La prima edizione torrelaghese dell’International Opera Awards, gli Oscar della Lirica, ideato da Alfredo Troisi, segretario generale della Fondazione Verona per l’Arena, ha avuto numerosi momenti nei quali l’organizzazione non è sembrata al top.

In effetti questa prima edizione torrelaghese dell’International Opera Awards, gli Oscar della Lirica, ideato da Alfredo Troisi, segretario generale della Fondazione Verona per l’Arena, per valorizzare e contribuire al rilancio della musica lirica, alla diffusione del canto e dell’opera, patrimonio dell’umanità, unione di antico e moderno, ha avuto numerosi momenti nei quali l’organizzazione non è sembrata al top.
Le ben note “sette camice” sudate dal presentatore non gli hanno impedito di regalarci, con la sua abituale freschezza e franchezza, momenti di forte intimità a partire da quel «…ad essere sincero devo confessare di avere da sempre una preferenza per la musica di Verdi, anche se riconosco a Puccini la capacità di interpretare da vero maestro i sentimenti umani ed in particolare quelli dell’universo femminile del quale ha descritto, con sapienza e passione, tutte le sfumature più segrete. In fondo ognuna delle sue opere è dedicata ad una donna, vincente o sconfitta, dominatrice o succube…»
E proprio due importanti donne gli sono state a fianco di questa serata-evento che ha riempito il Gran Teatro di Torre del Lago: Giovanna Nocetti, regista della manifestazione e Elisabetta Maschio, direttore d’Orchestra. Per entrambe ha avuto parole di stima e gratitudine per ciò che hanno fatto e per la capacità, in un mondo, a suo dire “ancora troppo maschilista”, di affermare il diritto di esprimere le loro capacità.
Con l’Ouverture da Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini, la Maschio ha aperto la serata che ha avuto un anteprima con la lettura di una poesia scritta per l’occasione da Davide Rondoni “…forse è Lui l’accordatore; butta via la sigaretta prima di entrare di nascosto dell’universo quando non c’è ancora nessuno, e si siede al pianoforte di stelle. La fa suonare una ad una, vibrare le piccole, lontane, le invisibili, le più belle. Sta con gli occhi chiusi, ricorda la nota che aveva trovato alla nascita di ognuna…”. Versi che commuovono in quel contesto magico che è il Gran teatro sulle rive del lago dove Puccini ha composto molte delle sue pagine immortali; pagine che, come ha ricordato Signorini, parlano anch’esse di stelle legandole ad emozioni profonde e a sentimenti eterni e struggenti…
Come nelBarbiere di Siviglia, anche nell’intermezzo della Manon Lescaut di Puccini, la bacchetta della Maschio si muove perentoria nell’aria rarefatta a guidare, sicura e altera, l’Orchestra del Festival Pucciniano finalmente fuori dal “golfo mistico”, la buca che li rende invisibili, per essere, almeno in questa serata di gala, sotto l’occhio del pubblico con i loro strumenti che sanno trovare i suoni più giusti per rendere omaggio ai compositori che li hanno pensati e fissati per l’eternità sullo spartito. Applausi meritatissimi che riverberano tra le loro file, anch’essi protagonisti di una serata nella quale si premiano coloro che, prima una giuria popolare composta dalle associazioni degli amici della lirica, poi una giuria tecnica, hanno ritenuto essere i migliori rappresentanti dell’Arte, quella musicale ma anche del teatro e della danza.
Decisamente coinvolgente la sigla di apertura proposta dal corpo di ballo Gelive Worldwide Association, come pure il passo a due che Mattia De Salve ed Emanuele Rosa hanno interpretato sul Concerto per doppia Orchestra- secondo movimento, di Antonio Vivaldi.
Un nome e una voce che evoca momenti nei quali la lirica italiana era ai vertici dell’attenzione del pubblico di tutto il mondo, ha in qualche modo aperto le porte alla premiazione: quello di Franco Corelli, indimenticato tenore che ha calcato i palcoscenici più importanti lasciando una traccia indelebile del bel canto italiano. A ricordarlo, in qualità di suo “allievo”, un’altra grande voce della lirica, quella di Andrea Bocelli. «A lui debbo, in qualche modo, ciò che sono; prima la sua voce mi ha fatto capire quale sarebbe stata la mia strada, poi, i suoi consigli e i suoi insegnamenti che sento ogni giorno dentro di me e che mi guidano alla ricerca di una perfezione che lui stesso definiva impossibile. Ricordo che ad una sua lezione nella quale sosteneva che nessuna voce è priva di errori, gli chiesi quali erano i suoi: “la mia voce è piena di errori” rispose senza esitazione, insegnandomi a non accontentarmi mai e a cercare sempre di migliorarmi». Premio Speciale alla Memoria che Bocelli ha consegnato al cugino del tenore, Marco Corelli, che è stato per il tenore toscano punto di riferimento nei quattro anni di attesa prima di incontrare il maestro, in trasferta in America.
Un altro significativo Premio Speciale è andato ad un altro grande tenore, in carriera, che, dopo aver conquistato i palcoscenici dei principali teatri mondiali, si è cimentato con successo, anche con il cinema. Il premio speciale “Opera al cinema” è andata infatti a Fabio Armiliato per la sua performance nel film “To Rome with love” di Woody Allen. Per ringraziare giuria e pubblico, Armiliato ha regalato una delle romanze più belle di Tosca, opera che ha cantato anche a Torre del Lago, “E lucean le stelle”.
Il Premio Speciale per la “New generation” è andato invece Maria Florenza Machado, una giovane cantante che ha una lunga strada da percorrere grazie alla bellezza, volume e forza drammatica della sua voce. “Cruda sorte” è stato il brano, tratto dall’Italiana in Algeri di Rossini, che ci ha fatto ascoltare riscuotendo meritati applausi.También aquí poderse adentrar aún más en la parte actoral la haría ganar varios puntos en el rol.
Ed ecco i nomi degli 8 vincitori: il tenore Celso Albelo, ritenuto uno dei migliori tenori del momento, epigono di una tradizione “classica”, dalla voce brillante e calda. Tra i due brani che ci ha proposto, “Una furtiva lagrima” dall’Elisir d’amore di Gaetano Doninzetti e “La donna è mobile” dal Rigoletto di Giuseppe Verdi, ci è decisamente più piaciuto il secondo dove sono emerse le sue “virtù” vocali miste ad una gradevole “gigioneria” che fa, se accompagnata da una buona voce, di un bravo interprete anche un personaggio.
La soprano greca Dimitra Theodossiou, che si muove con disinvoltura da Bellini a Mascagni, passando per Verdi e Puccini, ha regalato al pubblico del Pucciniano, oltre il suo brano “Mira o Norma” dalla Norma di Bellini, anche un suggestivo duetto con un’altra delle vincitrici di questo concorso, la mezzo soprano Sonia Ganassi.
Quest’ultima, tra i maggiori mezzo soprani della sua generazione, è presente nei maggiori teatri del mondo a fianco di direttori del calibro di Riccardo Chailly, Riccardo Muti, Antonio Pappano o Daniel Baremboim.
Dalla sua raffinata voce abbiamo ascoltato un suggetivo “Mon coeur s’ouvre à ta voix” da Sansone e Dalila di Camille Saint-Saens.
Oscar della lirica al basso russo Ildar Abdrazakov avviato ad una felice carriera dopo la vittoria, nel 2000, del Concorso Internazionale “Maria Callas” a Parma, e al baritono canadese Gerald Finley, vincitore di un Grammy per la migliore Opera Recording 2012.
E, poiché come ha più volte sottolineato Maurizio Signorini, la lirica non è fatta solo di voci, la Giuria ha ritenuto di premiare anche altri artisti che contribuiscono a far vivere il mondo del melodramma anche in un momento in cui altri sembrano essere gli interessi diffusi della gente e i media poco fanno per restituire a questo genere musicale il giusto ruolo che gli spetta come “luogo” nel quale cultura, tradizione, creatività ed arte si incontrano per dare, in ogni spettacolo, il meglio di sé.
Un oscar è andato quindi al giovane direttore d’orchestra pesarese Michele Mariotti. Classe 1979, ha debuttato nel 2005 con Il Barbiere di Siviglia per poi volare rapidamente nei maggiori teatri italiani e subito dopo internazionali. Nelle prossime stagioni sarà a Barcellona, Parigi, New York, Chicago con in programma opere di Verdi, Mozart, Bellini, Bizet…
Premiato per la regia, Daniele Abbado, anch’egli versatile e capace di misurarsi con uguale entusiasmo nella regia di opere classiche come con compositori contemporanei come Giorgio Battistelli, Luciano Berio, Alberto Colla, Shigeaki Saegusa.
Oscar per la scenografia allo scenografo, pittore e designer francese Richard Peduzzi del quale il filosofo Michel Foucault scrive in merito alle sue scenografie: “…grandi architetture immobili, rocce drizzate come rovine eterne, ruote giganti che nulla potrebbe far girare. Ma le ruote sono piantate nel cuore delle foreste, due teste d’angioletto sono scolpite nella roccia, e su questi muri del Walhalla, si scopre un capitello dorico, imperturbabile, sopra al letto di fuoco della Valchiria…”.
Spesso misteriose e labirintiche, le sue scenografie rappresentano il destino tortuoso dei personaggi, convinto che, sulla scena come nella vita “lo spazio racconta quanto le parole”.
E intanto continuano con successo le repliche delle opere in programma: Dopo la Madama Butterfly del 27 luglio nella quale il tenore Leonardo Caimi ha sostituito Aquiles Machado nel ruolo di Pinkerton, il 3 agosto la soprano Francesca Rinaldi ha preso il posto della Oksana Dyka nella Tosca diretta, questa volta con tempi e ritmi decisamente più reali e comodi per i cantanti, il M° Alberto Veronesi, direttore artistico e musicale del Festival.
Della prima di Boheme, l’ultima delle opere in cartellone quest’anno, daremo ampia presentazione nel prossimo servizio.

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