Ho incontrato sublimi poeti e letterati, scrittori e saggisti, come, anche, gente che non ha nelle viscere potenza, coraggio e l’ardire di raccontare. Nelle mie scorribande tra le bancarelle, che adoro, trovo sempre le risposte che mi servono; così, secondo le mie corde.
Ho cercato Marianne Moore, poetessa sconosciuta al grande pubblico, che considero una grande. Voglio coccolare la mia “uggia”
Cos’è la nostra innocenza,
cos’è la nostra colpa?
Tutti sono nudi,
nessuno è salvo.
E da dove viene il coraggio:
la domanda senza risposta,
il dubbio risoluto – che chiama
muto, e sordo ascolta-
che nella sventura,
nella morte stessa
dà coraggio agli altri,
e nella stessa sconfitta induce
l’anima a farsi forte?
Sa vedere nel fondo delle cose ed è lieto
chi accede alla mortalità e nella sua prigione si eleva
al di sopra di se stesso,
come il mare dentro un abisso
lotta invano per liberarsi
e trova nell’arrendersi
il suo perdurare.
Così chi sente fortemente
opera da forte. Anche l’uccello
cresciuto cantando
rinsalda la propria forma e l’innalza.
Benchè prigioniero, dice
col suo canto potente
che la soddisfazione è cosa vile,
cosa pura è la gioia.
Questa è la mortalità.
Questa è l’eternità.
Un pensiero avvolgente ci accompagni.
Carmela

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