Ancora un successo per Buttefly nel nuovo allestimento realizzato in collaborazione con l’NPO di Tokio. Delicata, dolcissima, struggente, ma potente e drammatica nel suo finale a sorpresa: questa è la Butterfly che Takao Okamura ha voluto proporre al pubblico del 57° Festival Puccini. Fugate paure e polemiche sulle presunte “alterazioni” del libretto di Illica e Giacosa, è rimasto uno stupendo esempio di amore incondizionato per la musica di Puccini, questa volta reso da un artista/cantante del Sol Levante. «Fin da quando ho conosciuto quest’opera cantandola all’opera di Roma nel ruolo dello zio Bonzo – ci dice Okamura – ho sentito il desiderio di restituire al testo dei due grandi librettisti quella verità compromessa da alcune inesattezze dovute alla scarsa conoscenza del Giappone degli occidentali dell’epoca. Un dovere che è al contempo piacere di dar vita, secondo le tradizioni del mio popolo, a questa stupenda opera». E così è stato, con una scenografia ricca di suggestioni realizzata Naoji Kawaguci e degli stupendo costumi disegnati da Yashuhiro Chiji, il più famoso creatore contemporaneo di kimono. E lui, Takao Okamura, ha davvero realizzare il sogno della sua vita.
Molti i punti di rilievo dell’allestimento: al momento del matrimonio, accanto ai parenti della sposa erano presenti anche eleganti invitati occidentali, accuratamente discosti da quei policromi e “strani” autoctoni. Ritorna lo zio ubriacone, generalmente omesso dall’opera, con la sua innocente e bonaria crisi etilica, sopportata con rispetto dai parenti e, al contrario, violentemente condannata dagli occidentali. Suggestive ed estremamente efficaci le “ombre cinesi” che accompagnano la lunga notte dell’attesa dopo il coro a bocca chiusa: dagli incubi della maledizione dello zio Bonzo, al ritorno dell’amato Pinkerton che abbraccia dolcemente Butterfly e il figlio in una sequenza struggente di emozioni, sogni o desideri che l’alba impietosa fugherà portando ben altra realtà. E poi via via, nel rispetto assoluto del libretto al quale si “appunta bonariamente” solo sviste o inesattezze come quella, nel secondo atto, che vorrebbe la geisha Ciò Ciò San “cantare per la strada”, comportamento assolutamente non contemplato dalla cultura giapponese, con conseguente ritorno al testo della cosidetta “revisione Brescia”. L’opera scorre meravigliosamente fino all’inaspettato, ma pertinente ed emozionante, suicidio di Suzuki che segue di poco quello della sua Butterfly, segno di amore e devozione ma anche di disprezzo verso Pinkerton nel frattempo giunto alla sua casa. Il merito del successo va certamente alla inappuntabile bacchetta del giovane Valerio Galli che trova un eccellente equilibrio in quella difficile quanto bellissima partitura, ma anche ai cantanti, a partire dalla protagonista, Sakiko Ninomiya, che ha dato magistrale prova vocale e interpretativa. Buona, la prova del collaudatissimo Massimiliano Pisapia, Pinkerton e del baritono Sergio Bologna, Sharpless. Qualche riserva per Mariella Guarnerachiamata a sostituire all’ultimo momento Kimiko Suehiro nel ruolo di Suzuki.
Stefano Mecenate

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