
In una terra dove sempre più persone muoiono di fame o per mancanza di cure mediche, anche i signori della guerra fanno la loro parte combattendosi senza essere sfiorati da un proiettile ma mandando i soldati a morire e ad infliggere morte al nemico, che sempre meno è l’esercito avversario e sempre più la popolazione civile. Nel caso di Gaza, soprattutto bambini, neonati e ragazzini, colpiti da un missile o semplicemente uccisi dalla fame. 56 guerre, di cui per la maggior parte non sappiamo quasi nulla, nonostante la potente macchina informativa dei social. Conosciamo le più note, quelle di cui si parla ogni giorno: il conflitto russo-ucraino, quello israelo-palestinese, il Myanmar, e poi una fila infinita di altri dove ogni minuto muoiono uomini, anziani, donne e minori, solo perché nati in terre devastate dalla responsabilità assoluta dei signori della guerra. E non parlo solo di quelli che immaginiamo in mimetica e con la benda nera sull’occhio, ma soprattutto degli uomini in doppiopetto che siedono nei consigli di amministrazione di banche, multinazionali e società che nemmeno immaginiamo. Uomini che decidono il destino di milioni di vite con un tratto di penna, autorizzando la vendita di strumenti di morte, ora in un paese ora in un altro, dove conviene per ragioni strategiche come il petrolio, l’oro, i diamanti o altre materie prime indispensabili. Le terre rare in Ucraina, ad esempio, sono tra i casi più evidenti di cui si è parlato di recente. In altri consigli di amministrazione, invece, si parla ipocritamente di pace senza volerla davvero. Altrimenti il massacro che da mesi accompagna la ‘non’ vita dei palestinesi sarebbe già finito, magari con l’invio di uomini della NATO o dei caschi blu dell’ONU, che invece sembrano scalpitare solo per l’Ucraina. Viviamo in un mondo ipocrita, dove una cravatta firmata è il sangue di un innocente, e una notte in un hotel di lusso vale quanto il cibo per sfamare un intero villaggio. Le guerre moderne non si combattono solo con le armi, ma anche con le scelte economiche e politiche che facciamo o che accettiamo in silenzio. L’indifferenza è diventata il nuovo volto della complicità. Retorica? Naturalmente. Provocazioni? Ma certo.
Il fatto è che il colonialismo ha solo cambiato nome, ma la sostanza è rimasta la stessa. Interessi, interessi, interessi. E vengono soddisfatti anche grazie alle 56 guerre che arricchiscono i produttori di armi e tutto ciò che ruota intorno all’economia di guerra, compresi gli aiuti alimentari.
Angelo Santoro

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