Da un lato, al campo 10, le associazioni Memento, Lealtà e azione, Combattenti, Arditi e X Mas a commemorare 1400 caduti repubblichini; dall’altro lato, al campo Gloria, partiti, collettivi, centri sociali, Radio Popolare e Anpi dell’ex parlamentare Smuraglia con i fiori per i partigiani.A dirla così, sembra non ci sia partita tra l’Italia repubblicana ed un pugno di filofascisti. Invece tutti, gli uni e gli altri, sono 4 gatti. A Roma, nel lungo weekend si registrano mostre sui giardini giapponesi, dinosauri, Foro di Cesare, Mccurry e Grande Guerra. Tutti surclassano la Liberazione, anche le feste di primavera, degli asparagi, del cinghiale, della birra, pur’anche le elettorali. Si capisce; divenuto festività civile nel ’49, il 25 nacque convenzionale, perché la guerra finì a maggio. Mussolini non era nemmeno morto. La gente in quella primavera ’45, festeggiò solo che finalmente uno degli eserciti occupanti avesse vinto e che la guerra fosse finita. Tutto un quiproquo, il 25 aprile. Non giorno della Liberazione come testimonia la politica estera prigioniera della presenza militare straniera tutt’oggi presente. Nemmeno giorno di una Vittoria autoproclamata e mai riconosciuta dal mondo, di un esercito, quello partigiano. tanto poco esistente quanto numerosi i musei che ne conservano i cimeli. Un esercito che aveva dei banchieri alla testa più per contrattare aiuti che per combattere. Vanagloria politica volle che quella che fu dignitosa disubbidienza civile si trasformasse nelle gesta del miles gloriosus de La Moscheta. Marziani reducisti, i 20enni capisezione dell’associazione partigiani trasudano, su fatti mal conosciuti, la retorica del Pci togliattiano che almeno all’epoca aveva senso politico. Inseguendo una pacificazione mai raggiunta, l’invisibile presidente Mattarella ha encomiabilmente mischiato mano destra e mano sinistra, dedicando la data ai marò Giro e Là, ostaggio da una vita dell’India, della giustizia internazionale e dell’indifferenza Nato. Buttafuoco ha respinto l’idea al mittente, non volendosi confondere con Belle Ciao, Sgrene, Simone, compagno Giuliani, Berlinguer ti voglio bene e da ultimo Regeni. Purtroppo però alla voce intellettuale della destra tocca di scrivere anche su Il Fatto che con Repubblica ed mainstream identifica i suoi avversari con i nemici del 25 aprile, al punto che ogni anno ebrei e le Moratti che vogliano partecipare, con tutti i titoli, vengono contestati. Il partito neofascista aveva già abbandonato la sua storia e Berlusconi, al suo punto più alto, cercò di fare suo, da presidente partigiano, il 25 aprile. Fu un errore culturale fra i tanti. Bisognava liberarsi della Liberazione; almeno provare ad abrogare 25 aprile e antifascismo, concetti squisitamente figli dei comunisti Comintern; denunciare la bugia delle vittorie ed eserciti inesistenti e magari pretendere, se non ottenere, la fine dell’occupazione infinita; e gettare alle ortiche il comunque coltivato folklore repubblichino.Tanti democratici sarebbero stati grati di rigettare l’anima fascistarossa e comunistanera del triste 25. Invece eccoci qui all’ennesimo 25 aprile, impegnati nella ricerca distruttiva del più puro, del più onesto, del più antifascista e del più fascista, con gli occhi foderati di inutile e bugiardo odio.
25 aprile, quando l’abroghiamo?
Tutto un quiproquo, il 25 aprile. Non giorno della Liberazione. Nemmeno giorno di una Vittoria autoproclamata e mai riconosciuta dal mondo.

In sintesi: il 2 giugno comprende il 25 aprile, il 25 aprile non comprende il 2 giugno. Quindi logica vuole che il 25 aprile sia abolito. Prima però occorre che muoiano due o tre generazioni di idioti sinistri e destri, ma soprattutto di idioti cattolici che hanno trasformato il 25 aprile in un altro ” Viva Maria! “