“Quello della formazione dei giovani che aspirano ad una carriera nel mondo della lirica sia come cantanti che negli altri affascinanti mestieri del teatro musicale è uno degli obiettivi prioritari del nostro progetto – dichiara il Presidente della Fondazione Festival Puccini Alberto Veronesi– su cui vogliamo continuare ad investire per fare di Torre del Lago un Centro di Alta Formazione per tutti i mestieri dell’opera”.
Questa dichiarazione raccolta alla vigilia del 62° Festival Pucciniano ha visto, in occasione delle serate previste in cartellone, un concreto e positivo riscontro nelle performances dei giovani allievi dell’Accademia chiamati a coprire ruoli non sempre comprimari.
Merita certamente sottolineare non solo la validità di questo strumento, l’Accademia, nell’economia della gestione di una realtà importante com’è la Fondazione Festival Pucciniano, ma il valore intrinseco e simbolico che essa rappresenta alla luce di una richiesta di formazione reale e completa dei giovani che decidono di scegliere, quale loro futuro, quello del cantante lirico.
Una “professione” che chiama in causa non solo la tecnica vocale ma tutta una serie di competenze sceniche che si fanno via via sempre più importanti e che richiedono la presenza di veri “maestri” in grado di trasferire l’esperienza acquisita nella loro carriera.
Abbiamo seguito negli anni le vicende di questa Accademia e, al di là di alcune critiche (peraltro molto soggettive e quindi opinabili), crediamo abbia svolto un ruolo importante di cui solo recentemente, però, si è avuta piena consapevolezza. Quelle giovani voci formate all’ombra della casa natale di Puccini la cui voce si è dispiegata nei luoghi cari al Maestro, costituiscono la sostanza di un progetto culturale che ha per centro Torre del Lago ed in particolare il gran teatro G.Puccini.
Torre del Lago non può né deve essere soltanto il luogo dove, per poco più di quaranta giorni, si mettono in scena le opere di Puccini: sarebbe riduttivo oltre che profondamente ingiusto.
Torre del Lago, il gran teatro, la Fondazione, devono essere una fucina dove si formano le nuove generazioni di interpreti pucciniani, l’anima di un percorso umano e professionale che da questi luoghi lancerà nel mondo (e al mondo restituirà poiché questi giovani provengono da tutto il mondo) le nuove grandi voci pucciniane.
Abbiamo da poco pianto la prematura ed inaspettata morte della grande soprano Daniela Dessì (dal 2010 cittadina onoraria di Viareggio: il riconoscimento le era stato assegnato nel 2010 “per la sua assidua partecipazione alle opere messe in scena al Festival Puccini di Torre del Lago e per l’alto valore artistico indubbiamente apportato che ha contribuito in modo determinante a promuovere la manifestazione in tutto il mondo”), e nelle varie commemorazioni è stato più volte ripetuto che con lei scompariva una delle figure chiave della lirica mondiale.
Ebbene, guardandoci indietro quante altre grandi voci ci hanno lasciato? Perdite grandissime, certamente, ma non vogliamo che diventino “insostituibili”. Abbiamo una grande responsabilità: quella di garantire all’opera una continuità degna del suo passato. Dobbiamo costruire nuove generazioni di cantanti in grado di raccogliere il testimone delle grandi voci che ci lasciano e diventare a loro volta “grandi voci”, magari non tutte del calibro dei grandissimi interpreti ma tutti dotati delle qualità vocali che ne giustifichino la presenza sui palcoscenici.
Purtroppo assistiamo sempre più spesso, e in moltissimi teatri italiani e non, a performance mediocri se non scadenti ed il pubblico sembra abituarsi a questo calo di livello con una sorta di inspiegabile apatia o rassegnazione; si fa male alla musica in questo modo oltre a far male a questi interpreti dando loro a d’intendere che ciò che fanno va bene.
La cultura del pressapochismo, della mediocrità non deve essere la nostra cultura: dobbiamo perseguire il meglio, lavorare per raggiungerlo, selezionare per far crescere e costruire, passo dopo passo, un futuro degno del nostro passato.
L’Accademia di Alto perfezionamento della Fondazione Festival Pucciniano sta facendo questo e glie ne siamo grati. Grandi docenti si sono alternati alla guida dell’Accademia portando contributi preziosi alla formazione dei giovani: ultima in ordine di tempo, la professoressa Maria Pia Jonata e il professore Claudio Ottino che hanno guidato gli allievi di canto in un percorso interpretativo e di tecnica vocale; il M° Massimo Morelli che si è occupato dello studio e concertazione dei ruoli rivolto ai maestri collaboratori e ai cantanti hanno portato risultati notevoli come dimostra la presenza di questi giovani all’interno dei cast delle opere in programma.
Andiamo a vederli nel dettaglio partendo dall’applauditissima Francesca Cappelletti che ha dato della schiava Liù della Turandot pucciniana una pregevole interpretazione. Un interessante “scoperta” è stata quella del tenore Tiziano Barontini che ha egregiamente sostenuto i ruoli di Pong nella Turandot di Puccini e quello di Goro nella Butterfly, oltre quello di Spoletta nella Tosca.
Due brave Musetta si sono alternate nella Boheme: Daniella Cappiello e Elisabetta Zizzo riscuotendo entrambe consenso di pubblico e di critica.
Coraggiosa e vincente anche Anna Maria Stella Pansini che ha interpretato la Principessa Turandot nella omonima opera di Ferruccio Busoni andata in scena il 31 luglio e il 13 agosto. Personaggio assolutamente nuovo (in Italia l’ultima rappresentazione risale al 1953), ha trovato nell’entusiasmo e nella professionalità della soprano una grande interprete che ha conquistato il pubblico. Analogo importante ruolo per Ugo Tarquini, Calaf, che ha sostenuto con grande passione.
Nella stessa opera citiamo Anna Russo, la Regina madre di Samarcanda, Davide Mura, Altoum, Raffaele Raffio, Barach, Donatella De Caro, Adelma, Vladimir Reutov ,Truffaldino, Andrea del Conte, Pantalone, Franco Cerri, Tartaglia, e Liudmila Chepurnaya , una cantante.
Ma questi giovani avevano già coperto altri ruoli nelle opere in cartellone: Davide Mura, ad esempio, era stato Angelotti nella Tosca, Colline in Boheme e Timur nella Turandot pucciniana; Raffaele Raffio un buon Schaunard in Boheme e Sharpless in Butterfly; Ugo Tarquini Pang in Turandot di Puccini, Spoletta in Tosca; Vladimir Reutov, Altoum nella Turandot pucciniana.
Passione e professionalità ripagati: il palcoscenico del gran teatro Giacomo Puccini, quello affacciato sul lago del Maestro lucchese, li ha accolti da professionisti e il pubblico li ha applauditi per ciò che hanno saputo regalare; emozioni, suggestioni, gioia di essere lì e quel battito accellerato del cuore che talvolta fa fare qualche sbaglio ma che sempre fa sentire che quello di cantante non è un lavoro di routine ma una passione che li mette in gioco ogni sera, senza rete di protezioni, senza playback. Loro e il pubblico, l’uno di fronte all’altro per essere davvero in quelle due ore di spettacolo il personaggio che devono interpretare e convincere il pubblico che, seppure la rappresentazione è una “rappresentazione”, in quel momento i personaggi sono veri e vera è la storia che raccontano, magicamente evocata, ogni volta, dalla musica che la bacchetta del direttore fa uscire dalle loro voci come dagli strumenti dell’orchestra.
La stagione lirica è finita ma ci auguriamo di ascoltare ancora, nei mesi autunnali e invernali, le loro voci: l’Auditorium Enrico Caruso, pur nei limiti dei suoi spazi, è sempre disponibile, e non farebbe male “educare” il pubblico versiliese e non solo, a venire a Torre del Lago per ascoltare dei bei concerti, con giovani voci che desiderano diventare, un giorno, i grandi della lirica mondiale.
E intanto, almeno a quanto ci risulta, è già in moto la macchina per la preparazione del nuovo bando di ammissione alla nuova stagione dell’Accademia: tutore attento e partecipe, l’ingegnere Paolo Spadaccini, consigliere d’amministrazione della Fondazione Festival Pucciniano, segue questo settore; come anticipato a mezza voce dal Presidente Veronesi, forse quest’anno l’Accademia avrà una durata maggiore, prima fase di un progetto più ambizioso che vedrebbe Torre del Lago, e la Fondazione, sede universitaria per il canto lirico, con la possibilità di dar vita ad un campus nel quale vivere e condividere l’amore per la musica e per diventare davvero testimoni del bel canto nel mondo.









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