando per mesi un pacchetto di proposte affidato a Passera che di volta in volta è stato rinviato e non ha mai visto la luce. La sola spending review non basta, avviamo bisogno di misure per riprendere a crescere, e questo si diede alla politica, ma certo coloro che per decenni hanno speso e basta e ci hanno portato al disastro economico non possono ripresentarsi oggi a chiudere il voto, nessuno crederebbe loro, tantomeno i mercati.