Il sei giugno del 1944 fu il D-Day. Il giorno dello sbarco in Normandia che permise la riconquista della Francia e dell’Europa occidentale contro le forze di Hitler. Fu un giorno sanguinoso, come sono tutte le battaglie del mondo, ma questa fu una vittoria particolare e indicativa per il futuro della Francia e del nostro continente. Tutti gli anni è ricordato e celebrato sulle spiagge della Normandia da tutte le forze alleate e dai francesi che parteciparono alla riconquista della loro nazione. Questo perché il generale Charles de Gaulle, capo del governo in esilio a Londra della Francia libera in opposizione al governo fantoccio di Vichy, organizzò la resistenza e parte dell’esercito coloniale per riconquistarla. E’ importante ricordarlo, perché fu un doloroso e drammatico giorno, anche se apparentemente lontano da noi e compararlo al nostro D-Day. In Italia lo sbarco degli alleati in Sicilia fu, invece, circa un anno prima, il 13 luglio 1943 al comando del generale americano Patton, di quelli britannici, Montgomery e Alexander; anch’esso sanguinoso e duro, appunto, quando si combatte in guerra. L’Italia però fu dall’altra parte e difendeva l’isola per poi ritirarsi con l’esercito tedesco fino alla Linea Gustav, che attraversava lo stivale da Minturno sul mar Tirreno a Ortona sul mar Adriatico. Questo giorno è poco ricordato, ignorato dall’opinione pubblica italiana, come dalla politica che in questi giorni, preferisce vestirsi dei panni partigiani per avallare una, o l’altra tesi del prossimo referendum sulla costituzione. In Italia, dunque, il nostro giorno dell’inizio della liberazione non è ricordato, a differenza del D-Day in Francia. Lo sbarco in Sicilia, il primo sul continente Europeo occupato, provocò la caduta del fascismo, il 25 Luglio in seguito all’ordine del giorno Grandi, e l’8 settembre 1943,data della resa incondizionata dell’Italia agli alleati, spacciato per armistizio di Cassibile. L’Italia si arrese e non partecipò, al contrario della Francia, al tavolo dei vincitori a guerra conclusa. Due date importanti, che significano molto. Il sei giugno 1944 l’esercito tedesco iniziò la sua ritirata sul fronte occidentale che si concluse poco prima dell’0tt0 maggio 1945, quando orami l’armata rossa del generale Zucov era entrata in Berlino. E’ in questo cotesto che si può riassumere la nemesi storica della liberazione dell’Italia, liberata dagli alleati e non dai partigiani e da quel che restava del regio esercito. La guerra civile è un’altra storia, dolorosa, che ha caratteristiche e seguiti differenti nel contesto della liberazione dal nazi fascismo. L’Italia ha il suo D-Day, ma non lo festeggia, non riconosce il merito di questi uomini che sono venuti da lontano per rimediare un pasticcio fatto in casa nostra, da noi stessi, orgogliosi di un’italianità dominatrice che non esiste più dai tempi di Teodosio. Qualcuno crede ancora oggi di determinare qualcosa in politica estera, senza rendersi conto di esporsi al ridicolo. Solo i partigiani così, quelli che sono rimasti e quei pochissimi integri e sopravvissuti negli anni, sono oggetto di riconoscimento come garanzia di libertà, tirati da una parte e dall’altra in campagna referendaria sulla costituzione, che oggi ci accorgiamo non essere la più bella del mondo. Sarà una lunga campagna referendaria che troverà una pausa, si spera per le ferie agostane, o che al massimo saranno il tormentone che dovrà trovare noi cittadini pazienti e, stavolta tutti, molto resistenti .
6 giugno 1944: The D- Day
Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, capo del governo, costituzione, fascismo, francia, futuro, governo, italia, merito, mondo, nazi, nazione, opposizione, referendum, sicilia
Info Enrico Martelloni
Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.


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