Si sa come andò l’anno scorso. Salvini, spinto nel suo Ego dai sondaggi e in preda a delirio di onnipotenza per avere annichilito alleati e avversari, incapaci di qualsiasi strategia alternativa, tira fuori la bella trovata dei “pieni poteri”. Poi, inaspettatamente, provoca la crisi di governo. Il piano? O elezioni e nuovo balzo in avanti, secondo qualsiasi previsione, oppure un nuovo governo alle sue condizioni. La reazione al piano? La più elementare e anche la più prevedibile. Coloro che più di tutti temevano una cocente sconfitta, 5Stelle e PD, si accordarono per un nuovo governo, visto che non mancavano buone ragioni per giustificarlo. C’era da fare una finanziaria per evitare il tracollo e da intavolare una dura trattativa con l’Europa: “facciamolo, dimostriamo senso di responsabilità, raffreddiamo il clima esasperato con il quale Salvini va a nozze, e poi ce la giochiamo”.
A complicare le cose ci si è messo il virus. Giustamente, non si poteva pensare di abbandonare la nave in circostanze tanto drammatiche. Conte ci ha preso gusto: di fronte al pericolo, in tutti i paesi del mondo, la gente si sente emotivamente spinta a “stringersi attorno alla bandiera”. E la popolarità del presidente del consiglio, ci assicurano sondaggi e stampa, è cresciuta a dismisura. Bene, finchè dura la pandemia, se non altro per coprire confusione e contraddizioni su come affrontarla: anche se ciò non ha impedito che venissero allo scoperto tutta una serie di contrasti tra Stato e Regioni, ministri e ministri, Regioni e Regioni, Comuni e Regioni. Conte avrebbe potuto creare un clima diverso promettendo che avrebbe tolto il disturbo una volta superata la pandemia. Non ha ritenuto di farlo. Era suo diritto e amen: non ci si improvvisa grandi statisti. Ma ora siamo già in una fase diversa. Siamo, non solo l’Italia ma il mondo intero, a dovere affrontare una gigantesca opera di ricostruzione dei modelli economici e produttivi. E c’è una pioggia di miliardi a disposizione. Si possono spendere bene e rinascere. Si possono spendere male e sprofondare definitivamente. Ciascuno giudichi se è un governo nato in maniera così casuale, incerto nell’affrontare la pandemia, a potere disegnare con giganteschi investimenti lo sviluppo dell’Italia per i prossimi venti o trenta anni. Se c’è una cosa chiara dopo dieci mesi, è che questo governo non è mai nato. Due mezzi governi, ovvero i ministri in quota 5Stelle e i ministri in quota PD, non fanno un Governo. La malta per tenere assieme gli uni e gli altri non è stata ancora inventata. Nelle Regioni e nei Comuni le alleanze tra seguaci di Grillo e di Zingaretti o non si sono realizzate o sono state fiaschi sonori. Forse un minimo di realismo comincia ad esserci. Zingaretti ha detto che è il PD che “porta la croce”. Magari anche per i 5Stelle questo governo comincia ad essere una croce. Se vogliamo usare una immagine diversa, affidare il proprio futuro a questa alleanza fra incompatibili aveva un senso se lo si fosse fatto per uno scopo chiaramente delineato e a tempo determinato. Andare avanti con il giorno per giorno, senza linea e obbiettivi condivisi è un gioco di azzardo per entrambi i partiti. Che, per il Paese, è anche un pericolo.
Nicola Cariglia

Andare avanti con il giorno per giorno, senza linea e obbiettivi condivisi è un gioco di azzardo per entrambi i partiti. Che, per il Paese, è anche un pericolo.