Purtroppo l‘Italia non ha più i grandi meridionalisti come Gaetano Salvemini capaci di porre la questione del Mezzogiorno sul piano-storico e culturale, obbligando la politica ad occuparsi del problema.

Per chi non ha letto “Cristo si è fermato ad Eboli” diamo qualche cenno. Nel libro si racconta di un uomo del Nord, un antifascista, che negli anni ’30 viene mandato al confino coatto, in un paesino chiamato Gagliano, in Basilicata. Il primo impatto è tremendo.
Poi l’uomo del Nord rimane affascinato dalla solidarietà e dall’ospitalità degli abitanti del luogo.
Un po’ come capita al brianzolo, direttore dell’ufficio postale, in Benvenuti al Sud, che dopo i primi disagi, non vorrebbe più ripartire da Castellabate.
Non c’è dubbio il Sud, sia pure in presenza di cambiamenti di tipo epocali, inevitabili di fronte all’avanzare della tecnologia, conserva il patrimonio di cultura, ospitalità e umanità tanto apprezzati da Carlo Levi, ma per il resto le cose stanno cambiando in peggio, con il divario destinato a crescere, rispetto al Nord.
La cosiddetta Freccia Rossa, il treno che in poco più di cinque ore collega Milano con Salerno, non passa per Eboli. La cosiddetta alta velocità, finisce a Salerno; nessun’altra città del Sud è collegata al resto del Paese con treni super veloci.
La discriminazione dell’alta velocità non è la sola… Le Ferrovie hanno soppresso tutti i treni a lunga percorrenza, che collegavano la Sicilia a Milano e Torino. Nomi mitici quali: la “Freccia del Sud” (istituita nel 1953, per unire la nazione), “Conca d’Oro”, ed altri ancora che non esistono più, perché si guarda solo ai budget e non alla funzione sociale e unificante, che avevano questi convogli. Ora bisogna cambiare a Napoli o a Roma, per poi prendere un treno che porta nell’altra Italia, trascurata e discriminata.
Vale la pena di ricordare che 150 anni fa, nel momento dell’Unità d’Italia, il bilancio dello Stato era costituto in gran parte dalle entrate provenienti dal Sud. Dopo un secolo e mezzo, la verità storica (narrata anche nel film denuncia, “Noi credevamo”) rende giustizia e spazza via la verità edulcorata della liberazione dai Borboni. In effetti si trattò di annessione degli Stati del Sud da parte dei piemontesi, che trasferirono al Nord la fiorente industria manifatturiera che sorgeva nel Casertano, nella zona dove oggi regna Gomorra.
Purtroppo l‘Italia non ha più i grandi meridionalisti come Gaetano Salvemini capaci di porre la questione del Mezzogiorno sul piano-storico e culturale, obbligando la politica ad occuparsi del problema.
L’Italia supererà questo momento, se il Sud crescerà e se i nostri governanti sapranno mettere da parte la “moda del federalismo non solidale”, la cui attuazione non farebbe altro che aumentare il divario fra Nord e Sud. Infatti, nessuno ha mai spiegato come farebbe la Calabria ad uscire dalla sua condizione di sottosviluppo, dopo una drastica riduzione delle proprie entrate.

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